Gravel da Cortina a Dobbiaco (e ritorno)

Dalla celebre località sciistica conosciuta in tutto il mondo, fino alla “porta sulle Dolomiti” seguendo l’ex tracciato ferroviario. Tanto sterrato, per la maggior parte in pineta.

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La partenza dall’ex stazione ferroviaria di Cortina. Foto Dino Bonelli

Sono seduto ad un tavolino di legno davanti al mio albergo, mi preparo i sali nella borraccia, guardo la maestosità delle Dolomiti che ho di fronte e penso. Penso a come la vita ci offra svariate possibilità da cui bisognerebbe sempre trarre il massimo. Nello specifico sono a Cortina d’Ampezzo per accompagnare gli amici ultra-runner Michele Graglia e Cody Reed alla Lavaredo Ultra Trail, una gara di 120 km su e giù per queste splendide montagne. Per godere il più possibile di questa opportunità, pedalo con la mia gravel nelle varie direzioni.

L’altro giorno poi, a proposito di trarre il massimo da ogni situazione, entro in un negozio sportivo nel centro di Cortina e nel fare due chiacchiere con il commesso, molto gentile e pratico di sport, andiamo sul discorso gravel. Il feeling umano è immediato e quando mi propone di andare insieme sull’ex tracciato ferroviario, ora splendido percorso off-road, fino a Dobbiaco, accetto al volo. L’appuntamento fissato con Giulio, il commesso, è per le dieci davanti alla stazione dei bus, anche questa recuperata dalla vecchia stazione dei treni. Giulio, che di cognome fa Ravenna, ha 57 anni, un fisico molto sportivo che lo porta ad essere anche istruttore di parapendio, un trail runner ed un ottimo sciatore, va in gravel da 6 anni e su queste biciclette sa praticamente tutto.

Questa ciclovia si estende anche nella direzione opposta, verso il fondovalle, ma in versione completamente asfaltata.

Ci s’incontra precisi e altrettanto precisi si parte verso la ciclabile nella direzione contraddistinta da un’edicola. Questa ciclovia si estende anche nella direzione opposta, verso il fondovalle, ma in versione completamente asfaltata. Abbiamo pattuito una giornata alla scoperta del territorio, specie per me, e qualche foto. Niente stress, niente competizione, e quindi, nonostante i primi due chilometri, ancora stretti, asfaltati e serpeggianti tra le lussuose ville di Cortina, procediamo affiancati.

Poi il nostro cammino diventa più largo e sterrato, leggermente ghiaioso, immerso nel verde di una vegetazione principalmente composta da alte conifere. La giornata è soleggiata e bellissima, ma le temperature sono quelle fortunatamente fresche che la montagna sa regalare anche d’estate. In giro ci sono molti ciclisti, per lo più con l’e-bike, ma anche diverse gravel.

L'azione del biker si staglia nell’azzurro cristallino di uno dei 3 laghi che s’incontrano lungo il percorso. Foto Giulio Ravenna

Da un versante all'altro

La striscia di sterrato sale serpeggiando dolcemente sotto lo sguardo vigile delle falesie rocciose, un paio di ponti e un paio di gallerie spostano il percorso da un versante all’altro delle montagne. Un primo laghetto, bello ma leggermente limaccioso, ce lo lasciamo scorrere sulla destra, continuando a pedalare in questa leggera salita che, in una quindicina di chilometri, dai 1.224 metri di Cortina ci porta ai 1.529 metri del passo Cimabanche.

Qui per alcuni chilometri siamo sullo spartiacque tra Veneto, da cui arriviamo, e Trentino-Alto Adige là dove andiamo, incastonati tra il massiccio della Croda Rossa d’Ampezzo a nord e quello del Cristallo a sud. Un lungo falsopiano, con leggere pendenze verso il basso, percorso anche da una strada asfaltata discretamente trafficata che ci fa godere del fatto che sulla nostra via l’unico traffico che c’è e quello dei ciclisti e di qualche camminatore, ci conduce allo splendido lago di Landro. L’acqua cristallina invoglierebbe al bagno, come d’altra parte sta facendo diversa gente probabilmente arrivata qui in macchina con il solo scopo della balneazione.

