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	<title>Giro Blog</title>
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	<description>Il blog del giro d&#039;Italia by Ciclismo.it</description>
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		<title>The end</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 18:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arrigazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giro è finito e ha vinto il ciclismo. Scusate se oggi un frammento di retorica me la permetto anch’io, ma questo è il più bel Giro che ricordo a memoria dall’87, ossia quello del “tradimento” di Roche a Visentini. Perché se è vero che quello del 1988 ci regalò un Gavia passato alla storia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/arrigazzi1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-88" title="arrigazzi" src="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/arrigazzi1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il giro è finito e ha vinto il ciclismo. Scusate se oggi un frammento di retorica me la permetto anch’io, ma questo è il più bel Giro che ricordo a memoria dall’87, ossia quello del “tradimento” di Roche a Visentini. Perché se è vero che quello del 1988 ci regalò un Gavia passato alla storia, è pur vero che questo ha impresso nella nostra memoria visiva le cadute e l’adrenalina dell’Olanda, il fango di Montalcino, il diluvio dell’Aquila, la folla dello Zoncolan, la neve del Gavia, la lirica passarella dell’Arena a Verona.<br />
Per capire se abbiamo assistito a un gran film o a uno spettacolo di gran livello basta aspettare se nella nostra mente tornano le immagini del lavoro a cui abbiamo assistito, oppure se ci tornano delle battute, dei pezzi di storia o se ci facciamo domande o riflessioni. Così è sucesso per questo Giro, e le suggestioni, le immagini sono tante e tutte divise nell’arco del mese di corsa in modo sapiente come avrebbe fatto un buon sceneggiatore per un gran film..<br />
Mi tornano le facce dei corridori, le smorfie e le ferite delle cadute, il culo all’aria di Bruseghin che non ha tempo di coprirsi ma deve rientrare in gruppo, le facce dipinte dal fango, i corpi inzuppati di acqua e di fango, le urla dei tifosi impazziti sulle montagne, le curve dipinte di Nibali alla crono e Arroyo giù dal Mortirolo, la rabbia di Evans la grinta di Vinokourov, la faccia da jolli di Scarponi, il sorriso di Basso nella sua vittoria di tappa….ma su tutto mi rimane impressa nella testa la fatica. La fatica come dice lo scrittore Corona, è salutare, salvifica, depura, rilassa, rigenera, pacifica l’uomo con la natura, con l’esistere. Così dopo un decennio e più, in cui non vedevo mai l’affanno, il respiro forzato, le guance riempite e svuotate a forza durante l’azione, finalmente ho visto tutto questo al Giro. E dal momento che sono un tifoso del ciclismo e il tifoso del ciclismo spinge con la forza delle urla, Basso in fuga e subito dopo fa lo stesso con Arroyo che insegue (il tifoso sano non quello cretino), allora mi è piaciuto Cunego, con tutta la voglia e la forza che ha messo, mi piace Pinotti (sempre piaciuto e sono saltato sulla sedia per l’ultima crono persa solo per due curve sbavate) mi piace Vinokourov , e mi era piaciuto due anni fa al tour quando distrutto per una caduta completamente fasciato aveva continuato la gara( per poi rovinare tutto stupidamente con la storia di doping) mi piace tremendamente Evans che spinge la bici oltre la possibilità di farcela…insomma lo spettacolo ora, con la fatica che spezza e rende le forze diverse lo spettacolo è davvero grande. Finalmente la gente davanti allo schermo, guarda e partecipa, l’epoca delle dormite sembra lontana, speriamo lo sia anche quella del doping che livellava tutto, ma proprio tutto, anche lo spettacolo.<br />
Allez<br />
Emanuele Arrigazzi</p>
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		<title>E, adesso, Tour de France&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 21:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vallini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti della redazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Bravissimo Ivan Basso, bravi Vincenzo Nibali e Michele Scarponi. E &#8211; permettemi &#8211; bravo Marco Pinotti. Ha detto che non ha letto nulla del Giro, concentrato com&#8217;era sulla gara. E peccato per quella discesa che gli ha tolto la gioia della vittoria di tappa.
