
Lo scontro avvenne nel tratto fra Robecco e Pontevecchio di Magenta, all’altezza della cascina Peralza, dove, secondo la sentenza, "non vi sono protezioni contro il rischio di cadute" e "le sponde sono ripide e prive di appigli, l’acqua è profonda almeno 2 metri e il fogliame e l’erba coprono quasi interamente la linea gialla di sicurezza che delimita la pista". La morte della signora, secondo la giudice Maria Stella Cogliandolo, sarebbe stata causata sia dalla mancata manutenzione da parte del Parco, che da una manovra azzardata del ragazzo. Da qui la condanna in primo grado all’ente di risarcire la famiglia della vittima con 500 mila euro.
Per la messa in sicurezza della pista pare ci vorranno mesi e finanziamenti: 5 milioni di euro per quindici chilometri di sponde. Il Parco dovrebbe dotare il Naviglio di una barriera di protezione, poi di una nuova segnaletica e, in teoria, anche di scale per la risalita e salvagenti. Opere utili, che appaiono incompatibili con l’aspetto paesistico del Naviglio Grande, che fu scavato nel 1300, e che non trovano riscontro in Europa.
«È assurdo, questa pista è uno dei gioielli della Lombardia e il fatto che sia chiusa è una grave perdita per tutti i fruitori del Parco», ha commentato Roberto Vellata, presidente degli Amici del Parco del Ticino. «Abbiamo ricevuto decine di messaggi di protesta, la sentenza ci sembra troppo garantista».