Gli italiani fanno la storia alla Parigi-Roubaix: Colbrelli trionfa, bronzo della Longo Borghini nella prima femminile

Un altro weekend memorabile per il ciclismo italiano. Sonny Colbrelli è entrato nella leggenda trionfando nella "Regina delle Classiche", l'"Inferno del Nord", la corsa monumento che è forse la più dura di tutte: la Paris-Roubaix. Il giorno precedente, nella prima gara femminile della storia di questa gara epica, l'italiana Elisa Longo Borghini è arrivata terza.

L'arrivo sul traguardo delle maschere di fango (foto Fabien Boukla / A.S.O.)

L'italiano Sonny Colbrelli ha fatto la storia vincendo con uno sprint sul filo del rasoio la mitica gara della Parigi-Roubaix. Partiamo dalla fine. Da quel fotogramma subito oltre la linea del traguardo. Tre statue di fango, grige, quasi irriconoscibili, con divise senza più colore, ricoperte da una crosta di fatica lunga 257 km. Quello al centro ha le braccia alzate e i pugni stretti, la bocca che si apre in un urlo di gioia incontenibile: è Sonny Colbrelli. Alla sua sinistra, qualche centimetro più indietro, un'altra ombra di se stesso, sfinita: il viso è una maschera greca, una smorfia impastata di stanchezza e risentimento, la mano destra si stacca dal manubrio e picchia il pugno come a dire: dannazione! Il secondo è il belga Florian Vermeersch. Sull'altro lato di Colbrelli, c'è invece un corridore che non si vede in viso, la testa è piegata, lo sguardo basso, nascosto: nonostante il fango, le forme longilinee svelano che si tratta dell'olandese Mathieu Va der Poel, alla partenza uno dei favoriti, che ora piange di delusione l'ennesima sconfitta. E' terzo.

Una gara già dura, resa ancora più difficile dalla pioggia, dal vento e dal fango (foto Pauline Ballet / A.S.O.)

Ma zoomiamo qualche giro di ruota più indietro: la quarta maschera che annaspa dando tutto per quegli ultimi metri è un altro italiano, Gianni Moscon. E' stato lui uno dei protagonisti, con una gara incredibile: è stato lui, "il trattore della Val di Non", a partire in allungo a circa 53 km dal traguardo. Ma contro non bastavano la pioggia, il vento, il fango e quei ciottoli infernali diventati scivolosi come lastre di ghiaccio. Ci si è messa anche la sfortuna: passata la boa dei 30 km dalla fine, Moscon fora; veloce cambia bici, rimane in testa. Ma qualcosa non va, con quella bici diversa sembra non avere più lo stesso controllo, fatica a stare in piedi. Cade. Riparte ed è ancora primo. Ma non va più allo stesso modo, viene ripreso a metà del Carrefour de l'arbre, proprio dal suo connazionale, Colbrelli.

Le lacrime di gioia di Colbrelli (foto Pauline Ballet / A.S.O.)

Il ruolo da protagonista diventa d'ora in poi di quest'ultimo: mancano poco meno di 16 km, il "Cobra" bresciano dà una grande accelerata, non lo mollano gli altri due, il belga e l'olandese: il trio vola via. A entrare per primo nel mitico velodromo André-Petrieux di Roubaix è Van der Poel, ma Vermersch e Colbrelli sono lì con lui. E' testa a testa. I corridori, dopo quella gara estrema di oltre 6 ore, resa ancora più dura dalle intemprerie autunnali, non hanno più niente in corpo eppure trovano altre energie: le riversano uno contro l'altro, l'ultima sferzata è una pioggia di dolore e grinta, finché tutto si decide nei 20 metri finali: è un attimo, il sorpasso che vale la leggenda. Secondi senza fiato, poi è solo braccia alzate e quell'urlo di Colbrelli che spezza il cielo francese come un tuono, a metà tra risata pazza e ruggito di gioia. Il vincitore si butta per terra, si rotola con le mani sul caschetto, incredulo, esaltato: "Che cosa ho fatto?!". Il tempo di riprendersi, di rimettersi in piedi, prende la sua bici e la alza verso l'alto: un omaggio per ringraziarla di essere arrivata al traguardo senza guasti meccanici. "Sono molto felice, ho vinto alla mia prima Parigi-Roubaix. Questo 2021 e' il mio anno" - ha commentato a caldo il 31 enne della Bahrain Victorius, quest'anno già campione italiano ed europeo - "Quando la corsa è scoppiata ad Arenberg ho seguito Van der Poel. Moscon Andava molto forte, ma dietro abbiamo fatto un lavoro tutti insieme. Anche allo sprint ho seguito Van der Poel. E' stata una Roubaix super difficile per le cadute e lo stress, bisognava sempre stare davanti". Alla fine i giornalisti gli chiedono se questo è il momento più bello della sua vita: "Vincere qui è immenso... ma il momento più bello rimangono i miei figli".