Grande festa a Verona con Ivan, faccia da ragazzo, misurato nelle parole, accolto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="In bici" src="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/In-bici-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Bravissimo Ivan Basso, bravi Vincenzo Nibali e Michele Scarponi. E &#8211; permettemi &#8211; bravo Marco Pinotti. Ha detto che non ha letto nulla del Giro, concentrato com&#8217;era sulla gara. E peccato per quella discesa che gli ha tolto la gioia della vittoria di tappa.</p>
<p>Grande festa a Verona con Ivan, faccia da ragazzo, misurato nelle parole, accolto a braccia aperte dai suoi figli e, poi, dalla moglie. Una bella dimensione famigliare per un atleta trentaduenne che ha dato l&#8217;impressione di controllare e controllarsi. Di essere sempre fiducioso, ma mai presuntuoso. La squadra è con lui. E anche gli italiani hanno dimostrato di averlo perdonato, di amarlo come prima della parentesi doping. Intendiamoci, Basso non è un campione che scalda i cuori come Nibali e Scarponi, per esempio. È un campione misurato, che usa la tecnologia al massimo, uno stratega oppure un &#8220;monaco&#8221; della bicicletta, come è stato definito.</p>
<p>Ora il dubbio è: Tour o non Tour? Io dico sì: è in stato di grazia e la doppietta sarebbe straordinaria. E lo scontro con Alberto Contador davvero interessante: sono due campioni moderni, anche se differenti. Contador ha forse più frecce la suo arco, è più versatile. Ma un Basso così forte non s&#8217;è visto nemmeno nel 2006.</p>
<p>Massimo Vallini</p>
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		<title>Il &#8220;padrone designato&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 13:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vallini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fedele al mio ruolo di provocatore, ecco altre riflessioni su questo Giro. Ha trovato il &#8220;padrone designato&#8221; solo ieri. Con una bella azione che ci restituisce un campione di rango. E Liquigas si è dimostrata squadra fortissima, quando le altre sono ridotte &#8220;in pezzi&#8221; e si affidano ai soli protagonisti. Tutto secondo i piani? Forse, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/In-bici.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-265" title="In bici" src="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/In-bici-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Fedele al mio ruolo di provocatore, ecco altre riflessioni su questo Giro. Ha trovato il &#8220;padrone designato&#8221; solo ieri. Con una bella azione che ci restituisce un campione di rango. E Liquigas si è dimostrata squadra fortissima, quando le altre sono ridotte &#8220;in pezzi&#8221; e si affidano ai soli protagonisti. Tutto secondo i piani? Forse, a parte la parentesi del &#8220;bidone&#8221; di L&#8217;Aquila. Basso e Liquigas hanno mantenuto la calma e ci hanno regalato spettacolo. Ammetto che i ciclisti italiani si sono riabilitati e occupano ora le prime posizioni in classifica. Proprio quei tre che sono arrivati ieri all&#8217;Aprica. A questo punto mi azzardo a dire che dispiace per Vincenzo Nibali, che al Tour avrebbe potuto dire la sua.</p>
<p>Meritano una menzione speciale anche David Arroyo e John Gadret per quello che hanno fatto, per la combattività dimostrata.  Bravi anche Pinotti e Cunego. Senza qualche passaggio a vuoto il buon Damiano avrebbe potuto aspirare a una migliore posizione in classifica.</p>
<p>E voi, vi state divertendo?</p>
<p>Massimo Vallini</p>
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		<title>Ivan e Vincenzo, presente e futuro</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 06:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franzetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti della redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Aprica]]></category>

