di Lorenzo Scarpellini
11 December 2021

Alla scoperta del ciclocross con il giovane Filippo Agostinacchio

Abbiamo intervistato un giovane atleta di ciclocross per farci raccontare da dentro questo sport straordinario ancora poco conosciuto. La passione di Filippo l'ha portato a condividere sul suo canale youtube alcuni momenti legati alle trasferte del cicuito. Così il nostro Lorenzo Scarpellini, che l'aveva immortalato con le sue foto durante la gara di Brugherio, gli ha voluto fare qualche domanda per approfondire questa disciplina sempre più protagonista della stagione invernale.

Filippo Agostinacchio in azione a Brugherio (Foto di Lorenzo Scarpellini)

Il ciclocross è la disciplina che domina l’autunno e l'inverno. Negli ultimi anni è diventato sempre più popolare in alcuni paesi europei come Francia e Regno Unito, mentre in Italia resta una disciplina di nicchia. Avvincente, sporca, palpitante, all’ultimo sangue. Sono solo alcuni degli aggettivi che si possono utilizzare per descrivere una gara di ciclocross, sicuramente una delle discipline più spettacolari del panorama ciclistico. Ne abbiamo parlato con Filippo Agostinacchio - giovane atleta valdostano del Team Selle Italia Guerciotti - a cui abbiamo chiesto di aiutarci a capire meglio questo mondo di ruote sottili, fango e sportellate.

Filippo Agostinacchio in azione a Brugherio (Foto di Lorenzo Scarpellini)

Ciao Filippo, per prima cosa spiegaci in cosa consiste il ciclocross. Ciao a tutti! Il ciclocross è una disciplina meravigliosa e spero di aiutarvi, con le mie parole, a conoscerla un po' meglio. La stagione di cross inizia a Settembre e finisce a Febbraio. Si tratta di una disciplina che nasce sulla base dell'esigenza dei professionisti di allenarsi in inverno; negli anni si è evoluta e ha preso sempre più piede nel panorama ciclistico internazionale. In pratica, consiste in gare che si svolgono su di un circuito sterrato o misto da ripetere per il numero di giri necessari ad arrivare all'ora nel caso degli élite uomini, a 45 minuti per le élite donne e categorie junior. Il numero di giri necessario viene calcolato sulla base dei tempi dei due primi giri. I circuiti non hanno uno standard preciso e quindi possono variare da pianeggianti a molto duri, possono presentare ostacoli naturali e artificiali e prevedono sempre dei tratti a piedi. A fare davvero la differenza sono spesso le condizioni atmosferiche.

Quali sono gli aspetti che ti piacciono maggiormente di questa disciplina? E quelli più spettacolari di una gara? Ciò che mi piace di più del cross è l'atmosfera che si respira ogni weekend alle gare, soprattutto all'estero. Ho avuto l'occasione di passare due settimane, a cavallo del periodo natalizio 2019-2020, in Belgio e Olanda e ne sono rimasto innamorato: c'è una fetta di pubblico che paga il biglietto per vedere la gara, e un'altra buona fetta che invece viene sui campi gara solo per festeggiare nel tendone dove servono da bere. Il risultato è quello di un folto pubblico che ti dà una carica enorme in gara, tanto da non riuscire quasi più a sentire i propri pensieri. Gli aspetti più spettacolari, secondo me, sono la possibilità per pubblico di riuscire a vedere la maggior parte dei punti del percorso, o da un punto rialzato, o spostandosi di poche centinaia di metri lungo le transenne (in più sono presenti tanti maxi schermi posizionati in punti strategici per coprire la maggior parte del percorso), e la gara in sé, molto nervosa e fisica, con scontri e lotte ogni curva per le posizioni di testa. Una gara di ciclismo su strada, per intero, si vede molto meglio da casa, mentre l'esperienza di assistere a una classica belga del ciclocross dal vivo è qualcosa che non ha eguali.

La partenza durante l'ultima edizione del Brugherio CX (foto Scarpellini)

Come ci si prepara a una gara? Cosa conta di più per un agonista? La preparazione per il ciclocross è specifica, simile a quella del cross-country olimpico, si concentra sull'esplosività e sui cambi di ritmo, anche se ovviamente è necessaria una base di endurance non indifferente. Un aspetto fondamentale per gli agonisti è la costanza, così come la capacità di concentrarsi su degli obiettivi precisi per prepararli al meglio. Per quanto riguarda l'avvicinamento a una competizione ogni atleta si comporta in modo diverso; personalmente, il mio dipende tanto dall'orario della corsa. In generale, se la gara è al pomeriggio, la mia routine consiste in una colazione abbondante, qualche giro di ricognizione, pranzo, relax, riscaldamento e corsa; se invece la gara si svolge al mattino o nell'orario di pranzo, preferisco evitare di caricare troppo lo stomaco, visto anche il carico di carboidrati che sono solito fare i giorni precedenti, e fare una colazione normale tre ore prima. Come mi dice sempre il mio allenatore, "ciò che si mangia prima della gara non ti fa vincere la corsa, ma può fartela perdere".

