05/12/2009

Ciclismo - Marzo 2010



L’uomo delle Roubaix


Di Massimo Vallini

Nel 2002, appena assunta la direzione di questo mensile, ho incontrato Franco Ballerini. È stato il primo grande del ciclismo che ho conosciuto di persona. Da appena qualche mese, dall’agosto del 2001, era ct della Nazionale azzurra.
Un grande per davvero. Un vincente nella vita, difficile dire se più da ct che da corridore.
Sono - siamo tutti - molto dispiaciuti e addolorati. Un tragico incidente di rally l’ha privato all’affetto dei suoi cari e a noi ad appena 45 anni. Voglio ricordarlo, senza retorica, perché aveva più o meno la mia età e inevitabilmente con lui c’è stato subito feeling.
La fatalità è terribile, anche se Franco, il “Ballero”, stava praticando uno sport che aveva scoperto da poco e gli piaceva molto. In cui poteva mettere a frutto tutta la sua intelligenza tattica e la sua concentrazione. La competizione e l’adrenalina non si possono dimenticare, una volta che le hai conosciute fanno parte della vita.
Mi è parso un uomo leale e onesto, coraggioso, capace di soffrire in silenzio per ottenere quello che voleva: qualità che hanno senz’altro contribuito ai successi che portano la sua firma.
A partire dal suo Tre valli Varesine del 1987, fino al Mondiale di Varese del 2008. E gli indimenticabili due successi nella Parigi-Roubaix (1995 e 1998). È stato senz’altro un uomo che ha contribuito a farci vivere grandi emozioni. E di questo non finiremo di ringraziarlo.
Era pacato e sereno, mai sopra le righe. Un fiorentino mai polemico per quanto riguarda il suo lavoro che svolgeva con la massima diligenza e serietà.
Franco ha inaugurato uno stile che mi pare oggi imprescindibile per guidare la Nazionale italiana di ciclismo.
Una sorta di “primo tra pari”, di regista-psicologo che esercitava quella che potrebbe essere definita l’arte della “maieutica” per cavare il massimo dai suoi, tutti, con una visione tattica e strategica delle gare più che ampia e realistica. Un gruppo di “singolaristi” grazie a lui si è scoperto squadra con mentalità vincente e rispetto per il leader. Il risultato è stato un memorabile decennio di successi: quattro Mondiali e un’Olimpiade, piazzamenti di prestigio. E se il vuoto umano è incolmabile, non sarà nemmeno facile raccogliere una simile eredità. Non sembri irrispettoso scriverne adesso, ma ritengo che il più adatto sia Paolo Bettini, che proprio con Ballerini ha ottenuto le sue gratificazioni migliori. Ho sentito anche altri nomi di candidati: Maurizio Fondriest e Michele Bartoli su tutti.
Un fatto è certo: Franco mancherà a noi tutti. Il suo stile resta insuperabile, come i suoi record personali che appartengono al ciclismo italiano.
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