Dario Piasini, un Marco Polo con la bicicletta da corsa

Un passato di gare a cronometro poi, quasi per caso, l'incredibile viaggio sulla Via della Seta, da Como a Pechino 14mila km con la bici da corsa. Con questa grande esperienza per il ciclista valtellinese ha inizio la sua seconda vita sportiva: da pensionato.

Dario Piasini a Saraj Batu, città russa che fu capitale dell'Orda d'oro dei guerrieri mongoli medievali

L'occasione della vita è arrivata entrando dal ciclista di fiducia sotto casa. “Ti andrebbe di fare un viaggio in bici di 4 mesi?”, gli ha chiesto il suo meccanico. Spiazzato, su due piedi ha risposto “ci penso”, ma dieci minuti dopo aveva già richiamato per dire “ci sto”.

Quel sì l'ha portato a compiere un'avventura epica, pedalando da Como a Pechino, 14mila chilometri lungo la Via della Seta. Ma per Dario Piasini, 71 anni, di Poggiridenti paesino in provincia di Sondrio, questo è stato solo l'inizio, la prima di una serie di incredibili esperienze da pensionato-ciclista.

Un passato da calciatore in serie D, dopo i 35 anni si è appassionato al ciclismo: dapprima con le mountain bike ma, dopo le numerose cadute in discesa, si è convertito alle bici da corsa, trovando il suo sport d'elezione nelle gare a cronometro. Infine sono arrivati i viaggi: ha attraversato le steppe kazake, esplorato i Paesi Baltici, ha visto il Donbass ucraino devastato dalla guerra, ha incontrato gli uiguri in Cina, o ancora è stato tra i primi a percorrere il tragitto Lahasa-Katmandu con una bici da corsa, ha visto meraviglie architettoniche e assaggiato scorpioni e locuste. Insomma, la bicicletta gli ha permesso di scoprire luoghi lontani e culture millenarie. Ma non chiamatelo cicloturista.

“Mi definisco un ciclista-viaggiatore – spiega il valtellinese – l'organizzazione delle spedizione è fatta in modo che si possano percorrere tanti chilometri in velocità, normalmente facciamo 150 km al giorno di media. Per farlo usiamo bici da corsa e abbiamo sempre un mezzo di supporto logistico al seguito”. Accompagnatore delle sue spedizioni è l'amico Giancarlo Corbellini, geografo, etnografo e profondo conoscitore delle civilità asiatiche che, oltre al supporto pratico, fa da vera e propria guida culturale.

“Finché ho fatto agonismo – racconta Dario – il ciclismo è stato per me fonte di grandi soddisfazioni, anche se a livello amatoriale e nella categoria over 40. Con gare, piazzamenti, e la voglia di migliorarsi continuamente. Ma dopo quelllo straordinario viaggio in Cina, la bici è diventata per me lo strumento con il quale attraversare i paesi e scoprirne a fondo la storia, gli usi e i costumi, un modo profondo per vedere il mondo, capire le differenze tra luoghi e popoli. La bici, con la sua lentezza e fisicità, è forse il mezzo di locomozione che più ti permette tutto questo: è quanto di più simile ai cavalli e ai cammelli che si usavano una volta per viaggiare. Come Marco Polo”.

Como-Pechino con Overland

Questa è l'esperienza che ha trasformato la passione di Dario per la bicicletta in occasione di conoscenza. Era il 2005, Dario aveva 55 anni ed era fresco di pre-pensionamento dopo una vita di lavoro nel campo delle telecomunicazioni. Tramite il suo ciclista di fiducia, Carlino Pifferi, entra in contatto con il noto team di spedizioni Overland, che stava organizzano la prima spedizione con le biciclette del suo storico format. Prende così vita una grande avventura da aprile ad agosto, partendo da Como e arrivando a Pechino sulla rotta della seta raccontata nel suo diario dell'esploratore medievale Marco Polo. A pedalare sono in quindici, compiono una media di 153 km al giorno, in 93 tappe, per un totale di oltre 14mila km e 84mila metri di dislivello positivo. L'organizzazione è imponente: con il supporto di tre furgoni, medici e filmakers. Ne esce un documentario andato in onda in otto puntate su Rai1, ed è ancora possibile rivederne una sintesi su RaiPlay. “E' stata dura, non ci fermavamo mai – racconta Dario – abbiamo fatto solo 4 giorni di riposo in 4 mesi. Uno dei momenti più difficili è stato il dislivello iniziale sulla costa dalmata: tappe durissime, soffrivamo tutti quanti. In Kazakistan, invece, si percorrevano anche 130 km nella steppa, circondati solo da cammelli e cavalli, con l'asfalto sconnesso, 40 gradi di temperatura e questi rettilinei che non finiscono mai. Mentre in Cina, c'era questa strada piena di buchi e noi non ce la facevamo più, così abbiamo scavalcato una rete e siamo entrati in autostrada, percorrendola sulla corsia di emergenza e uscendo, come se niente fosse, al casello. Il giorno dopo ci abbiamo riprovato, ma siamo stati fermati da tre auto della polizia. Erano così infuriati che la nostra guida cinese si è messa a piangere. Non l'abbiamo più fatto”.