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		<description><![CDATA[La “suocera” Arroyo non rovinerà il week end della coppia perfetta, Ivan Basso e Vincenzo Nibali. I due corridori più forti di questo Giro si preparano al trionfo di Verona: giusto così. Ed è il finale migliore anche per il nostro ciclismo che sta provando a riconquistare la fiducia degli italiani. Audience televisive e pubblico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La “suocera” Arroyo non rovinerà il week end della coppia perfetta, Ivan Basso e Vincenzo Nibali. I due corridori più forti di questo Giro si preparano al trionfo di Verona: giusto così. Ed è il finale migliore anche per il nostro ciclismo che sta provando a riconquistare la fiducia degli italiani. Audience televisive e pubblico sulle strade, evitando le cifre propagandistiche diffuse dagli organizzatori (la Gazzetta dello sport), sono nel complesso inferiori rispetto al passato.</p>
<p>Ivan Basso, con la sua faccia pulita, ci aveva mortificato in passato e ora prova a convincere i tanti scettici e delusi: non è lui il trascinatore di folle che questo sport non ha più da tempo, ma la sua vittoria al Giro è strameritata e ormai quasi certa. Soltanto la discesa del Gavia, oggi, potrebbe rovinargli la festa, ma Zomegnan ha già avvisato che, in caso di condizioni difficili, cambierà il percorso.</p>
<p>E intanto Nibali cerca il secondo posto, del resto molto probabile, poiché Arroyo sembra aver esaurito tutte le energie ieri, sull’Aprica. Il siciliano è la vera grande speranza del nostro ciclismo: un siciliano di 25 anni che è maturato ciclisticamente in Toscana, ma ha colto le vittorie migliori in Veneto. Insomma un mix perfetto per un campione nazionalpopolare che è ancora all’inizio di una carriera, speriamo, brillante.</p>
<p>Bravi Ivan e Vincenzo!</p>
<p>Lorenzo Franzetti</p>
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		<title>David Arroyo è come&#8230; una suocera</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 08:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franzetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti della redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Arroyo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[maglia rosa]]></category>

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		<description><![CDATA[David Arroyo: che vi piaccia o no, la maglia rosa è ancora lui. Giornalisti, espertoni super partes, paleontologi e soubrette del ciclismo lo guardano come un ospite indesiderato, come una suocera che ti rovina un weekend, come le formiche a un pic-nic.
Ora, con le previsioni di maltempo sul Mortirolo e sul Gavia, nei prossimi giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>David Arroyo: che vi piaccia o no, la maglia rosa è ancora lui. Giornalisti, espertoni super partes, paleontologi e soubrette del ciclismo lo guardano come un ospite indesiderato, come una suocera che ti rovina un weekend, come le formiche a un pic-nic.</p>
<p>Ora, con le previsioni di maltempo sul Mortirolo e sul Gavia, nei prossimi giorni potrebbero esserci cambi di percorso e decisioni clamorose: i suoi avversari dunque potrebbero non avere terreno sul quale attaccarlo. Ma anche in condizioni normali, la maglia rosa potrebbe anche non saltare.</p>
<p>E già ci sono i prelati del nostro mestiere che preparano litanie e orazioni funebri, come se il povero Arroyo avesse rubato ciò che gli spetta di diritto. Eppure non mi risulta che David abbia sgraffignato la maglia rosa alle bancarelle della carovana… “Dieci euro, la maglia rosa a soli dieci euro!” ripetono gli altoparlanti dei venditori a ambulanti sulle strade del Giro. Meno abili, finora, nell’arte della manolesta, Evans e Basso starebbero pensando di acquistarne una, anche perché danno la bandana e l’orologio e il palloncino in omaggio…</p>
