Giovanni Magazzù: le acrobazie di un aspirante pro - Episodio 3

La Brianza è il terreno di caccia ideale per chi vuole fare tante salite a pochi chilometri da Milano. Giovanni l'affronta tutti i giorni, mostrando un'abnegazione incredibile, ma la sua spiegazione è semplice: pedalare lo rende felice

Giovanni posa per noi sulla salita tra Monticello e Cagliaro, che è stata sede di una cronoscalata durante il Giro della Brianza Juniores 2023, cui lui ha partecipato.

Cars - Motori ruggenti è, in teoria, un cartone animato per bambini, ma la sua poetica tocca le corde del cuore degli adulti, di certi adulti. Infatti incentra la sua storia su un concetto banale, ma assolutamente vero: se piazzi una strada a scorrimento veloce, dove un tempo ce n'era una panoramica, di sicuro aiuterai la gente ad arrivare prima, ma i paesaggi spariranno. Non li vedi, da un'autostrada o da una superstrada.

Sally porta Saetta McQueen alla scoperta della Route 66, completamente abbandonata dopo la costruzione dell'autostrada.

I miei genitori si sono trasferiti a Milano dopo essersi sposati, arrivavano dalle Marche e dall'Abruzzo, probabilmente avevano i pregiudizi che i non milanesi hanno nei confronti del capoluogo lombardo, ovvero che la città è piatta, che i dintorni non sono attraenti e che l'unica via di fuga siano quei 50 km di autostrade/superstrade per raggiungere Alpi ed Appennini. Morale, per me la Brianza era quel cumulo di fabbriche che si vedevano dalla Milano-Lecco. Soltanto quando mi sono appassionato alla bicicletta ho scoperto che, in realtà, Milano offre scorci di notevole bellezza: in città, nelle campagne adiacenti e in Brianza, che è la regione collinare compresa tra Monza e il Lago di Como. All'inizio per me la bicicletta era un mezzo di trasporto per andare a scuola oppure un mezzo di svago da usare in posti raggiungibili soltanto in automobile. Ma mi sono stufato di questa dipendenza e così mi sono impegnato a scovare posti validi raggiungibili direttamente da casa, scoprendo un mondo.

Per esempio, dopo essere andato per anni in auto sulla squallide statalone che attraversano la Pianura Padana in direzione di Brescia, ho scoperto che il Canale della Martesana fa lo stesso, ma sembra un posto molto più bello.

In Brianza, poi, ci sono due gruppi di colline (quasi montagne) che si raggiungono abbastanza in fretta dalla metropoli e possono soddisfare le voglie di chi vuole fare delle salite. Montevecchia offre scorci quasi toscani (cascine, cipressi, sentierini) mentre Colle Brianza ricorda un polipo, per via delle strade tentacolari che salgono da tutte le parti, convergendo in cima. Che lo dico a fare, è quassù che Giovanni viene tutti i giorni. La salita più interessante sale da Monticello e arriva in vetta al Monte San Genesio: sono 5 km al 10% e, quindi, è bella tosta, anche perché l'ultimo chilometro e mezzo è sterrato.

...e dista appena 30 km da casa sua, con 260 m di dislivello. Per lui significa meno di un'ora.

In realtà Giovanni non scala il San Genesio fino in cima. Il suo allenamento quotidiano comprende diverse salite della zona, più corte, tutte da fare a ritmo incessante prima di tornare a casa. Il modo migliore per fare le foto è seguirlo in moto. Lui preferirebbe che venissi in auto, per portargli le ruote da allenamento: visto che verrà fotografato, vuole comparire - giustamente - col kit da gara, che comprende le ruote Ursus con cerchi in fibra di carbonio e pneumatici tubolari. "Se dovessi forare sarebbe un problema". Ma io verrò in moto, per due motivi: è immensamente più agile di un'auto per scattare le foto (lo scopo è immortalarlo senza farlo neanche rallentare, ma la cosa si rivelerà fattibile soltanto in salita); e l'altro motivo è che io l'auto non ce l'ho... Ci diamo appuntamento nel "gruppo" di Montevecchia, in cima alla prima delle sue salite, a Sirtori, ovvero sul "passo alpino" dove si trovano il Centro Sportivo Enzo Bearzot e il cimitero.

Ovviamente ci arriva dal versante sud: sono 34/35 km, con 400 m di dislivello in salita. 