"Colbrelli merita tutto il successo che sta riscuotendo in questa stagione, perché è un ragazzo serio che ha dimostrato grande professionalita', costanza e determinazione nel continuare a credere nelle sue capacita', raccogliendo adesso il frutto del grande lavoro che fatto" ha commentato così la vittoria alla Parigi Roubaix Cordiano Dagnoni, presidente della Federciclismo - "Lo conosco sin da ragazzo e ne ho sempre apprezzato le qualità. E' una pedina importante del nostro ciclismo e sta regalando grandi soddisfazioni ai tifosi. Continua per il ciclismo italiano questo anno fantastico. Un anno che non vorremmo finisse mai. Le classiche monumento rappresentano il momento più alto per il nostro sport ed anche se non in maglia azzurra la vittoria di un atleta italiano ci rende felici e inorgoglisce il nostro Paese". Mentre su twitter il presidente del Coni Giovanni Malagò, ha scritto: "Immenso Sonny Colbrelli. Mette la firma sulla Paris Roubaix 2021 con una gara da campione assoluto, regalando all'Italia un successo che mancava da 22 anni. Epico: piu' veloce di tutti, piu' forte di tutto. Un'altra perla del magico 2021 della Federciclismo e dello sport italiano!".

La prima edizione della Parigi -Roubaix femminile

Il podio della prima gara femminile nella storia della Parigi-Roubaix (foto Fabien Boukla / A.S.O.)

Il giorno prima, al sabato, la Storia era stata fatta in modo corale, prima ancora che dalle singole atlete. Per la prima volta da quando è nata questa gara mitica nel 1896, si è corsa una Parigi-Roubaix femminile. Anche questa è stata una gara epica e durissima, dominata dall'inglese Lizzie Deignan, che ha tagliato il traguardo per prima dopo 81 km di fuga solitaria su 116 km totali del percorso, dei quali 29 sui tratti in pavé che rendono questa gara tanto celebre. Quando la 32enne giunge al traguardo, a catturare l'attenzione è il rosso delle sue mani: non solo lo smalto brillante delle unghie, ma anche il rosso del sangue sui palmi causato delle piaghe aperte per le vibrazioni sul manubrio.

Uno dei tratti di pavé del percorso femminile (foto Fabien Boukla / A.S.O.)

Ma protagonista è anche il rosso del tricolore della maglia di Elisa Longo Borghini, che conquista uno storico terzo gradino del podio. La campionessa italiana ha lavorato insieme alla compagna e amica, dato che entrambe corrono per la stessa squadra, la Trek Segafredo, ma non è riuscita a resistere all'attacco finale dell'olandese Marianne Vos, che le ha strappato la medaglia d'argento. Da segnalare anche il quinto posto di Bastianelli e il nono di Cavalli, mentre la campionessa del mondo Elisa Balsamo è caduta. "Il ciclismo femminile e' a un punto di svolta e questo fa parte della storia", ha detto la vincitrice, Lizzie Deignan. "Sono cosi' orgogliosa di poter dire che sono la prima vincitrice in assoluto". Elisa Longo Borghini ha voluto fare le congratulazioni a tutte le atlete che hanno partecipato a questa corsa storica. "Sono super felice per la vittoria di Lizzie Deignan - ha scritto su instagram la piemontese - e per tutta la performance della Trek Segafredo in questa prima assoluta della Parigi Roubaix Femmes. E' stato bello concludere sul terzo gradino del podio".

© RIPRODUZIONE RISERVATA