<p>David Arroyo vincerà il Giro d’Italia? Quasi tutti sperano di no. E io, proprio per questo, spero proprio di sì. Perché quel primato David Arroyo se l’è sudato e guadagnato pedalando come e meglio degli altri, perché ha imparato ad andare in fuga al momento giusto, nel giorno giusto, in barba a un gruppo di fessi. Perché nel ciclismo non esiste il gol di culo, il canestro da metà campo o il centro perfetto a occhi chiusi: per vincere bisogna sempre, e comunque, pedalare.</p>
<p>Lorenzo Franzetti</p>
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		<title>Che festa il Giro nel Triveneto!</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 05:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franzetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni in libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Asolo]]></category>
		<category><![CDATA[Plan de Corones]]></category>
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		<description><![CDATA[Nonostante bistrattino questo nostro sport, cerchino di ammazzarlo con critiche, scandali più o meno grossi eccetera, il ciclismo rimane spettacolo unico. Il ciclismo è amato dalla gente. Non c’è dubbio. Spettatori di qualsiasi età, arrivati da chissà dove sopra le nostre più belle montagne: dal Monte Grappa veneto, allo Zoncolan friulano, al Plan De Corones [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante bistrattino questo nostro sport, cerchino di ammazzarlo con critiche, scandali più o meno grossi eccetera, il ciclismo rimane spettacolo unico. Il ciclismo è amato dalla gente. Non c’è dubbio. Spettatori di qualsiasi età, arrivati da chissà dove sopra le nostre più belle montagne: dal Monte Grappa veneto, allo Zoncolan friulano, al Plan De Corones altoatesino. Questo è il nostro sport, quello che molto spesso alcuni giornalisti snobbano. Ma come possiamo snobbare le migliaia di persone che c’erano ad Asolo? E quelle che per ore hanno atteso sopra lo Zoncolan o oggi, sotto il sole cocente lungo i tornanti del Plan De Corones? Gente salita con pazienza a piedi, fin dalle prime ore del mattino, o con biciclette più o meno tecnologiche, anziani, bambini, ragazzi, adulti… gente stesa sui prati, che con pazienza attende, chi giocando a carte, chi mangiando e bevendo, chi raccontando storie epiche su questo mondo. Il pubblico del ciclismo. Ordinato, educato, al suo posto. Che incita il primo… e l’ultimo. Di questi ultimi 4 giorni, seguiti da vicino, alcune cose mi sono rimaste impresse, al di là della mera cronaca sportiva.<br />
Asolo ha accolto il grande pubblico veneto come solo lui sa fare: eventi collaterali al top, vetrine rosa vestite a festa e la consapevolezza che nella nostra regione il Giro fa da apice a tutta una serie di eventi che – nell’arco di tutta la stagione &#8211; coprono il ciclismo a 360°. Chiusa la parentesi rosa, appuntamento tra meno di un mese per la Settimana tricolore su strada e l’Europeo marathon di mtb.<br />
Il Friuli e la montagna più dura d’Italia, lo Zoncolan, hanno esaltato il grande lavoro di Enzo Cainero e di tutto il suo staff: si sa che i friulani son gente umile, che lavora a testa china e difficilmente si loda; ma questa volta un complimento lo voglio fare, perché lo spettacolo delle decine di volontari, alpini e protezione civile dopo le gallerie del “terribile” hanno lasciato tutti a bocca aperta. Come le 150.000 presenze lungo questo anfiteatro naturale. Un peccato non esserci stati.<br />
Dell’Alto Adige e della zona del Plan de Corones che dire? Siamo stati accolti come questa gente, abituata al grande turismo invernale sa fare. Strade in ottimo stato, prati tagliati a filo d’erba: una cartolina in movimento. E poi il Plan, all’inizio così primaverile, poi, tornante dopo tornante sempre più aspro: e sopra, tra una folla di gente, ancora la neve, a ricordare che lì si superano i 2.000 metri e che i corridori un po’ eroi, a salirci fino a lassù, lo son stati.<br />
E domani si riparte… perché le montagne non sono ancora finite.<br />
