Alla scoperta dei Monti Lucretili: natura selvaggia e percorsi tecnici per i più esperti

Un itinerario offroad a meno di un'ora da Roma che sa regalare atmosfere selvagge e una grande immersione nella natura. Il percorso ad anello parte da Vicovaro e porta alla scoperta dei Monti Lucretili e del loro parco naturale. Ecco il racconto del giro in e-mtb di Emiliano D'Andrea.

A due passi dal paese di Vicovaro, nel bel mezzo del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, abbiamo scoperto un percorso che, partendo dalla via Licinese (circa 300 mt s.l.m.), arriva sino a Fonte Campitello, ad un’altitudine di 1104 metri s.l.m. sulle pendici del Monte Guardia. L’itinerario si sviluppa lungo un anello di 23 chilometri, con un dislivello positivo di 981 metri e presenta una sola piccola deviazione per arrivare sino alla fonte. L’ambiente del Parco è incontaminato, ancora selvaggio, con le sue estese ed intricate faggete, presenta il classico sottobosco che solo a tratti lascia il posto ad ampi prati che accompagnano il pendio del Monte Guardia.

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La difficoltà del percorso è alta, onestamente in alcuni passaggi non ciclabile, date le condizioni sconnesse del fondo e la pendenza notevole, che si rende insidiosa specialmente in discesa. A noi, prenderla sottogamba, è costata una bella caduta in fase di ritorno. Si capisce molto presto che la traccia è più adatta per il trekking che non per essere affrontato con la MTB, ma data la bellezza dei panorami e alcune peculiarità, abbiamo voluto provarlo. Nonostante la vicinanza a Roma, la fauna che frequenta gli ambienti del Parco presenta delle vere e proprie rarità: dall’aquila reale che nidificante nelle aree della vetta, alla martora che frequenta i boschi dei settori interni. Possibile osservare la salamandra dagli occhiali, direttamente nei fontanili o nei torrenti che percorrono la valle.

Noi abbiamo iniziato a pedalare subito fuori Vicovaro, lungo la via Licinese e poi siamo saliti lungo la via delle Rose. Dopo questi pochi chilometri di strada asfaltata si arriva alla frazione di Roccagiovine; una breve pausa caffè, giusto il tempo di scambiare due chiacchiere con un paio di abitanti del posto che molto gentilmente ci hanno dato qualche consiglio, e ci hanno svelato qualche segreto della zona, ricca di funghi nel periodo autunnale, e poi si riparte. Da qui, da piazza Vacuna, si inizia a salire verso il cimitero, da dove si prende lo sterrato in direzione del Monte Gennaro. Si entra in un tratto di sottobosco con una carreggiata inizialmente ampia, ma che si va restringendo sempre di più. Lungo questa strada bianca che costeggia il Fosso Canapina ci si inoltra in una valle aperta che si percorre quasi a ruota libera senza dover seguire la traccia. Un po’ più avanti si rientra in carreggiata, seguendo i cartelli di segnalazione posizionati dal Cai, e si sale fino al Prato delle Forme (861 mt s.l.m.), dove è possibile fare una pausa e godere del panorama. Superato il prato delle Forme abbiamo imboccato il pronunciato Fosso di Vena Scritta e ci si addentra nell’ombrosa faggeta. Qui le piogge dei giorni precedenti avevano riempito di detriti di ogni genere lo strettissimo single trail che costeggia il Fosso. Questo è il tratto più impegnativo della salita, ma anche il più suggestivo. Usciti dal bosco si percorre un ultimo tratto con la presenza di grandi massi, che noi abbia fatto a spinta, sino al fontanile Campitello a 1042 mt s.r.l.

Il rientro lo abbiamo fatto tagliando il versante est del Monte Guardia. Iniziando lungo un single trail aperto, su fondo ghiaioso ma non particolarmente impegnativo. Lo si percorre fino ad arrivare al Prato dei Porcini, dove si trova un’area picnic attrezzata con tavoli, panche e strutture per il barbecue. Questa come dice il nome è meta dei tanti cercatori di funghi, che specialmente in autunno esplorano il sottobosco. Si continua a scendere fino ad una variante che ci riporta in una valle coperta dai faggi, lungo la zona Sette Acquari. Questa variante la si percorre comodamente su fondo di terra battuta sino ad arrivare alla Forcella di Colle Cerro dove si esce dal bosco e si inizia l’ultimo tratto di sterrato. Il tracciato si fa decisamente impegnativo, il percorso è stretto, ripido, sassoso e non presenta via di fuga, quindi: grande attenzione, cercando le traiettorie meno “scassate”. Il trail si chiude arrivando a via Verdi, nella parte bassa di Vicovaro, si percorrono gli ultimi due chilometri lungo la Tiburtina Valeria e si ritorna al punto di partenza.

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