Guerra ai bikers, ecco cosa ne pensa il campione italiano di Downhill

Le mountain bike sono al centro di aspre polemiche dopo il boom nella pratica delle "discese veloci" all'interno dei parchi urbani. Sono nati comitati e petizioni che denunciano rischi per la sicurezza dei pedoni e degli stessi ciclisti. Abbiamo chiesto al campione italiano di downhill Davide Palazzari di aiutarci a capire meglio la sua disciplina.

1/3

Davide Palazzari in azione durante una discesa (Foto di Francesco Colombo)

Pericolosi e rovinano i parchi. Sono queste le accuse rivolte ai ciclisti che, in sella alla loro mountain bike, vanno in cerca di discese adrenaliniche nei parchi cittadini. Negli ultimi mesi, con la riduzione degli spostamenti legati ai lockdown e alle zone rosse, c'è stato un aumento rilevante dei frequentatori di parchi urbani, con inevitabili problemi di convivenza. Vi abbiamo già dato conto della polemica che imperversa al Parco del Monte Stella a Milano, la famosa collinetta di San Siro, dove è stata recentemente lanciata una petizione contro i bikers, accusati di rovinare i sentieri e mettere in pericolo i pedoni. Non solo, è stato anche sollevato il tema della sicurezza: oltre ad essere un pericolo per gli altri, secondo i detrattori, i riders sono accusati di mettere a repentaglio anche la propria incolumità. A soffiare aria sul fuoco, purtroppo, nei giorni scorsi è accaduto anche un brutto incidente: un ragazzo di 15 anni, proprio mentre si divertiva lungo una delle discese di una collinetta del Parco Nord, nella periferia milanese, è caduto picchiando violentemente la testa e rimanendo in gravi condizioni. Ne sono seguite nuove polemiche e un inasprimento dei controlli da parte delle guardie ecologiche volontarie, che hanno iniziato pattugliamenti più serrati per monitorare l'eventuale costruzione di piste abusive e ricordare a tutti gli amanti della mountain bike che nel parco è vietato uscire dalle piste ciclabili.

Ma il downhill è davvero così pericoloso? E' una disciplina per gente un po' folle amante del brivido? L'abbiamo chiesto a Davide Palazzari, 25enne campione italiano 2020 di downhill, che ha voluto fare chiarezza e invitare alla scoperta di questa disciplina particolare, andando oltre ai pregiudizi e alle facili polemiche.

Davide Palazzari con la sua bici

Davide, cosa ne pensi di questo boom del downhill nei parchi?

Prima di tutto bisogna specificare che spesso si parla di downhill un po’ a sproposito. Questa disciplina è molto tecnica, ha ancora un mercato limitato e le biciclette specifiche sono difficili da usare normalmente, dato che non si riesce a pedalare bene in salita. Il boom c’è stato più che altro nel settore dell’elettrico o nel campo delle bici da enduro che poi vengono usate ovviamente anche per le discese in natura o nei parchi. Ma non di dovrebbe parlare di downhill in questi casi, perché il downhill puro si fa in pista, è una sorta di formula uno della mtb.


Il downhill è discesa assoluta, c’è qualcosa di più estremo?

A volte passa l’idea che noi siamo dei pazzi che amano rischiare la vita. Non è così: nel downhill ci vuole molta più testa di quanto si pensi, c’è dietro molta riflessione prima di ogni singolo passaggio o di un salto. Per questo è fondamentale avvicinarsi alla disciplina con gradualità e pensando bene a quello che si sta facendo. Non c’è mai improvvisazione. Il primo giro su una pista che non si conosce si va sempre piano, perché non sai quello che puoi trovare, serve a controllare e memorizzare i passaggi impegnativi.


Però non si può controllare tutto, e se qualcosa va storto?

Solo l’esperienza ti rende in capace di gestire gli imprevisti, saper cosa fare quando le cose si mettono male, e nel caso anche saper cadere. Cadere fa parte del gioco quando ci si spinge oltre i limiti, ma nessuno lo fa volontariamente o per il gusto di osare. Bisogna sempre alzare l’asticella gradualmente, in funzione delle proprie capacità. Ci sono anche i guasti tecnici, ma sono rari e molto difficili da prevedere. Importante però è controllare sempre dopo ogni uscita che la bici non abbia subito danni, che non ci siano piccole crepe.

Il downhill non è una disciplina da pazzi, dietro a quello che facciamo c’è molta pratica, molto allenamento e studio


Non è uno sport per chi ha il gusto di farsi male, quindi?

Assolutamente no: questo sport non vuol dire farsi male, ci mancherebbe, nessuno vuole farsi male! E mi dispiace che si pensi così, c’è molto pregiudizio, soprattutto tra i genitori. Si pensa che il downhill sia una disciplina da pazzi che vanno ad ammazzarsi, ma non è così: dietro a quello che facciamo c’è sempre molta pratica, molto allenamento e studio. Certo il rischio c’è ma non è più rischioso di altre discipline anche molto popolari, come il calcio: sì, ci sono calciatori che in carriera hanno avuto molti più infortuni importanti.


Cosa ne pensi di chi compra una bella bici e si lancia giù dalle discese senza pensarci?

Penso che ci voglia buon senso: con 10mila euro mi posso comprare una bici fantastica, ma non l’abilità di usarla. Bisogna sempre andare per gradi, anche con una superbici. Il mio consiglio è di cercarsi una squadra, un’associazione sportiva, con internet ormai è facile trovarle, avvicinarsi così gradualmente e iniziare a partecipare a eventi e gare, confrontandosi con gli altri più esperti si impara tantissimo.

Penso che ci voglia buon senso: con 10mila euro mi posso comprare una bici fantastica, ma non l’abilità di usarla.

Dunque, se sul fronte sicurezza bisogna avere un po’ di prudenza e cautela in più, resta tuttavia il problema dell’uso dei parchi, sempre più attuale in questi giorni. Qual è la tua opinione?

Il conflitto si è reso inevitabile con il numero crescente di frequentatori della mountain bike, in particolare durante questi mesi di pandemia. Non voglio difendere i rider, penso non sia una grande idea fare discese troppo veloci nei parchi urbani delle grandi città, sempre molto frequentati da famiglie e bambini, ma li capisco perché non ci sono molti altri posti dove andare, soprattutto in periodi di zona rossa con gli spostamenti limitati. Se ci fossero delle strutture adeguate, la gente andrebbe lì. Spesso sono le istituzioni che fanno orecchie da mercante, ignorano queste esigenze e poi è inevitabile che si producano conflitti. Ci sono tanti strumenti, da una regolamentazione dei sentieri, divisi tra pedoni e bici, alla costruzione di veri bike park comunali come avviene all’estero. Questo è uno dei motivi per cui la pratica del downhill è carente in Italia rispetto alle altre nazioni, proprio perché mancano le strutture pubbliche. Mi auguro che in futuro l’attenzione da parte degli amministratori cambi, voglio vedere nuove generazioni di giovani avvicinarsi a questo sport.

Spesso sono le istituzioni che ignorano queste esigenze e poi è inevitabile che si producano conflitti: ci vogliono più strutture adeguate

1/2

Davide Palazzari in azione durante una discesa (Foto di Eleonora Mura)

© RIPRODUZIONE RISERVATA