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Dall'inferno al paradiso: vi racconto le mie Strade Bianche

Oltre 5000 i partecipanti alla tre giorni senese. Tra loro Enrico di Brontolobike, che ha voluto condividere con noi la sua giornata

Dall'inferno al paradiso: vi racconto le mie Strade Bianche

Redazione Ciclismo

Foto Sportograf

 

Dalla Fortezza Medicea a Piazza del Campo. In questo primo weekend di marzo, Siena e dintorni si sono ritrovati al centro del mondo a pedali, a fare da scenario alla mitica Gran fondo delle Strade Bianche (per saperne di più). Più di 5000 gli atleti in sella in quest’ultima edizione, tra cui ex campioni come Paolo Bettini, Ivan Basso, Alessandro Ballan e Fabian Cancellara, cui è stato dedicato un tratto del percorso per celebrare i suoi tre sigilli da queste parti.

 

Anche quest’anno la tre giorni senese si è conclusa con successo, nonostante il tempo - non sempre clemente - e un tentativo di sabotaggio nella prima parte di gara, a causa della presenza sul percorso di filo spinato, chiodi e il furto di parte della segnaletica stradale.

 

Dopo gli eventi professionistici, di scena sabato 4, domenica sono scesi in campo gli amatori. Ecco il personale racconto di Enrico, uno dei “Brontoli” di Andrea Noé.

 

Tra i 5 mila iscritti alla granfondo Strade bianche di Siena quest'anno c'ero anch'io. Per il secondo anno consecutivo insieme a una ventina di amici del mio gruppo ciclistico, il team Brontolobike di Andrea “Brontolo” Noè, ci siamo regalati un weekend di grande ciclismo: sabato all'insegna delle gare professionistiche di donne e uomini e domenica dedicata alla nostra amata due ruote, godendoci le strade bianche senesi insieme ai tanti amatori che hanno deciso di partecipare a questa manifestazione.

 

Grazie alla disponibilità di alcuni amici che lavorano per  un noto produttore americano, sono riuscito a farmi prestare una bici da ciclocross per percorrere in maggior sicurezza i tratti sterrati. Guardando la pioggia che cade dal primo mattino e il cielo plumbeo, mentre facciamo colazione, mai decisione poteva rivelarsi più saggia: oggi gomme da 35, tubeless e freni a disco sono molto utili!

 

La pioggia continua a cadere mentre gli amatori entrano in griglia, così io e l'amico Paolo, fratello di Andrea, decidiamo di attendere al riparo fino all'ultimo istante prima del via. In altre circostanze ce ne saremmo stati al calduccio dell'albergo, ma la Strade bianche non è forse la Classica del Nord più a Sud d'Europa? Ci attende una giornata di ciclismo epico.

 

Partiamo sotto una pioggia battente dalla Fortezza medicea, i primi chilometri ondulati su asfalto ci conducono al km 11 ad affrontare il primo settore sterrato (2,1 km) perfettamente rettilineo, sempre in leggerissima ascesa. Ne usciamo coperti di fango dalla testa ai piedi.

Dove tanti prudentemente e saggiamente frenano, io e Paolo acceleriamo, in fondo siamo qui per divertirci, siamo partiti in fondo al gruppo, le classifiche le lasciamo agli altri, ma almeno la soddisfazione di qualche accelerata sullo sterrato fangoso: quando mai ci ricapiterà un'occasione del genere?

 

Il percorso è molto esigente. Noi, viste le condizioni meteo e la scarsa preparazione di inizio anno, abbiamo deciso di fare la Mediofondo: 77 km con 6 tratti di sterrato e tanti saliscendi che frustano le gambe.

Al km 20 inizia il secondo settore sterrato (4,7 km), prima vera asperità della corsa con un breve tratto in leggera discesa e un lungo tratto in salita, a volte con pendenze attorno al 10%.

Raggiungiamo quindi Radi, dove è posto il bivio con il percorso della Granfondo e affrontiamo il terzo settore: 8 km di saliscendi subito con una discesa molto veloce.

 

Al 50° km affrontiamo il quarto breve settore (2,2 km) dopo il quale ci ricongiungiamo con il percorso lungo. Si giunge quindi al km 57 al quinto e penultimo settore (2,4 km) sulla strada in salita di Colle Pinzuto con pendenze fino al 15%. Pochi chilometri dopo è posto l’ultimo tratto sterrato (1,1 km) con una sequenza di discesa secca seguita da una ripida risalita con pendenza max 18% che si conclude alle Tolfe.

 

Gli ultimi km si snodano per la prima parte all’esterno dell’abitato di Siena su strade larghe e ampie curve, prima in discesa e poi in leggera salita.

A 900 m dall’arrivo si supera la porta di Fontebranda e inizia la pavimentazione lastricata. La pendenza supera il 10% fino a raggiungere attorno ai 500 m dall’arrivo, in via Santa Caterina, punte del 16%.

 

È questo strappo finale, spesso decisivo nelle gare dei professionisti, quello che mi rimane di più nella mente: finalmente la pioggia ha lasciato lo spazio a un timido sole e questa rampa ammazzagambe sembra malignamente volerti impedire di goderti l'arrivo in piazza del Campo. L'avevo fortunatamente già percorsa lo scorso anno e saggiamente io e Paolo negli ultimi chilometri abbiamo recuperato un po' di energie così da poterci godere la passerella finale dove tanti famigliari attendono i loro cari.

 

Si sale piano, l'acido lattico accumulato nelle gambe grida vendetta, ma appena percorsi gli ultimi metri, sai che di lì a poco ti aspetta la piazza, dove il colpo d'occhio è da pelle d'oca.

Il cielo ormai azzurro fa da giusta cornice a questa splendida giornata di sport e divertimento e vedere i nostri cari ad aspettarci oltre l'arrivo fa presto dimenticare tutta la fatica spesa.

 

 

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