Il Giro continua, con la sua gente, il suo pubblico, la sua storia. Alla grande.</p>
<p>Ilenia Lazzaro</p>
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		<title>È il ciclismo globalizzato, bellezza!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 13:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vallini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Niente da dire: il ciclismo è uno sport faticoso, il Giro è stato finora più duro del previsto anche a causa delle condizioni meteorologiche. E forse non c&#8217;è stato ricorso sistematico al doping a causa degli sbandierati controlli e di certe punizioni &#8220;preventive&#8221;. Ma un pensiero non me lo tolgo dalla mente. Non sarà che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/IMG_68922.jpg"></a><a href="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/In-bici.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-265" title="In bici" src="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/In-bici-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Niente da dire: il ciclismo è uno sport faticoso, il Giro è stato finora più duro del previsto anche a causa delle condizioni meteorologiche. E forse non c&#8217;è stato ricorso sistematico al doping a causa degli sbandierati controlli e di certe punizioni &#8220;preventive&#8221;. Ma un pensiero non me lo tolgo dalla mente. Non sarà che le seconde squadre schierate in questo Giro si stanno rivelando più deboli del previsto? Già perché &#8220;gli altri&#8221; sono in attesa del Tour o al Giro della California. Non è solo questione di direttori sportivi o di capitani, di strategia, di radio corsa o di incomprensioni (a proposito, ma le radioline allora non sono così utili?). È, semmai, che non ci sono le gambe e non ci sono neanche più gregari affidabili (quei pochi che c&#8217;erano si sono infortunati all&#8217;inizio). E non ci sono nemmeno le squadre italiane che potrebbero vivacizzare la corsa per mettersi in mostra. È il ciclismo globalizzato, bellezza! Il Giro non conta come il Tour e nemmeno come quello della California. Potrebbe avere anche il miglior percorso del mondo. Ammettiamolo, ammettetelo e ricominciamo daccapo.</p>
<p>Alcune informazioni che potranno essere utili per approfondimenti. Ieri il Giro d’Italia all’arrivo ha totalizzato 1 .368.000 telespettatori e uno share del 14,77%, il Processo alla tappa 840.000 telespettatori (share 9,65). Segno che la pure brava Alessandra De Stefano e Gianni Mura non fanno &#8220;primavera&#8221;.</p>
<p>Sabato (Montalcino) il Giro all’arrivo, <strong> </strong>è stato visto da 1.933.000 (share 15,42) e domenica (Terminillo) da 1.694.000 telespettatori. Segno che le montagne ancora non richiamano telespettatori. Per lo spettacolo ci vogliono gli attori! E finora non si sono visti. Chissà più avanti?</p>
<p>Massimo Vallini</p>
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		<item>
		<title>Un pilota in carovana</title>
		<link>http://www.ciclismo.it/giroblog/?p=239</link>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 12:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franzetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gente in Giro]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_240" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/iarno-trulli.jpg"><img class="size-medium wp-image-240" title="L'aquila" src="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/iarno-trulli-300x183.jpg" alt="Trulli" width="300" height="183" /></a><p class="wp-caption-text">Jarno Trulli in visita alla carovana rosa</p></div>
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		<title>A L&#8217;Aquila c&#8217;è anche chi ha vinto</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 10:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franzetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni in libertà]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[undicesima tappa]]></category>

