Le bici italiane e l'avvento dei fondi private equity

Cosa sono questi fondi e come agiscono nei confronti dei marchi acquisiti? Perché proprio ora avvengono queste acquisizioni?

Illustrazione Mohamed Hassan

Il mondo dell’industria sportiva (e non solo) italiana sta vivendo una fase nella quale vi sono sempre più fondi di private equity (PE) che stanno subentrando in toto o in parte ad aziende storiche nazionali.

Cosa sono questi fondi e come agiscono nei confronti dei marchi acquisiti? Perché proprio ora avvengono queste acquisizioni? Quali marchi storici del panorama bici sono stati acquisiti e quanti ne rimangono fuori da questo vorticoso cambiamento di proprietà? E, infine, è un fattore positivo per l’utenza?

Nuova linfa

Con il private equity un investitore istituzionale, che a sua volta investe in fondi di altri investitori istituzionali o di privati di dimensioni elevate, rileva quote di una società (target) acquisendone le azioni e apportando, quindi nuovi capitali. Generalmente le società target non sono società quotate in borsa e presentano un’elevata capacità di generare flussi di cassa costanti e altamente prevedibili, ovvero importanti tassi di crescita potenziale.

Chi effettua l’investimento si propone di disinvestire nel medio-lungo termine realizzando una plusvalenza dalla vendita della partecipazione azionaria.

Gli operatori di Private Equity non apportano solo capitale finanziario, ma anche capitale umano. Il loro scopo è di entrare nella società attraverso l’investimento di capitale di rischio e di far crescere l’azienda grazie all’esperienza maturata nei vari settori.

Questo tipo di investimenti raggruppa un ampio spettro di operazioni, in funzione sia della fase del ciclo di vita aziendale in cui si trova l’azienda target durante l’operazione, che della tecnica di investimento usata.

Se gli operatori entrano nel capitale dell’impresa attraverso operazioni di early stage finalizzate a finanziare la sperimentazione di una nuova idea (seed) e la nascita di una nuova impresa (start-up) si parla più precisamente di venture capital (VC).

Gli operatori di private equity invece entrano nel capitale di un’impresa con un ciclo di vita successivo a quello iniziale in funzione degli obiettivi di investimento; si distinguono tre tipologie di operazioni: expansion, replacement e buyout.

L’operazione di expansion è rivolta a sostenere la crescita e l’implementazione di progetti di internazionalizzazione, partnership e joint-venture in aziende già esistenti attraverso un aumento di capitale. Le altre due operazioni sono attuate non per aumentare il capitale, ma per modificare l’assetto proprietario, come ad esempio in vista di un passaggio intergenerazionale. Con il replacement, il fondo di private equity sostituisce una parte dell’azionariato di minoranza. L’operazione di buyout permette al fondo di entrare nel capitale di rischio dell’impresa rilevando una quota di maggioranza assumendone quindi il controllo totale.

Bici: i numeri dell'Italia

Perché il mondo PE è interessato in misura consistente al pianeta “bici”?

L’ecosistema del mondo bicicletta sviluppa 1,9 mld di ricavi annui nel 2019 e 17.000 addetti (fonte 2021 Ecosistema del mondo bicicletta Ufficio studi Banca Ifis).

La ripresa nel biennio 2018-2020 è stata corposa, a dispetto della pandemia, ed è quantificata in un +20% rispetto al biennio precedente e trainata anche dal fenomeno e-bike (+29%). Le biciclette vendute in Italia sono state 2.010.000 nel 2020 (+17% vs 2019) delle quali 1.730.000 biciclette tradizionali (+14% vs 2019) e 280.000 e-bike (+44% vs 2019).

Dal punto di vista geografico il 65% della filiera della bicicletta si concentra in 4 regioni: Lombardia (22%), Veneto (19%), Piemonte (14%) ed Emilia-Romagna (10%). I 5 megatrend individuati dall’indagine sull’Ecosistema bici sono: trasformazione delle catene di fornitura, fenomeno e-bike, innovazione, cicloturismo, impatto ambientale. Entriamo nel dettaglio.

- Le catene di fornitura si trasformano; in pratica si è assistito che la dipendenza dall’estero ha determinato nel 2020 tempi di attesa anche di 300 giorni delle forniture di componentistica in Europa. I produttori europei di componentistica (25% la quota di mercato Italia) si sono posti come obiettivo una minore dipendenza dalla fornitura extra-europea e di triplicare fino a 6 mld di euro nel 2025 il valore prodotto.

