di Filippo Cauz - 07 luglio 2015

In Tour: Rodriguez e il suo muro

Giornata di cadute e di passione al Tour, con la vittoria finale di Rodriguez e la maglia gialla che passa a Froome. Come per ogni tappa, scegliamo tre dei protagonisti di giornata, per raccontare la storia della corsa.

In tour: rodriguez e il suo muro

Doveva essere una giornata splendida, questo primo omaggio del Tour 2015 alle classiche, con l’arrivo sul traguardo della Freccia Vallone, e invece è una giornata funestata da una caduta delle peggiori, in rettilineo e con il gruppo lanciato ad alta velocità. Una caduta che lascia per strada diversi ritirati e una scia di polemiche francamente superflue per la gestione dei momenti da parte della giuria. La giornata fortunatamente si risolleva con quel finale che premia Joaquim Rodríguez e smuove le acque tra i favoriti. Da una tappa così intensa, scegliamo come sempre tre protagonisti, tra chi vince e chi è costretto a tornare già a casa.

In salita
Il Tour arriva in cima al Muro di Huy, respira i sapori delle classiche di primavera, e non può che essere un protagonista di quelle classiche ad alzare le braccia al cielo. Joaquim Rodríguez in cima a Huy, traguardo conclusivo della Freccia Vallone sulla più classica di quelle rampe che sembre hanno esaltato il corridore catalano, è arrivato per due volte secondo (nel 2010 e 2011) e al terzo tentativo primo (nel 2012), poi sono iniziate stagioni sfortunate per lui, fatte di cadute e infortuni, e di troppi piazzamenti, quelli che hanno fatto di Purito un corridore noto più per le vittorie mancate che per i trionfi. Anche questo Tour era iniziato male per lui, disperso tra il vento e le difficoltà a cronometro, un motivo in più per gustarsi con ancora più piacere questa vittoria e godersela come un buon sigaro, da conservare per feste migliori a Parigi.

In discesa
Alla partenza da Utrecht, Fabian Cancellara ci ha tenuto a ricordare a tutti che questo sarebbe stato il suo ultimo Tour de France. Ma difficilmente avrebbe immaginato che questa sua ultima Grande Boucle sarebbe durata tre giorni. Un Tour brevissimo fatto di gioie e dolori, con una maglia gialla inattesa sul traguardo di ieri e una caduta troppo brutta per essere vera, questo pomeriggio. Si è rialzato anche da questa caduta, Cancellara in maglia gialla. Si è rialzato acciaccato e confuso, e ha pedalato sofferente fino al traguardo. Soltanto lì ha scoperto di avere due vertebre rotte, ancora una volta, come tre mesi fa ad Harelbeke, e ha preparato i bagagli per tornare a casa. Tre giorni forse sono troppo pochi, per un’ultimo Tour.

In Tour
Micheal Matthews ha tagliato il traguardo di Huy 21’38” dopo Rodríguez. E fin qui non ci sarebbe nulla di strano, per un corridore non tagliato per questo arrivo e pesantemente acciaccato dopo la brutta caduta che ha caratterizzato la tappa. Il fatto anomalo è che pure il penultimo corridore al traguardo era arrivato già da oltre sette minuti. Ventuno minuti non sono pochi; nel ciclismo non si sta mai ad aspettare e nel momento in cui Matthews ha tagliato il traguardo è probabile che fossero già quasi terminate persino le premiazioni. Il pubblico di Huy, però, era ancora tutto a bordo strada ad applaudire la sofferenza di un ragazzo che di successi importanti ne ha raccolti già parecchi, e altrettanti ne troverà sulla sua strada, ma intanto oggi impara che un grande corridore non lo si misura solo con le vittorie, ma anche con la tenacia.

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