Ancma contro il decreto che vieta il fuoristrada: "Miope e anticostituzionale"

L'Associazione Nazionale Ciclo e Motociclo Accessori ha preso una posizione netta nei confronti nella nuova legge, appena pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale che renderebbe vietata la pratica del fuoristrada, anche con le bici. Ma c'è ancora poca chiarezza in merito, secondo Imba Italia, l'associazione internazionale della mountain bike, allo stato attuale non dovrebbe cambiare nulla per i ciclisti che amano i sentireri offroad. AGGIORNAMENTO: la precisazione del Ministero.

Ci si chiede se sarà ancora possibile pedalare sulle strade sterrate forestali (Immagine di repertorio di Lorenzo Scarpellini)

"Una norma miope, che può provocare un grave danno economico al mercato, all'intera filiera, alle attività ludiche e sportive e a quelle legate all'accoglienza e al turismo". Con queste parole arriva la presa di posizione di Confindustria Ancma, Associazione Nazionale Ciclo e Motociclo Accessori, nei confronti del Decreto del 28 ottobre, pubblicato lo scorso 1 dicembre che ha suscitato un allarme in tutti gli amanti del mondo fuoristrada, dalle bici alle moto fino alle 4x4. Il decreto, infatti, stando a quanto riportato dalla stampa, vieterebbe la viabilità forestale e silvo-pastorale a tutto il transito ordinario. A poter passare sulle strade forestali sarebbero ora soltanto i mezzi di soccorso e quelli adibiti alla manutenzione e ai lavori. Insieme ad Ancma, contro il decreto, c'è anche la FMI (Federazione Motociclistica Italiana) che sottolinea come questa legge arrivi paradossalmente in un anno che ha visto trionfare i piloti italiani nella manifestazione offroad più importante a livello internazionale, la Sei Giorni di Enduro ospitata nelle colline dell'Oltrepò pavese. Ma è anche il mondo degli appassionati di mtb ad essere in subbuglio. Nel testo, infatti, si parla in modo generico, facendo intendere che tutti i veicoli, anche quelli non a motore, rientrino nei nuovi provvedimenti. "Vi sono inoltre possibili profili di incostituzionalità - continua Ancma - perché manca evidentemente il bilanciamento degli interessi in gioco e di diritti costituzionali come la libera circolazione, il diritto alla libera iniziativa economica e quello di svolgere attività sportiva e ricreativa". Le due associazioni rimangono in attesa di ulteriori iniziative, ma hanno già avviato un'interlocuzione con il Governo al fine di ottenere chiarimenti ed una correzione delle disposizioni contenute nel Decreto. Anche noi di Ciclismo.it ci siamo attivati per avere notizie più certe tramite i canali ufficiali in modo da chiarire il provvedimento soprattutto per quanto riguarda il mondo ciclistico perché al di là dell'allarmismo, non sono ancora chiare quali saranno le conseguenze del decreto dal punto di vista pratico e se questo andrà effettivamente a cambiare la situazione per tutti gli amanti delle ruote grasse. Ad escludere che questo avverrà è ad esempio Imba Italia, l'International Mountain Bicycling Association, citando le norme regionali già in vigore in Piemonte, che sarebbero molto simili a quelle appena approvate: ad oggi, secondo loro, "per le biciclette non cambia nulla".

AGGIORNAMENTO: LA PRECISAZIONE DEL MINISTERO

Con una precisazione del Ministero Politiche Agricole, Alimetari e Forestali, che ha valore di interpretazione autentica (perchè effettuata dal medesimo organo che ha posto in essere l'atto normativo). si getta acqua sul fuoco e si apre una interpretazione in favore dell'uso delle strade forestali. La riportiamo sotto:

"È opportuno rammentare che la competenza primaria in materia è delle Regioni, ed ogni regione e provincia autonoma ha già una sua legge regionale che disciplina gli aspetti strettamente tecnici e la fruibilità di tali viabilità. Il decreto si muove nell’ambito delle previsioni dell’articolo 9 del Testo unico delle foreste e filiere forestali del 2018 (D.lgs. n. 34/2018), in vigore già da anni, senza alcun contraccolpo sul tema della fruizione della viabilità forestale.
Nulla si innova in merito al transito autorizzato sulla predetta viabilità, fermo restando che, come espressamente previsto all’articolo 2, comma 3 del decreto, le strade e le piste forestali non sottostanno ai criteri di sicurezza previsti per la viabilità ordinaria, poiché si tratta di viabilità esclusa dal Codice della strada. Inoltre, come esplicitato dal medesimo comma, è compito delle Regioni disciplinare le modalità di utilizzo, gestione e fruizione della viabilità forestale tenendo conto delle necessità correlate all’attività di gestione silvo-pastorale ed alla tutela ambientale e paesaggistica.
Si fa inoltre presente che in capo alla Regioni è incardinata anche la competenza in materia di prevenzione del dissesto idrogeologico e del rispetto di quanto previsto dal vincolo idrogeologico; pertanto, spetta alle Regioni la competenza a valutare gli effetti della fruizione pedonale, cicloturistica o con mezzi motorizzati diversi da quelli forestali sui tracciati, i cui effetti su fondi non asfaltati hanno impatti ben diversi tra loro; essi dovranno essere valutati con la massima attenzione alle singole realtà territoriali.
Da ultimo, si ribadisce che tutte le Regioni all’unanimità hanno approvato il decreto e le linee guida, ben consapevoli delle proprie competenze e delle conseguenze gestionali”.

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