- Il fenomeno e-bike cresce e molto. La crescita delle vendite in Europa è guidata dall’e-bike, che entro il 2030 si stima rappresenterà oltre la metà del mercato. Negli ultimi 5 anni in Italia, l’e-bike ha quintuplicato le vendite di biciclette, passando da poco più di 50.000 pezzi annui ai 280.000 del 2020 che rappresentano il 14% del totale venduto. L’80% dei distributori prospetta un aumento delle vendite di e-bike anche nel biennio 2021-2022 e il 90% dei produttori è sicuro del fatto che l’e-bike sarà una vera rivoluzione duratura nel mondo della mobilità.

- L’innovazione trasforma la bicicletta. Nonostante le complessità del 2020, nove aziende su dieci hanno aumentato o lasciato stabili i fondi dedicati agli investimenti. Infatti, il 32% ha aumentato la quota destinata agli investimenti mentre il 59% l’ha lasciata invariata. Solo il 9% ha ridotto gli investimenti.

- Il ciclismo amatoriale e il cicloturismo sono in ascesa: nel 2020 la vendita delle bici in Italia ha superato la soglia dei 2 mln di pezzi, il miglior risultato degli ultimi 22 anni. Dal 2000 in poi la quota di import è cresciuta, ma negli ultimi 5 anni ha ridotto la sua incidenza: soddisfano il 35% della domanda rispetto al 41% del quinquennio precedente. Sono 10,7 milioni gli italiani appassionati di ciclismo: pari a circa il 21% della popolazione. La regione con la maggiore presenza è la Lombardia che concentra il 18% di appassionati. Sono quasi 4 milioni i praticanti amatoriali di ciclismo sportivo e i cicloturisti. In più Il ciclismo sportivo amatoriale gioca un ruolo rilevante nel mercato della bicicletta determinando il 50% della produzione e delle vendite.

- L’attenzione all’impatto ambientale

è diffusa infatti quasi l’80% dei produttori adotta misure per ridurre tale impatto, 7 su 10 sono impegnati nel riciclo. Le imprese della produzione attive in progetti di circular economy (24% del totale) la applicano prevalentemente su prodotti e processi esistenti.

Industria che attrae

Nell’ambito di una veloce panoramica del mercato nazionale molti marchi prestigiosi (Bianchi, Colnago, Cinelli, Pinarello, Fondriest, Atala, Torpado) nell’ultimo ventennio (ma prevalentemente negli ultimi 5 anni) sono stati acquisiti totalmente da proprietà estere con una parte rilevante di fondi d’investimento private equity.

Viene da chiedersi perché i fondi di private equity siano così interessati al mondo bici. Due i motivi principali. In un’ottica di diversificazione e di grossa liquidità da investire sui mercati l’industria bici diventa attrattiva sia per i multipli di tutto rispetto e soprattutto perché tali risultati sono arrivati anche in un periodo di crisi economica come quello pandemico, e ci si può aspettare per il biennio 2021-2022 che continui a crescere (secondo l’indagine Ecosistema del mondo bicicletta Ufficio studi Banca Ifis per il 44% degli addetti ai lavori).

In secondo luogo, il mondo della mobilità sostenibile è in costante crescita proprio e anche per i motivi pandemici: diminuzione dell’uso dei mezzi pesanti per frenare l’inquinamento, dei mezzi pubblici per diminuire le possibilità di contagio, aumento vertiginoso dei prezzi di produzione e affini (auto, benzina, gasolio), focus e quindi investimenti del PNNR (il Piano nazionale di ripresa e resilienza) proprio nell’ecosostenibilità.

I fondi di PE fanno dunque bene all’industria bici in generale? Per molti aspetti la risposta è affermativa (capitali nuovi, internazionalizzazione), ma rischiano di snaturare un po' i marchi classici e storici con prodotti più di marketing e in crescita (come e-bike). In contrapposizione a questo spostamento di offerta da parte di produttori che sono stati acquisiti verso logiche più di mass market, c’è comunque un‘emergere di nuovi marchi molto focalizzati su prodotti tecnologicamente avanzati e/o marchi storici valorizzati da iniziative imprenditoriali di nicchia, ma sempre ad alto contenuto tecnologico/stilistico.

Segno che la creatività italica è ben lungi dall’essersi esaurita.

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