Davide Rebellin, un ciclista e una persona che non dimenticheremo

A cinque anni e mezzo dall’incidente mortale di Michele Scarponi, l’omicidio stradale di quest’oggi riporta in primo piano il tema della sicurezza stradale e della protezione delle categorie più deboli: ciclisti e pedoni

Quest’oggi, poco dopo mezzogiorno, nel territorio di Montebello Vicentino, Davide Rebellin è morto, travolto da un conducente alla guida di un mezzo pesante. Professionista dall’estate del 1992, il ciclista di San Bonifacio è stato per tre decenni un esempio di professionalità ed è diventato, nell’ultimo decennio, un modello di longevità agonistica. Superfluo dire quanto sia stretta la relazione fra queste due qualità: Rebellin ha saputo gestire oculatamente il proprio talento, rinunciando ai Grandi Giri e puntando tutto sulle classiche e sulle brevi corse a tappe. Questo gli ha permesso di prolungare la sua carriera (nella quale spiccano 3 edizioni della Freccia Vallone, una Liegi-Bastogne-Liegi e una Amstel Gold Race) ben oltre i limiti anagrafici più estremi. Solamente sei settimane fa aveva appeso la bici al chiodo nella sua regione, giungendo 30° nella Veneto Classic.

Chiunque pedali Oltralpe non può che constatare un maggiore rispetto nei confronti dei ciclisti

A cinque anni e mezzo dall’incidente mortale di Michele Scarponi, l’omicidio stradale di quest’oggi riporta in primo piano il tema della sicurezza stradale e della protezione delle categorie più deboli: ciclisti e pedoni. Da anni si invoca una rivoluzione culturale che non può essere costruita a suon di slogan, ma deve essere favorita da un processo politico e legislativo capace di integrare infrastrutture in sede propria, riforme del codice e campagne di comunicazione.

Chiunque pedali Oltralpe non può che constatare un maggiore rispetto nei confronti dei ciclisti che si manifesta nei sorpassi, agli incroci, nelle rotonde, in presenza di linee continue. Bisogna avere il coraggio di andare oltre il limite di 1,5 metri e obbligare i conducenti di autoveicoli a sorpassare a sinistra, oltre la linea di mezzeria. In altri Paesi lo si sta già facendo. Sostanzialmente chi guida un veicolo motorizzato deve percepire il/la ciclista come occupante l’intero spazio della carreggiata destra, proprio come se fosse un’automobile. Non verranno risolti tutti i problemi di sicurezza, ma sarà un grande passo.

La timeline si è riempita di foto di un Davide Rebellin sorridente, vestito da ciclista

A metà di questo pomeriggio hanno iniziato ad arrivarmi messaggi e chiamate, poi la timeline si è riempita di foto di un Davide Rebellin sorridente, vestito da ciclista. Succede perché se si segue e si pratica questo sport con la passione con cui lo seguo e lo pratico io, si entra a fare parte di una comunità, una sorta di famiglia allargata che condivide il piacere di pedalare e di fare fatica, ma anche la consapevolezza di quali siano i rischi di una pratica che avviene in coabitazione con persone che hanno i titoli legali per condurre un’automobile, ma, talvolta, non il buonsenso di maneggiare un’arma vera e propria che può togliere la vita a un’altra persona. A ogni sorpasso e a ogni inserimento da uno svincolo bisognerebbe ricordare che su quella sella ci sono una vita, una storia e una parte importante di altre vite.

Da tutta la redazione di Ciclismo.it e Cyclist magazine un forte abbraccio ai famigliari di Davide Rebellin, un ciclista e una persona che non dimenticheremo.

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