Anche questa volta il clima non è buono. Siamo ai primi di marzo, sta piovendo, siamo sotto i 10 gradi centigradi e in montagna nevica. II bello di girare in bici e in moto è che il paesaggio te lo godi in pieno, senza tetti sulla testa o cornici. Inoltre puoi fermarti dove vuoi per guardarlo meglio.

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Il cimitero di Sirtori è un ottimo punto di osservazione sulle montagne del Lago di Como.

A me piace guardare il ciclismo in tv non solo per la sfida agonistica, ma anche per i paesaggi. I passi alpini ancora innevati, le S inghiaiate delle Strade Bianche nel verde intenso, i paesini colorati delle Fiandre, la costa rocciosa di Capo Mele, il ciclismo è una goduria. Giovanni arriva ed è senza antipioggia. Ha guanti "invernali" da bici. Ovviamente è rilassato e fresco come una rosa. Gli chiedo se in gara i paesaggi se li godono come noi dal divano e la sua risposta è schietta: "Andiamo molto spesso in regioni o addirittura nazioni diverse ma tutto quello che vediamo sono l'asfalto, la hall e la sala da pranzo dell'hotel. Non vediamo neanche la località di partenza e arrivo".

La discesa

Scendiamo da Sirtori a Perego. La strada presenta due tornanti. Gli dico che vado avanti, così lo fotografo con comodo. Salgo in moto, accelero, faccio un pezzo, trovo il punto e mi fermo. Giovanni è incollato alle mie chiappe. Confesso che non sono mai andato in giro con un ciclista così forte, nel senso che non mi sono mai trovato a guidare la moto in discesa insieme a uno che va in bici tutti i giorni. Ma mi vengono in mente le parole di uno dei miei migliori amici, Luca Nagini, che in moto era molto più bravo di me e che portava i commissari di percorso al Giro d'Italia.

Era uno di quelli che si vedeva, nelle dirette tv, in mezzo ai ciclisti con le Yamaha Niken a tre ruote.

Parlo al passato perché Luca non c'è più, vittima di un incidente in moto. Lui mi diceva: "Mario, se ti offrono un lavoro simile non accettarlo. Non sei all'altezza. Non sei abbastanza bravo. I ciclisti sono pazzi, non hai idea di come facciano le discese con la pioggia, per stare loro dietro in moto me la faccio addosso". Mi sto facendo un'idea guardando Giovanni come spennella le curve sull'asfalto bagnato. Più che Magazzù, sembra Giovanni Motoguzz.

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Gommine sottilissime, zero peso, rispetto alle moto gli ingressi in curva sono fulminei e la velocità di percorrenza molto alta, però diamine, quello è asfalto bagnato!

Abbandoniamo Montevecchia e passiamo a Colle Brianza. La prima salita è quella che arriva a Giovenzana: sono 300 m di dislivello in 4,8 km, per una pendenza media di circa il 6%.

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L'inizio della salita è alla rotonda del monumento all'Alpino di Santa Maria Hoè. Secondo alcune teorie, quello strano nome deriva dal toponimo tedesco Höhe, che significa "altura".

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Da Giovenzana a Cagliano la strada avanza a saliscendi, è divertente. Questa è la chiesa di San Materno del XVI Secolo. Un Rinascimento assai spartano.

Il buon Magazzù non sembra assolutamente stanco, non ha il fiatone, non suda, pedala disinvolto anche sul 18%. Per cui gli domando se è uno scalatore, un passista, un velocista... "Non te lo so dire con precisione. Le gare di allievi e juniores sono tutte abbastanza simili e poco sbilanciate verso la montagna. Ci sono poche corse a tappe e le salite lunghe generalmente non passano i 5 km. Raramente superano i 10 km. Guarda, una delle più lunghe che ci abbiano mai fatto fare è la Forcella di Rest (1.024 m) al Giro del Friuli 2024. Non è facile eccellere come specialisti, in queste categorie. Prendi Daniel Martinez, lui è esploso tra gli elite perché finalmente ha trovato salite che esaltassero le sue qualità (è arrivato secondo al Giro d'Italia 2024, ndr). Altrimenti, e parlo anche per gli Under 23, è molto più semplice che vinca uno pesante, con tanti watt, piuttosto che uno scalatore puro. C'è anche l'esempio di Giovanni Visconti che batteva Nibali molto spesso tra gli juniores e gli U23, poi Vincenzo ha vinto tutto quello che poteva, se non di più. Forse ultimamente sta nascendo qualcosa di buono, guarda il Giro d'Italia di Tiberi e Pellizzari ma per tanti anni, togliendo Caruso, Nibali e Pozzovivo (il più giovane di questi ha abbondantemente passato i 30 anni), per la classifica dei grandi giri non c'era chissà cosa. Però per le gare di un giorno siamo molto attrezzati, con Bettiol, Ganna, Mozzato e tanti altri. Le classiche durano un giorno solo e non hanno salite lunghe (Lombardia a parte), per cui sono adatte ai corridori "pesanti" con tanti watt, gli stessi che vincono nelle categorie giovanili".

