di Filippo Cauz - 11 luglio 2015

In Tour: Festa francese sul Mur de Bretagne

Nel cuore ciclistico della Bretagna, il Tour trova la prima vittoria francese con Alexis Vuillermoz, mentre Vincenzo Nibali perde qualche secondo dalla maglia gialla di Chris Froome. Ecco i nostri personaggi e la nostra giornata sulle strade di Francia.

In tour: festa francese sul mur de bretagne

Il Tour approda nel cuore ciclistico della Francia, la Bretagna e il suo Mur de Bretagne, e qui trova la prima vittoria di tappa di un corridore transalpino. Vince Alexis Vuillermoz e vince benissimo, attaccando a più riprese e regolando il gruppo dei migliori in cui la maglia gialla Chris Froome guadagna qualche secondo ulteriore nei confronti di Vincenzo Nibali.

In salita
La prima vittoria francese di questo Tour è di un corridore in rampa di lancio come Alexis Vuillermoz. Passato professionista nel team Sojasun dopo una buona carriera nella mountain bike, Vuillermoz aveva rischiato di restare a piedi con la chiusura della squadra, finchè non ha trovato un finanziatore che ne coprisse l’ingaggio alla Ag2r. Da allora la sua carriera è stata un costante miglioramento, dall’11° posto al Giro del 2014 al 6° alla Freccia Vallone di questa primavera, fino a una prima vittoria esaltante come sul Mur de Bretagne, dove Vuillermoz attacca sulla parte dura, tira il fiato e ri-attacca di nuovo nel finale, lasciandosi dietro l’élite del ciclismo mondiale.

In discesa
Una tappa all’insegna della lunga attesa di quei 2 chilometri finali, rivelatisi -come prevedibile- non abbastanza duri per dire qualcosa tra gli uomini di classifica. O almeno tra i primissimi, perchè dietro qualche eccezione c’è. E se i 15” pagati di Thibaut Pinot non stupiscono più, e pure i 20” di Romain Bardet incideranno poco, chi può essere ritenuto lo sconfitto di giornata è Vincenzo Nibali, che mentre Froome tirava il gruppetto e Contador e Quintana si nascondevano per bene, si sfilava lentamente dalle ultime ruote e lasciava sulla strada dieci secondi. Numericamente sono pochissimi, ma il segnale, alla vigilia delle grandi montagne, non è dei migliori per un corridore che sul Tour ha incentrato il 100% della propria stagione.

In Tour
Bartosz Huzarski si sta ormai ricavando un posto tra i grandi fuggitivi del ciclismo contemporaneo: armato di una caparbietà rara e di ottime doti da passista, il polacco quando trova lo spazio per attaccare difficilmente passa inosservato. Dal mondiale di Firenze 2013, quando trascorse l’intera giornata in fuga, sotto il diluvio, addirittura fino al penultimo giro, al Tour dell’anno passato, dove i chilometri macinati in fuga gli prosciugarono letteralmente le gambe. Ad andare in fuga di oggi doveva tenerci parecchio, visto che ne ha fatte addirittura due: prima con Chavanel, Sicard e Perichon, poi con Bak e Golas. Entrambe le azioni non sono andate a buon fine, ma non si può dire che Huzarski non ci abbia provato, anche oggi.

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