06/11/2009

Morire in bici a Roma

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Nella notte tra giovedì 29 e venerdì 30 ottobre, una ragazza di nome Eva è stata investita da un taxi, mentre percorreva in bicicletta via dei Fori Imperiali, in pieno centro a Roma (nella foto): l’autista non si è fermato a prestare soccorso alla vittima. Dopo giorni di lotta tra la vita e la morte in ospedale, Eva non ce l'ha fatta. Una morte assurda che ha scatenato l'ira e l'indignazione di tutti i ciclisti romani e l'affetto di centinaia di blogger. Sil blog www.ciclistica.it è infatti montata la protesta, sia per il drammatico incidente, che per la mancata assistenza fornita ai genitori di Eva giunti dalla Repubblica Ceca.

Antonio Dalla Venezia, presidente della Fiab (Federazione amici della bicicletta), ha voluto suggerire una riflessione: sello specifico risulta che Via dei Fori Imperiali a Roma sia stata di recente oggetto di lavori di rifacimento del manto stradale per alcuni milioni di euro. Ma a nessuno è venuto in mente, considerata anche la larghezza della strada, di realizzare piste ciclabili laterali per garantire il transito sicuro delle biciclette e di mettere in sicurezza gli attraversamenti pedonali e ciclabili. 

Pur sapendo che la ciclabilità di un territorio non è data dal solo numero e dai soli Km di piste ciclabili ma da un mix di interventi di carattere infrastrutturale, organizzativo e promozionale, a oltre 10 anni dall'entrata in vigore, la Fiab denuncia l'impunita inosservanza delle norme del codice della strada,  in particolare gli artt. 13 e 14, che hanno introdotto l’obbligo a carico degli enti proprietari delle strade, vale a dire di comuni, province e anas, di realizzare piste ciclabili adiacenti in sede di realizzazione di nuove strade e di manutenzione straordinaria di strade esistenti.

In tutti questi anni tale obbligo di legge nazionale è stato disatteso da tutti: da chi progetta e realizza le strade, da chi eroga i finanziamenti, da chi effettua verifiche e controlli amministrativi, da chi effettua i collaudi finali delle opere e dalle stesse forze di polizia preposte ai controlli sulle strade.

Risulta pure disatteso impunemente l'art. 208 dello stesso codice della strada nella parte che obbliga i comuni a destinare parte dei proventi delle multe a realizzare interventi a favore della mobilità ciclistica e a tutela degli utenti non motorizzati. La Fiab chiede che venga ristabilito il principio di responsabilità.

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