In effetti Giulio Pellizzari è una boccata d'ossigeno in un periodo avaro di italiani da grandi tappe: è giovane, coraggioso, scalatore puro, è lui il prossimo esaltatore di folle?

Ma al di là delle gare uno juniores di belle speranze come Giovanni le grandi salite se le va a fare, magari per cultura personale, per vedere i mostri sacri del Giro e del Tour? Gavia, Stelvio, Mortirolo, Zoncolan, Galibier, Bonette...? La risposta è "nì": "Affronto spesso salite per fare i lavori negli allenamenti e per stare in pace con tutto e tutti, lontano dal traffico e stress vari. Visto che difficilmente ci sono salite lunghe nelle gare, non ne faccio di lunghe o iconiche".

Qual è la più dura che hai mai fatto? "Le salite diventano dure in base a come si fanno e a come ci si sente: quelle che ho sofferto di più erano durante la Coppa Diddi in Toscana, che ho corso ingaggiato dalla Regione Lombardia (ne parlavamo in Episodio Due, ndr) perché avevo avuto il Covid e non ero arrivato proprio al top: ho fatto 60 km con i crampi e 37° di temperatura. Salendo non capivo più niente, a un certo punto ho pensato veramente di esser morto e di stare facendo la salita per il Paradiso".

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Altra discesa su fondo bagnato: con la scusa di fotografarlo dall'alto mi evito l'umiliazione di fargli da tappo. Stiamo scendendo da Cagliaro a Monticello di Olgiate Molgora e il paese là in fondo è Perego, che sembra attaccato per via dell'effetto prospettico del teleobiettivo. Ma qua siamo su Colle Brianza, là è già Montevecchia.

Gare di un giorno o a tappe?

Ѐ una domanda retorica da rivolgere a uno che si è appassionato al ciclismo perché guardava il Giro d'Italia e, in effetti, lui risponde che preferisce le gare di più giornate: "A me non piace allenarmi, piace tantissimo correre. Per essere competitivo nelle gare di un giorno bisogna allenarsi alla perfezione per essere pronti. Questo chiaramente vale anche per quelle a tappe, ma lì ti puoi permettere di non essere al 100% perché c'è la concreta possibilità di migliorare la condizione durante e grazie alla gara. Personalmente, io sono uno che recupera molto bene tra una tappa e l'altra, quindi non mi pesa né fisicamente né mentalmente correre per più giorni di fila. Peccato però che negli juniores (ma anche negli U23) le corse a tappe sono come le salite lunghe, ci sono una volta ogni mai".

Ma c'è dell'altro. "Nelle corse a tappe si crea una storia tattica e psicologica che dura più delle 5/6 ore di gara. Anche cose legate all'atteggiamento, in cui si può percepire se qualcuno quel giorno sta male, oppure quando uno non è al top, però mette la squadra a tirare per mascherare la difficoltà (Pellizzotti, ds di Tiberi, ha detto che Geraint Thomas l'ha fatto due volte nell'ultimo Giro d’Italia). Può capitare che uno sprema tutti i gregari in una tappa, così i rivali possono decidere di fare corsa dura fin dall'inizio, così da staccare tutti i suoi compagni e lasciarlo da solo. Poi c'è la battaglia psicologica nelle dichiarazioni ai giornalisti. Infine, amo le corse a tappe perché durano più giorni e non per qualche ora soltanto: e a me non solo piace fare le gare, ma anche guardarle, quindi più durano e meglio è".

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Una volta raggiunta Monticello, Giovanni attacca un'altra volta la salita da Santa Maria Hoè a Colle Brianza.

La Volpe

Arrivato a Colle Brianza, nella frazione di Piecastello, scende a Moiacchina affrontando la strada della Volpe, che si chiama così perché qui si trova una delle sei opere "land art" che sono state piazzate, nel 2023, lungo un percorso di fede che sale dal fondovalle su su fino a Colle Brianza. C'è stato un concorso che ha coinvolto settanta artisti e sei di essi sono stati scelti.

