di Alfredo Colella - 21 ottobre 2019

Dario Rossi, il ciclismo visto attraverso un paio di occhiali

Imprenditore da sempre appassionato di design e con un passato di modello alle spalle, Dario Rossi ci parla del suo ultimo progetto di successo, Cosmonauts Eyewear, occhiali dedicati al ciclismo e al triathlon. Una passione che lo ha portato al recente Giro-E e alla Capoliveri Legend Cup di mountain bike

Dario Rossi è un imprenditore toscano (ora in parte trapiantato in Umbria) affermatosi nel campo degli occhiali da lettura, che negli ultimi anni si sta cimentando con modelli sportivi da gara e da post competizione, strizzando l’occhio al triathlon e al ciclismo.

La sua Erredi Design ha sede ad Arezzo, ma si avvale anche di un socio collaboratore esperto di mercato USA che opera direttamente oltreoceano. Visto i crescenti consensi per la sua serie Cosmonauts Eyewear, abbiamo deciso di fare con lui una chiacchierata per saperne un po’ di più.

Dario, come hai scoperto la tua passione per il design e l’hai poi utilizzata per creare collezioni esclusive di occhiali?

Mio padre vendeva occhiali come grande distribuzione e quindi questo è sempre stato il mio mondo. Poi, il fatto di aver lavorato come modello professionista mi ha ulteriormente avvicinato al gusto per l’accessorio e per la sua progettazione. Poter plasmare ed esprimere concretamente le proprie idee è una possibilità affascinante che non tutti riescono a realizzare, quindi mi ritengo fortunato.

Con la competenza e l’esperienza accumulata nel settore ottico, dal 2014 Erredi Design si prefigge di proporre un prodotto originale, con un nuovo concept dal prezzo adeguato, pur senza tralasciare la qualità dei materiali utilizzati. Siamo partiti con modelli da sole, da vista e da lettura concepiti in collezioni uniche, in serie limitata.

E l’idea di fare occhiali sportivi?

La naturale necessità di esplorare nuovi mercati mi ha portato a considerare il segmento sportivo. In particolare, il ciclismo più di altri sport offre la possibilità di creare linee di design con una notevole varietà artistica. I moderni ciclisti non vogliono rinunciare all’estetica e si rivolgono sempre più ad un mercato fatto di colori, grafiche e linee di design in continua evoluzione.

Dal 2017, quindi, abbiamo implementato la produzione con Cosmonauts Eyewear, una linea dedicata agli sportivi durante la loro attività. L’idea del nome nasce a Londra, nelle sale Museo della Scienza allestite in occasione della mostra “Cosmonauts: Birth of the Space Age”, dedicata ai pionieri dello spazio.

Devo comunque ammettere che mi è risultato semplice pensare al ciclismo (e a sport correlati quali triathlon e running) visto che ne sono un praticante assiduo ormai da anni. Galeotta fu la conoscenza con un gruppo toscano di biker che mi hanno messo in sella: non ne sono più sceso.

Quanti pezzi producete in un anno?

Siamo un’azienda di medie dimensioni, pur se in continua espansione. L’anno scorso abbiamo chiuso con poco meno di 40.000 pezzi prodotti, di cui 4000 della serie Cosmonauts. Ora che il marchio ha fatto breccia negli appassionati, il prossimo passo sarà aumentare ulteriormente la nostra presenza nelle manifestazioni importanti del settore.

Il primo colpo lo hai già messo a segno al recente Giro-E …

Già! Sono partito con sponsorizzazioni singole di corridori, per poi siglare un accordo con una squadra dilettantistica. Al recente Giro-E (nda: competizione/esibizione che riprende il tracciato del Giro d’Italia, effettuata da squadre munite di road e-bike) sono stato presente come sponsor del team tutto al femminile Kilokal-Selle SMP, che annoverava campionesse come Fabiana Luperini e Diana Ziliute. Far parte della carovana del Giro è stata una bellissima esperienza ed abbiamo anche vinto lo sprint del tappone di montagna di S. Martino di Castrozza.

Mi dicono però tu preferisca la mountain bike, come praticante.

Sì. Il vivere tra paesaggi collinari e sentieri sterrati ha forse influenzato questa mia preferenza. La mountain bike mi ha portato a scoprire la bellezza di coniugare uno sport di azione e fatica con la possibilità di viaggiare liberi col pensiero, di ritrovare sempre quell’equilibrio mentale necessario per far fronte agli impegni di lavoro sempre più fitti e stressanti – non so più quanti km all’anno macino per presentazioni e showroom.

A maggio di quest’anno mi sono tolto la soddisfazione di gareggiare nella Capoliveri Legend Cup, una famosissima gara di mountain bike che si svolge ogni Maggio all'Isola d'Elba, sui tracciati della Coppa del Mondo del lontano 1994, quando due storici biker del calibro di John Tomac e Ned Overend diedero vita ad un'epica battaglia. Un percorso duro e tecnico che si snoda lungo i sentieri del Monte Calamita. Sempre in quest’occasione, poi, ero presente come sponsor nelle premiazioni: purtroppo – o per fortuna – ormai sport e business sono due aspetti per me inscindibili.

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