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Premetto che parlare di catastrofe, di finimondo e di giro sconvolto nella tappa che si è conclusa a L&#8217;Aquila mi sembra, a dir poco, deplorevole (nemmeno Hannibal Lecter de “Il silenzio degli innocenti” sarebbe arrivato a tanto); per questo vado controcorrente e sono convinto che quella di ieri sia stata una delle giornate più belle [...]]]></description>
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<p>Premetto che parlare di catastrofe, di finimondo e di giro sconvolto nella tappa che si è conclusa a L&#8217;Aquila mi sembra, a dir poco, deplorevole (nemmeno Hannibal Lecter de “Il silenzio degli innocenti” sarebbe arrivato a tanto); per questo vado controcorrente e sono convinto che quella di ieri sia stata una delle giornate più belle del Giro d&#8217;Italia, a mia memoria logicamente. Diluvia sul giro e proprio come la pioggia ieri si sono sprecate tante, troppe, parole fuori luogo. D&#8217;accordo, non voglio fare il moralista: nel mondo del giornalismo, scritto o parlato che sia, “tirano di più” le notizie negative delle belle favole (Cogne, Garlasco, Erba fino ad arrivare alle positività ai controlli antidoping nello sport sono solo alcuni esempi) ma tra ieri e oggi si è toccato veramente il fondo.</p>
<p>Per ore abbiamo assistito a dibattiti e processi infiniti; tutti si sono trasformati in opinionisti e tecnici di lungo corso. Ho sentito grandi esperti stupirsi e commentare in modo bizzarro il fatto che i corridori fuori tempo massimo siano stati riammessi (“devono riammetterli per forza, mica possono fermare così tanti corridori”), quando da un paio d&#8217;anni esiste una banale regola che prevede la regolare riammissione dei ritardatari con una penalità nella classifica a punti. Insomma ognuno ha detto la sua gettando badilate di fango a destra e a manca, in faccia ai direttori sportivi e addosso agli atleti rimasti in gruppo.</p>
<p>In tutto questo chiassoso dopotappa in pochi (voglio essere buono) si sono accorti della grande impresa realizzata dai 56 coraggiosi di giornata. Un&#8217;azione studiata a tavolino per alcuni, nata per caso per altri che comunque ha lanciato un bel segnale. Da subito ho tifato per loro, li ho spinti con il pensiero, li ho incitati, gli ho parlato e gli ho gridato di non mollare e di sbattersene delle tattiche. Ho pensato a cosa potesse provare <strong>Porte</strong>, al primo anno tra i professionisti e già in maglia rosa, alla <strong>gioia di Petrov</strong> che pedalava pensando alla moglie, alla voglia di <strong>Cataldo</strong> di lasciare il segno sulle strade di casa, alla freddezza di <strong>Sastre</strong> che ora diventa il favorito numero uno ma soprattutto alla forza di volontà di 56 ragazzi che hanno pedalato in condizioni proibitive credendoci con determinazione. No non mi sento di condannare Vinokourov e compagnia cantante, mi sento di dire un “bravo” grande come una casa a tutti i 56 eroi di giornata. Bravi, questo giro mi piace sempre di più! E&#8217; anche merito vostro e di quell&#8217; “Anna!” gridato da Petrov dopo il traguardo con un&#8217;espressione trafelata che mi ha tanto ricordato l&#8217;”Adriana” di Rocky&#8230; ripensandoci mi viene ancora adesso la pelle d&#8217;oca.</p>
<p>Stefano Bertolotti</p>
<p><a href="http://www.ciclismo.it/giroblog/wp-content/uploads/2010/05/bertolotti7.jpg"></a></p>
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		<title>Un Giro ferito? La vita è un&#8217;altra cosa&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 08:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franzetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti della redazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[polemiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto bla bla, ma il ciclismo non è il calcio. Non è roba da mille dibattiti, ma una questione di gambe.