Uno di questi è Rodolfo Liprandi, originario di Trieste ma residente a Varsavia in Polonia, che ha realizzato questa volpe gigante usando soltanto rami di castagni e noccioli.  "Lo scopo della statua è stimolare negli osservatori delle riflessioni in merito alla necessità di tutelare e rispettare la natura” è la spiegazione dell'opera da parte di Rodolfo.

Quando vedo queste opere d'arte generosamente esposte al pubblico, a portata di chiunque, mi domando sempre come facciano a resistere. Con tutti i vandali deficienti che ci sono in giro, cosa costa a un balordo venire qui e darle fuoco? O magari soltanto smontarla? Mi pongo le stesse domande quando vedo il museo agricolo a cielo aperto che si trova nella foresta tra Tornavento e l'aeroporto della Malpensa.

La Strada della Volpe si dipana sul fianco occidentale del Colle Brianza. Una volta giù, l'atmosfera cambia. Niente più stradine bucoliche senza traffico, adesso siamo sulla statalona 51 che porta a Lecco via Lago di Annone.

Auto, camion, capannoni. Siamo ad Oggiono (LC). Meno male che, almeno, abbiamo in faccia il Resegone (1.875 m) innevato di fresco.

Niente di che, sono 4 km in cui Giovanni zig zaga tra le auto ferme in coda come se fosse un messenger di New York e non uno che dice che odia pedalare in città perché è pericoloso. Però ogni volta mi fa impressione come cambi l'atmosfera tra le stradine secondarie che si fanno solo perché sono belle e i drittoni squallidi e larghi che si usano per fare prima. Si ritorna lì, al film Cars. Io questa cosa l'ho vissuta dentro la stessa Milano: negli anni 90 pedalavo tutti i giorni per 30 km per andare all'università e zig zagavo tra le auto a 30 km/h, sulle strade principali. Mai fatto incidenti, mi sembra incredibile. Oggi, quando devo attraversare la città, mi studio il percorso al computer, per fare piste ciclabili e stradine poco trafficate, per cercare di toccare il maggior numero di parchi urbani. Inutile dire che io sono un patito di AbbracciaMi e giri analoghi. Ma non divaghiamo: Giovanni sta per affrontare la quarta salita, quella di Ello.

Due chilometri e mezzo, quattro tornanti, dislivello 135 m, pendenza media 5,5%. Molto scorrevole, ovviamente Giovanni sale col 52. La salita termina nel paese di Ello e, a quel punto, restiamo in "quota" (si fa per dire: 400 m sul mare) fino a prendere una nuova discesa che ci riporta giù, a Oggiono, per poi affrontare in salita la strada della Volpe.

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E di nuovo mi pongo la domanda: ma come fa quella meraviglia a resistere lì senza protezioni?

Basta Colle Brianza

Giovanni mi comunica che è ora di tornare a casa, quindi molla Colle Brianza con la discesa su Santa Maria Hoè (che s'è già fatto due volte in salita) e attacca Montevecchia, in modo da scavalcarla e planare verso Milano, per poi mangiarsi quaranta Kinder fette al latte (e un pollo rafforzante).

Lo scavalcamento di Montevecchia avviene con la sua salita più prestigiosa, il Lissolo, il Tetto Brianzolo. Il cartello lassù indica che fa parte della Coppa Agostoni.

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La Coppa Agostoni si corre a settembre poco prima del Giro di Lombardia. Nel 2023 s'è disputata la 76ma edizione e l'ha vinta Davide Formolo. In passato hanno spiccato nomi enormi come Merckx, Gimondi, Moser, Bugno. Il percorso è una combinazione di anelli da ripetere più volte.

All'ultima edizione son partiti in 136 e si sono ritirati in 58: una strage! Come mai, Giovanni? "I motivi sono tanti. Non è una gara World Tour, per cui vi partecipa anche qualche squadra U23, che su questi percorsi fa fatica. Poi si fa a fine stagione e le pendenze, come hai potuto vedere oggi, non sono simpatiche. Tendenzialmente da luglio/agosto già si contano le energie per arrivare a fine stagione: in una prova del genere, se non stai bene, non riesci a stare in gara. Poi si corre qualche giorno prima del Lombardia che è l'obiettivo più importante dell'autunno, quindi i gregari fanno il loro lavoro e poi si ritirano. Succede spesso". Anche perché, essendo una gara che si disputa su più giri, ritirarsi viene psicologicamente più facile. Ogni volta che passi sul traguardo sai che basterebbe tirare i freni per essere già a portata di doccia...