Giulio, istruttore di parapendio, trail runner e ottimo sciatore, va in gravel da sei anni e su queste biciclette sa praticamente tutto.

Noi, impavidi, non ci facciamo attrarre dal desiderio, ci fermiamo solo per una foto ricordo e ripartiamo di buona lena. Una buona lena soprattutto suggerita dalle pendenze, ora finalmente a nostro favore. Verso il ventesimo chilometro dal nostro via, fuori dall’ennesimo boschetto di conifere e nel bel mezzo di un prato fiorito, sulla destra, leggermente in lontananza, la splendida e inconfondibile sagoma delle Tre Cime di Lavaredo si staglia su un cielo che incomincia ad esser chiazzato da qualche nuvola.

Altri 7-8 chilometri circa e l’azzurro del lago di Dobbiaco incomincia a farsi vedere nella nostra visuale. Il lago, un gioiello d’acqua cristallina con la vaga forma di una pera, è quasi completamente circondato da una stretta ciclopedonale ghiaiosa, dico “quasi” perché arrivando dall’alto ne scorgo solo tre quarti ma deduco dal flusso dell’utenza in movimento che lo sia per intero. Noi decidiamo di percorrerlo sulla sinistra scendendo, benché il calpestio della strada sia più ruvido e tortuoso che sull’ex tracciato ferroviario che lo costeggia sulla sponda opposta.

Il fondo gravel dell’ex tracciato ferroviario. Foto Dino Bonelli

Panorama da cartolina

Ad un altro bivio, più piccolo, vedo Giulio andare a destra, a bordo lago, mentre io prendo l’altra via che lo segue in parallelo ma leggermente più in alto. La mia scelta è dettata dalla curiosità professionale del reporter che c’è in me, non a caso anche in bici sono sempre in giro con una piccola Canon mirrorless nel taschino. Curiosità appagata in pieno, sia dalla globale e strabiliante visione panoramica, sia dalle tante situazioni visive che si vanno a creare entrando nell’ennesimo boschetto.

In basso, infatti, tra le linee nere dei tanti tronchi che mirano al cielo, e sullo sfondo turchese dell’acqua, la sagoma asciutta di Giulio, annerita nell’ombra, da quel movimento necessario a render vivo un quadretto altrimenti forse troppo bello e irreale.

Il ritorno, totalmente sulla linea dritta al tempo concepita per il treno, è da godere con una diversa prospettiva, altrettanto incantevole.

Ci ricongiungiamo, facciamo qualche foto, ci fermiamo a bere un caffè in uno dei tanti graziosi bar che sorgono su una piccola fetta di costa e poi ripartiamo. Con uno scatto felino, ma non credo che i felini pratichino il gravel, anticipo il mio compagno di avventura per fermarmi poi nei pressi di una grossa catasta di tronchi tagliati ed immortalarlo nel suo intercedere.

Siamo oramai ad un paio di chilometri dall’asfalto che in un non nulla ci porta sotto il bel campanile del centro di Dobbiaco, a quota 1.241 m. Un ottimo panino nel bar della piazzetta, dove rimaniamo affascinati dai bei modi di fare, dal sorriso e dalla gentilezza delle due ragazze di servizio, diventa il nostro giro di boa. Il ritorno, fatto a ritmi più sostenuti, con molte meno tappe, e totalmente sulla linea dritta al tempo concepita per il treno, sarà una sfilata di cose già viste da godere con una diversa prospettiva, altrettanto incantevole.

Arrivati alla stazione dei bus di Cortina, il mio Garmin mi dice che abbiamo fatto 64 km, di cui 56 di piacevolissimo sterrato, aggiungo io, e per un 80-85 % in pineta. Great day this gravel day, thanks Giulio.

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