E' fondamentale trovare il giusto assetto in base alle condizioni atmosferiche e del terreno (foto Scarpellini)

Quanto incide l’interpretazione del percorso sul risultato? A mio avviso, l'interpretazione del percorso gioca un ruolo fondamentale. Arrivando dal mondo della MTB, sono sempre stato abituato a dare un'importanza enorme alla ricognizione del percorso, in quanto permette di conoscere ogni singolo passaggio a fondo. Di solito capita che mi fermi spesso a osservare cosa fanno gli altri corridori, ho imparato anche a prendere spunto dalle categorie dei più giovani, perché a volte riescono a vedere un passaggio da una prospettiva diversa. In ricognizione si cerca anche di trovare la pressione corretta dei pneumatici, che per il mio peso (63 kg) si aggira, in base alle condizioni meteo, tra 1.3 - 1.6 bar.

Gli atleti hanno sempre una bici di scorta pronta ai box (foto Scarpellini)

Parlaci delle bici che utilizzate: che caratteristiche specifiche devono avere? Le bici che usiamo sono concettualmente molto simili alle normali bici da strada, con alcune importanti differenze. La differenza che salta subito all'occhio è quella dei pneumatici da sterrato, che per regolamento UCI possono arrivare ad una larghezza di massimo 33mm. Di conseguenza è maggiore la larghezza della forcella e del carro posteriore, anche per far scaricare meglio il fango ed evitare che si accumuli in quelle zone, rischiando di bloccare lo scorrimento delle ruote e di appesantire il mezzo. Per quanto riguarda i rapporti si può scegliere tra il monocorona, che grazie ai nuovi 12 velocità ormai spazia sufficienti rapporti, e la più classica doppia, soluzione che ho scelto quest'anno; si parla di corone che vanno dai 38 ai 46 denti per il monocorona, di rapporti 46/33, 48/35, 46/39, etc per la doppia e di cassette posteriori che ormai arrivano anche a 33 denti. Ogni atleta ha con sé almeno due bici, una per i box e una con cui comincia la gara: non è raro infatti che, soprattutto in condizioni di fango, si cambi spesso la bici al volo nei box.

Filippo Agostinacchio in azione a Brugherio (Foto di Lorenzo Scarpellini)

Il circuito della gara di Brugherio (foto Scarpellini)

Una gara molto amata del panorama italiano è il CX Brugherio International, da molti definito come il percorso più bello del circuito internazionale, cosa lo rende così speciale? Quali sono le altre gara più belle del nostro paese secondo te? Il Brugherio CX International è sempre una gara speciale per quanto riguarda il panorama italiano. Lo stadio naturale del parco Increa è bellissimo sia per i corridori sia per il pubblico. Il percorso di Brugherio è considerato da quasi tutti gli addetti il percorso "più belga" del calendario italiano per diverse ragioni: è molto tecnico e fisicamente impegnativo, con continui saliscendi, ma non mancano anche zone dove bisogna saper spingere sui pedali, e soprattutto non presenta per la maggior parte le tipiche "gincane" italiane che poco hanno a che fare con il ciclocross estero. Un'altra gara che reputo di un livello equivalente a Brugherio è quella di Vittorio Veneto, che si svolge nell'area Fenderl. Un percorso davvero impegnativo dal punto di vista altimetrico e anche molto tecnico. Forse però avendola vinta per tre volte di fila i tre anni passati - nelle categorie Allievi e poi Junior - il mio giudizio è molto personale.

Pensi che il ciclocross possa attirare nuovi appassionati e tifosi in futuro? Magari grazie anche a dei risultati in campo internazionale come avvenuto quest'anno per il ciclismo su pista? Penso e spero che il ciclocross attiri ancora più appassionati in futuro, soprattutto in Italia. E' una disciplina molto spettacolare e i risultati di Van der Poel, Van Aert e Pidcock su strada hanno certamente aiutato ad aumentare l'interesse. In Italia siamo ancora qualche anno in ritardo rispetto ad altre nazioni, che negli ultimi anni hanno vissuto una crescita esponenziale dell'interesse (mi vengono in mente gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna). Sono fiducioso che in futuro il ciclocross possa prendere sempre più piede.