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Il Lissolo inganna. 2,2 km per 180 m di dislivello fanno oltre 8% di pendenza media, ma è a saliscendi e presenta continui strappi. La foto non rende giustizia (edifici moderni, il furgone) ma il borgo vecchio di Perego è bello.

Bene, il giro è finito. Ci salutiamo e torno a Milano in superstrada, controllando gli specchietti perché ho paura che Magazzù mi tenga la scia pure qua.

Questa è la traccia del giro sul mio Gps Garmin. Si tratta di una Coppa Agostoni spostata più a nord, con tre salite che fanno parte di quella gara: Sirtori, Lissolo e Colle Brianza.

Tirando le somme, di trasferimento andata/ritorno sono circa 70 km, poi s'è fatto le salite di Sirtori, Giovenzana, Colle Brianza, Ello, Piecastello e Lissolo, per un totale di 50 km e 1.160 m di dislivello in salita. In tutto, da casa a casa, fanno 120 km e 1.600 m di dislivello in salita. Come giro in sé non è certo un'impresa, ma se pensate che Giovanni se lo fa quattro giorni alla settimana (se ho capito bene ha un giorno di riposo, mentre il sabato e la domenica è quasi sempre in gara), vengono in mente due cose: a) che con un allenamento simile non può non venire su un missile e b) come fa a reggere mentalmente? Un contro è fare un giro fighissimo... e un conto è farlo tutti i giorni, anche quando piove, quando sei stanco, quando non ne hai voglia, quando gli amici ti invitano a fare un giro in centro. Ovviamente può giocarsi l'ordine delle salite, fare il giro al contrario, aggiungere pezzi o tagliarli, ma resta lo stupore e l'ammirazione per tanta abnegazione. Lui dà una risposta semplice: "Pedalare è la cosa che più mi piace al Mondo, non mi pesa fare così tutti i giorni".

Ciclocross e Ultracycling

Gli piace la strada e gli piace la mountain-bike, quindi ha un potenziale di alto livello nel ciclocross. Ma: "Non l'ho mai fatto e non mi piace. Io amo il caldo, grondare di sudore stando fermi. Lì, soprattutto per allenarsi, bisogna uscire tutto l'inverno. Poi bisogna fare poche ore in bici con tanta intensità, praticamente l'opposto di quello che mi piace".

E l'ultracycling? Confesso un mio pregiudizio: nelle gare di durata estrema vedo la risposta alla nostalgia per il ciclismo eroico di un tempo. Oggi un ciclista professionista sa che ha tappe intense da sei ore al massimo, se sul percorso nevica lo caricano in pullman, se rompe la bici arriva subito l'ammiraglia e gliene dà una nuova. Invece nell'ultraciclismo i partecipanti sono da soli, se fa freddo si coprono e vanno avanti, se arriva il buio accendono i fari e vanno avanti, se spaccano qualcosa riparano... e vanno avanti.

Mi ha colpito molto l'edizione 2024 dell'Atlas Mountain Race, quando l'organizzatore ha detto "sulle montagne nevicherà, io non fermo la corsa ma siate preparati". La foto però si riferisce all'edizione 2023, l'ha scattata l'ottimo Chris McClean e mostra una fase poetica della corsa: la strada è innevata, arriva il buio ma quei due vanno avanti comunque.

Niente arrivo in hotel, massaggio e pasta in bianco, ma si dorme dove capita. Insomma, è tutto il contrario. Per cui il mio pregiudizio è che a Giovanni Magazzù l'ultraciclismo piaccia come a me pagare le tasse. E invece: "Corro in bici perché mi piace andare in bici e mi piace correre, onestamente non mi piace allenarmi ma so che per divertirmi in gara devo allenarmi bene infatti sono anche molto/troppo preciso quando lo faccio. Con l'ultracycling non avrei bisogno di grossi lavori specifici perché il focus è più sul fare tante ore in bici, che è una cosa che mi piace, quindi non avrei problemi. Facendo anche delle gare di ultracycling manterrei pure un po' dell'adrenalina che danno le competizioni.
Ovviamente c'è tanto da soffrire lo stesso, ma è bello, altrimenti giocherei alla playstation, non correrei in bici".

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