“Il Giro è ferito. Ieri ha ricevuto una pugnalata che non meritava…”. Tuona così, dal pulpito della prima pagina della Gazzetta, l’omelìa di Pier Bergonzi, capofila di una schiera di opinionisti che oggi si sbizzarrisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto bla bla, ma il ciclismo non è il calcio. Non è roba da mille dibattiti, ma una questione di gambe.</p>
<p>“Il Giro è ferito. Ieri ha ricevuto una pugnalata che non meritava…”. Tuona così, dal pulpito della prima pagina della Gazzetta, l’omelìa di Pier Bergonzi, capofila di una schiera di opinionisti che oggi si sbizzarrisce su tutti i quotidiani.</p>
<p>Ogni volta, quando si corre il Giro, le grandi firme si trasformano in prelati che dispensano critiche, teorie sulla vita, insegnano strategia e tecnica del ciclismo. Insomma, ci si fa tentare dalla voglia di salire sul pulpito e ammiccare alle folle, in cerca di consenso, in cerca di polemiche che facciano “caciara”, che alzino polveroni, che trasformino una corsa in bicicletta in un palcoscenico per opinionisti con la voglia di distinguersi. Ok, il diritto di critica e opinione è sacrosanto e anche io ne approfitto, ovviamente… Per qualche considerazione che, magari, non piacerà ai cultori dei processi mediatici e, in particolare, in tivù.</p>
<p>Il giornalismo sportivo è ormai troppo condizionato dalla dittatura del calcio nei media, ha smesso da tempo di osservare dal vivo e toccare con mano, non è più un vissuto in prima persona, si è rintanato nelle sale stampa e preferisce “parlare” e pontificare: colpa, probabilmente, dell’overdose di processi televisivi sul calcio, della palestra dell’esibizionismo da bar sport che tanto impazza ormai sui media italiani e che viene, erroneamente, definito giornalismo.</p>
<p>Ci si dimentica troppo spesso che sia il calcio, sia il ciclismo sono un gioco, uno spettacolo sportivo: la vita vera, le questioni di vita o di morte, sono altre. Prima di usare certi termini e certi paragoni, anche i nostri prelati del giornalismo dovrebbero riflettere: non è servito, a quanto pare, nemmeno passare con la carovana rumorosa del Giro accanto alle macerie della tragedia dell’Abruzzo, per far capire a certa gente che il mondo, fuori dal circo dello sport, è un’altra cosa…</p>
<p>E anche il voler trasformare a tutti i costi il dopocorsa in un’arena per polemisti e opinionisti, nel ciclismo, lascia il tempo che trova… Anche il Processo alla tappa, che chissà perché qualcuno si ostina nell&#8217;intenderlo come l’edizione “sfigata” del Processo del lunedì (di Biscardi), era nato dalla mente di Zavoli come qualcosa di molto più nobile, come un vero palcoscenico giornalistico, dove a recitare erano i protagonisti veri, quelli che pedalavano.</p>
<p>Ieri ha vinto il russo Evgeni Petrov e la maglia rosa è un giovane australiano, Richie Porte: ma non ha senso, nel ciclismo, prendersela con chi ha perso. Vinokourov, Evans dovevano… Basso, Nibali non hanno fatto… Qui non stiamo parlando di Mourinho che doveva far giocare Balotelli o di Ronaldinho che doveva passare all’ala, bensì di una gara in bicicletta di 260 chilometri, disputata sotto il diluvio a 10 gradi, una sfida sportiva al limite del disumano: il ciclismo resta principalmente una questione di gambe. Poi, ci si può mettere anche la strategia, ed è indubbio che ieri le squadre che ambiscono a vincere il Giro, abbiano commesso errori, ma tutto è relativo. Basterebbe saltare in sella e pedalare per capire la differenza. Tra il dire (davanti alla tivù) e il fare (ovvero chiudere su una fuga di 50 corridori), c’è di mezzo una bicicletta da spingere con le proprie gambe.</p>
<p>C’è una questione, invece, che in questo Giro non emerge mai: ovvero che questi corridori sembrano meno robot, c’è davvero l’impressione che anche i campioni più quotati abbiano più difficoltà nel capire e gestire i propri limiti. Forse è un segnale, bello, che qualcosa sta cambiando…</p>
<p>Lorenzo Franzetti</p>
<p>P.s.: ma gli Special one dell’ammiraglia, come li ha definiti un collega ben più celebrato del sottoscritto, che se ne faranno delle famose radioline?</p>
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