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La carovana prende l'autostrada, ma poi viene fermata dalla polizia cinese

Lahasa-Kathmandu e le altre spedizioni

La passione per i grandi viaggi sportivi è ormai sbocciata e nel 2008 Dario, che è un alpino e uomo di montagna, partecipa a una spedizione alpinistica del Cai sul monte Aconcagua, in America del Sud. Quattro anni dopo, a fine 2012, tornano ad essere protagonisti la bicicletta e l'ormai amico Corbellini, geografo conosciuto durante la Como-Pechino, con il quale viene organizzata un'altra carovana in Oriente. La Cina ha appena asfaltato la Friendship Highway, l'autostrada dell'amicizia, ed è un'occasione unica per essere tra i primi a percorrere in bici da corsa quella strada che prima poteva essere percorsa solo in mountain bike, nel doppio dei giorni. Dopo una fase di acclimatamento, il 4 novembre partono da Lhasa, capitale del Tibet, per arrivare a Kathmandu, in Nepal, 8 giorni dopo, con alle spalle oltre 900 km e il superamento di 3 passi oltre i 5mila metri. Il vento in alta quota è tremendo, la fatica enorme, ma a ripagare c'è la vista di panorami mozzafiato, con alcune delle più alte montagne della terra sullo sfondo, come l'Everest o il Cho Oyu, e il brulicare di un popolo dalla profonda spiritualità. In questo viaggio a pedalare erano in tre, sempre con bici da corsa, pulmino di accompagnamento, la guida del professor Corbellini e un medico con il compito di studiare le conseguenze di uno sforzo così intenso a quote elevate su atleti over 60. I pernottamenti erano organizzati in case private oppure in tenda.

Due anni dopo tocca allo scialpinismo: Dario partecipa a una spedizione sciistica sul monte Ararat (5137 mt) in Turchia, sotto la guida della nota alpinista Tamara Lunger. Qui sotto il video del viaggio attraverso l'Himalaya realizzato dal prof Corbellini.

Il nuovo progetto: da Lione a Ulan Bator

L'interesse per la storia è alla base anche dell'ultimo progetto di Dario. Come parallelismo con la Como-Pechino, dove aveva seguito le orme di Marco Polo, insieme al prof Corbellini ha deciso di ripercorrere in bici il viaggio di un altro avventuriero medievale, il frate Giovanni Pian del Carpine, che nel 1245 partì da Lione come inviato del Papa per arrivare a Ulan Bator, alla corte del Gran Khan, nell'attuale Mongolia. Per praticità il viaggio viene di viso in tre tappe da fare in anni diversi. La prima viene percorsa nel 2016, da Lione in Francia a Kiev in Ucraina (2800 km). La seconda nel 2018 da Kiev ad Almaty in Kazakistan (3800 km). Nel 2020 si sarebbe dovuta tenere la terza e ultima tappa, ma la pandemia globale ha interrotto i piani. "Non mi sono dato per vinto - spiega Dario - e ho trasformato il cambio di programma in occasione". E' nato così un viaggio sulla storica via di commercio dell'ambra dai Paesi Baltici al Mediterraneo: da Varsavia in Polonia fino a Tallin (circa 1000 km), capitale dell'Estonia. "Ma questa estate - confessa Dario - spero proprio di riuscire a riprendere il viaggio di Pian del Carpine con l'ultima tappa fino alla capitale della Mongolia, in modo da completare il nostro progetto sulla via della seta".

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Partenza da Lione: questa volta i ciclisti sono in tre (Dario Piasini è il primo da destra)

Qual è il segreto per rimanere in forma nonostante l'età?

A 71 anni compiuti, Dario divide ancora l'anno in due macro stagioni di sei mesi: la stagione estiva della bici da corsa e quella invernale dello scialpinismo. Nel periodo caldo esce in media cinque volte a settimana macinando dai 50 agli 80 km al giorno. Di inverno la bicicletta cede il posto all'altra passione, quella per la montagna. Macina dislivello e corre anche qualche rischio, dato che tre anni fa si è rotto la spalla, proprio sciando. “Venti giorni dopo, contro il parere del medico e ancora con il braccio fasciato, sono tornato ad allenarmi – confessa – perché il segreto per rimanere in forma alla mia età è non fermarsi. Chi si ferma è perduto: ho visto tanti miei coetanei che per qualche acciacco hanno interrotto con lo sport e non sono più ripartiti. Vorrei essere di esempio, perché riesco ancora a fare delle cose che una volta erano impensabili alla mia età. Certo si soffre, perché quando affronto le salite gli anni li sento, è dura. Spero comunque di continuare a pedalare ancora a lungo, finché potrò, magari con una ebike, ma cercherò di non fermarmi”. E Dario non si è fermato nemmeno durante il lockdown più restrittivo della pandemia, predisponendo una piccola palestra in casa: “Facevo triathlon tutti i giorni, 30 minuti di vogatore, 30 di rulli e 30 di tapis roulant”. E' anche grazie a questo stile di vita perennemente focalizzato sullo sport e sulla voglia di imparare che il tempo sembra non fare troppa presa su Dario, anzi.

“Da quando sono andato in pensione mi si è aperto un mondo – racconta Dario - tanta gente a 50 anni ripete che ormai non può più fare nulla, invece è proprio a quel punto che comincia davvero la vita: prima c'è la famiglia, il lavoro, non sempre si ha il tempo di dedicarsi alle proprie passioni. Certo – continua il valtellinese – bisogna avere la fortuna di stare fisicamente bene, ma ci vuole anche testa, coraggio e tenacia. Solo così la vita si allunga ma con la V maiuscola, perché un conto è non morire, un altro è vivere davvero”.

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