Vaughters e la "sua" Garmin: "Pił forte, ragazzi"

25/01/2012
    Vaughters e la "sua" Garmin: "Più forte, ragazzi"

    Vaughters, team manager del team Garmin-Barracuda, comincia simbolicamente la sua stagione 2012 con un colpo di pedale: il magnate americano, Dough Ellis è in sella accanto a lui sul lungomare di Calpe. Dal loro connubio è nato il team Slipstream, oggi Garmin-Barracuda. La  mia idea era quella di creare una squadra che fosse rappresentativa della cultura americana nel mondo e Jonathan ci è riuscito», rivela il ricco imprenditore che per un certo periodo si era trasferito a Roma e che, ora, è tornato a vivere a New York. Jonathan Vaughters, tuttavia, sembra essere riuscito a far qualcosa di più di un team “made in Usa”: oggi, il Garmin-Barracuda è una “babele” di lingue, è una squadra simbolo della globalizzazione. Mancano soltanto gli italiani, come mai? «Difficile da spiegare, forse non me lo spiego nemmeno io – confida Vaughters -. Da anni vorrei ingaggiare qualcuno, ma è importante trovare un corridore che sappia bene adattarsi al nostro modo di lavorare. Tra i giovani e gli Under 23 stiamo tenendo sotto osservazione alcuni ragazzi molto interessanti. I nomi? Non ve li dico».

    Far crescere e migliorare una squadra di ciclismo in una stagione di crisi economica: l’obiettivo è possibile? «Certo, noi ci stiamo provando. Anzi, sono sicuro che miglioreremo ancora».

    Due anni fa, proprio a Calpe, Vaughters progettava un grande futuro, lo scorso anno, a Girona (vicino a Barcellona, dove ha sede la squadra), aveva presentato i primi risultati: la squadra, con Hushovd e altri atleti importanti si arricchiva (nonostante la perdita di Wiggins). Ora, in questo 2012, il progetto sembra ridimensionarsi, a prima vista. Colpa della crisi? «Non sono d’accordo. Anche quest’anno il progetto prosegue e cresce. Io giudico i risultati, soprattutto quelli di squadra: se per giudicare una squadra basta un organico di campioni, allora sarebbe troppo facile costruire una squadra di successo. Se andiamo a vedere il rendimento e la crescita della squadra in termini di risultati, noi stiamo andando alla grande: e quest’anno, penso, continueremo sulla nostra strada».

    La Roubaix di Van Summeren e la cronosquadre al Tour sono due immagini simbolo, del 2011, che inquadrano proprio la filosofia di Vaughters, il suo concetto di “vittoria di squadra”: «Due successi strepitosi, due momenti importantissimi e, per il team, entrambi sono stati il top. Proprio perché sono stati il frutto di un lavoro di tutti. Certo, Van Summeren sul pavé è andato forte, ma la sua vittoria è anche e soprattutto il frutto di una grande strategia di squadra».

    E per il prossimo anno? «Mi aspetto buone cose dai giovani. Farrar è atteso a un ulteriore miglioramento, ma attenzione a Daniel Martin, nelle corse a tappe può fare il salto di qualità. E poi Talanski, Stetina: tutti ragazzi che, magari, voi in Italia conoscete poco. Ma, attenzione, vi accorgerete di loro. Un altro corridore che vi sorprenderà è Maaskant, ma non solo: occhio a Tom Danielson. E poi abbiamo preso Dekker: ha imparato la lezione, rientra in gruppo dopo un suo grosso errore. E dai primi test che abbiamo fatto assieme, in laboratorio e su strada, viene fuori un ottimo atleta: sono contento perché, da quanto mostrano i test, Thomas ha tutte le carte in regola per tornare ad altissimi livelli. Ora sta a lui, credo che non deluderà».

    Non teme la crisi, ma la chiusura di uno squadrone come l’Htc deve far riflettere: «Noi siamo in una condizione buona, per fortuna. Il nostro main sponsor, Garmin, è un grande partner che sarà con noi, sicuramente, per altre due stagioni almeno. Certo, il progetto di mondializzazione del ciclismo voluto dall’Uci è importante, ma attenzione, occorre modularlo con più equilibrio».

    Non ama il sistema di punteggi, Vaughters, e non lo nasconde, ma ragiona da manager e guarda oltre: «IL progetto dell’Uci guarda al mondo che cambia, che sta cambiando. Si allargano gli orizzonti, per ora apparentemente con l’obiettivo di andare a cercare nuovi investitori, ma questo non può bastare: bisogna lavorare per far crescere il movimento, per sviluppare la cultura ciclistica anche in nuovi Paesi. E poi, ok, il business è importante, ma occorre fare attenzione: lo sport ha le sue regole che vanno comunque rispettate»

     Di recente, Vaughters è stato a Milano dove ha incontrato il nuovo patron del Giro, Michele Acquarone: «Ci siamo incontrati, abbiamo parlato a lungo ed mi sembra un ottima persona e un manager molto capace. Bene, il ciclismo ha bisogno anche di gente come lui e sono contento per il Giro: spero che la corsa rosa possa crescere ancora, a me piace molto. IL Giro deve crescere, per il bene del ciclismo».

    E con Acquarone si è parlato, persino, di diritti tv, un tema che a Vaughters sta molto a cuore: «In uno sport gratuito, in cui non si paga il biglietto, i diritti tv sono importanti: abbiamo parlato anche di questo, con Michele Acquarone, ed è un tema sul quale anche il manager italiano ha vedute molto aperte. Credo, che prima o poi, verrà il momento per ragionare seriamente sulla questione, su come cambiare il sistema attuale. Ma, per fare questo, dobbiamo ancora fare crescere la popolarità del ciclismo. Deve crescere a livello mondiale, se il business aumenta, allora si può cominciare a parlare di diritti tv anche per le squadre»

    Nota dolente, per il team di Vaughters, è lo stop della squadra femminile. Ma il ciclismo “rosa” è davvero poco interessante per il business? «Il progetto non lo considero per niente abbandonato, può anche darsi che nei prossimi giorni ci sarà una sorpresa. In ogni caso, io vedo di buon occhio la crescita dal ciclismo femminile. Credo sia molto importante, anche per l’immagine del nostro sport, oltre che per i meriti tecnici. Il fatto è che, oggi, ai grandi sponsor purtroppo non interessa: è ancora poco allettante. Ha grandi potenzialità, il ciclismo femminile, ma ancora tutte da sviluppare: e, un punto chiave, è la tv. IN questo l’Uci magari può aiutare a coinvolgere maggiormente le televisioni. Se il ciclismo femminile va in tv, allora è più facile attrarre nuovi sponsor importanti».

    Lorenzo Franzetti


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