Skodsborg, 24 settembre - Bronzini bis, più matura, più padrona, più forte: “Sì, stavolta ho vinto perché ero davvero la più forte. L’anno scorso, forse, le mie avversarie hanno sbagliato qualcosa: quest’anno, invece, tutte abbiamo avuto le stesse possibilità”.
Prima di oggi, la volata se l’era immaginata in mille modi, ma forse nemmeno lei avrebbe pensato a uno schema così perfetto: “Merito della squadra e di Monia Baccaille”.
Certo, l’Italia partiva marcatissima, Giorgia Bronzini era la favorita annunciata e avrebbe dovuto avere tutti contro. E, invece…
“Gara facile, sì è stata una gara tecnicamente molto facile. E ammetto che un po’ mi sono sorpresa che le mie avversarie non abbiano tentato qualcosa di più per mettermi in difficoltà”.
A movimentare la corsa, dopo lunga attesa, è stata addirittura l’Italia: “A tre giri dalla fine ho chiesto io a Noemi Cantele di fare un’azione: fino a quel momento non c’era stata alcuna accelerazione, il gruppo era veramente troppo folto. C’erano ancora le coreane e le tailandesi dentro: senza mancare di rispetto a queste ragazze, ma nei finali di corsa concitati, hanno sicuramente meno esperienza e quindi sono un rischio per eventuali cadute… e così Noemi ha fatto la prima azione….”
Che non ha sortito grande selezione, per la verità, ma ha propiziato, invece, l’attacco della canadese Clara Hughes… “La sua è stata una bella azione, ma non avevo alcun timore. Non ho mai pensato che la canedese potesse arrivare al traguardo. Sapevo che mai e poi mai Marianne Vos e le olandesi avrebbero permesso a qualcuno di sorprenderle… In quella situazione, ho chiesto alle azzurre di non collaborare assolutamente: tutte dovevano restare nelle posizioni di testa, ma nessuna delle nostre avrebbe dovuto farsi vedere davanti a tirare. Sarebbe stato un suicidio perché le nostre avversarie avrebbero, allora, scaricato l’inseguimento tutto su di noi”.
Un corsa facile tecnicamente, ma piuttosto avvincente tatticamente: è stata più una battaglia psicologica che una corsa in bici… “Ammetto che non ero per niente stanca, non avevamo speso grandi energie, ma è stata sempre una corsa piuttosto stressante, quello sì. Per cercare di mischiare le carte, a un certo punto ho chiesto alla giovane Elisa Longo Borghini di attaccare: era una mossa per confondere le mie avversarie. Se l’Italia va all’attacco, avranno pensato, significa che Giorgia non è in giornata…”.
Poco dopo la premiazione, Giorgia ha rivisto la volata in tv: “Prima della mia avevo visto anche le volate delle altre corse e mi ero fatta una certa idea. Avevo pensato a uno sprint e poi, in realtà, è venuta fuori un’altra cosa. Soprattutto grazie a Monia Baccaille: lei era nella posizione perfetta, io non ho fatto altro che rimanere in scia, farmi pilotare e uscire al momento giusto. Se non ci fosse stata lei, avrei dovuto lottare per prendere la scia di Marianne Vos: con Monia è stato tutto più facile. Sono partita addirittura a 100 metri: quando mi sono accorta che Marianne mi stava rimondando ho avuto anche la prontezza di tirare giù un dente e cambiare rapporto”.
Protetta per tutta la gara da Tatiana Guderzo, scortata da Monia Baccaille, difesa da Elena Cecchini e Noemi Cantele: ma anche tutte le altre hanno fatto la loro parte. Il premio per la vittoria è preziosissimo, in funzione olimpica: “Questa vittoria dovrebbe garantire all’Italia femminile ben quattro atlete al via all’Olimpiade di Londra: anche quel percorso mi si addice e poter contare ancora una volta sulla squadra sarà ancora una volta fondamentale”.
Pat McQuaid, durante una conferenza stampa indetta poco prima che partisse la gara femminile, ha affermato che, purtroppo, il ciclismo femminile non è pronto per ottenere tutele sindacali come, per esempio, un minimo salariale per tutte le atlete… “Io dico, invece, che è giunto il momento: il ciclismo femminile è pronto per questo”.
Lorenzo Franzetti (inviato in Danimarca)
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