Una caduta durante la gara a Brugherio 2021 (foto Scarpellini)

Cosa significa per te essere un atleta di ciclocross? Quali sono i tuoi progetti? l ciclocross è stata una disciplina che ho iniziato relativamente tardi. Sono nato su una MTB e sono sempre stato portato a considerare il ciclocross come un modo per tenersi occupato in inverno, ma senza mai prenderlo seriamente, anche perché, onestamente, in Valle d'Aosta non esisteva (ed è così ancora adesso) un vero e proprio movimento. Da Allievo al secondo anno ho fatto la mia prima stagione completa di ciclocross, e grazie a Luca Bramati (correvo per la sua squadra) a fine stagione ho avuto l'occasione di provare un'esperienza in Belgio e Olanda (Superprestige Middelkerke e Vestingcross Hulst). Comunque, non ero di certo uno dei più forti in Italia (p6 al campionato italiano di Milano), me la cavavo bene solo dove le mie abilità da biker potevano fare la differenza. La vera svolta, anche nella mia testa, è arrivata da Junior primo anno. Correvo ancora per il Team Bramati e ho partecipato ad alcune gare internazionali a inizio stagione, per racimolare qualche punto UCI, per poter partire il più avanti possibile in griglia. Le prime gare non erano andate benissimo, e sono arrivato ad Aigle (CH), la prima tappa dell'EKZ senza troppe pretese, d'altronde partivo in fondo. E' stata una delle gare migliori della mia vita e sono riuscito a vincere: da quel momento qualcosa nella mia testa è cambiato, ho iniziato a prender fiducia. La stagione non è finita nel migliore dei modi, visto il DNF al campionato italiano e un mondiale sottotono, ma sono comunque riuscito a togliermi qualche soddisfazione. La famiglia Guerciotti ha visto qualcosa in me e il secondo anno da Junior ho avuto l'onore di correre per loro. Purtroppo è stato l'anno più sfortunato di tutti, vista la situazione COVID che ha causato la cancellazione di molti eventi riservati agli Juniores. Ora sto affrontando il salto negli Open, e al primo anno non è facile adattarsi. Sono comunque nella migliore squadra italiana che mi fornisce un grandissimo supporto, e quest'anno ho anche la fortuna di poter imparare dai due migliori crossisti italiani (Jakob Dorigoni e Gioele Bertolini). Il mio progetto futuro ancora non è ben definito, per ora penso solo a migliorare. Spero di riuscire a farmi un nome nel ciclocross, che magari mi permetta di avere anche un'occasione su strada nel futuro. Per ora, rimango nel mondo del fuoristrada anche d'estate.

Qualche informazione su Filippo

"Sono nato il 26/04/2003 ad Aosta, dove tutt'ora risiedo e dove frequento l'ultimo anno del Liceo delle Scienze Applicate - Regina Maria Adelaide. Ciclisticamente sono nato su una mountain bike, che ho praticato in contemporanea con la ginnastica artistica per molti anni. Ho iniziato a praticare MTB seguendo la passione di mio padre, nata molto "tardi" (lui viene dal mondo delle arti marziali). Mio papà è anche da sempre il mio allenatore, in un rapporto padre-figlio / tecnico-atleta che non sempre è facile da gestire, ma che ci ha fatto crescere a entrambi. Nelle giovanili mi sono tolto qualche soddisfazione in MTB:

  • 3 x vice campione italiano XCO
  • 5 x titoli italiani Team Relay
  • vice campione europeo XCO U15
  • campione europeo Team Relay U15
  • campione europeo XCE U17
  • vice campione europeo Team Relay U17
  • 42 vittorie totali (3+11+8+20)

Il ciclocross è arrivato tardi rispetto alla MTB, ma nella mia testa ha preso sempre più spazio e ora vale tanto quanto la mia disciplina madre. Da junior i risultati più importanti sono stati:

  • 5 posto in Coppa del Mondo a Namur
  • 10 posto in Coppa del Mondo a Zolder
  • 13 posto in classifica generale di Coppa del Mondo
  • Vittoria tappa EKZ Cross Tour di Aigle
  • 9 posto Superprestige Diegem

Ora sto cercando di finire al meglio il Liceo, visto che sono all'ultimo anno e ho la fortuna di riuscire ad andare abbastanza bene in termini di voti. Molto probabilmente seguirò in futuro la facoltà di Scienze Motorie".

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