L’Italia non è un paese per bici: i numeri che lo confermano

Il nostro Paese investe 100 volte di più sull'auto che sulla bici, e infatti le città italiane sono ancora poco ciclabili. Lanciata una petizione per chiedere di colmare il gap con le grandi città europee

Un tratto di pista ciclabile a Bolzano (Foto di Davide Mazzocco)

Nel dossier L’Italia non è un paese per bici realizzato da Clean Cities, FIAB, Kyoto Club e Legambiente c’è un dato che più di ogni altro rende l’idea di quale sia l’investimento fatto dagli ultimi governi per alleggerire la mobilità e favorire le politiche sulla ciclabilità: a fronte di 98,6 miliardi di euro investiti per il settore automotive e le infrastrutture stradali (anche di quelle promiscue di cui beneficia parzialmente anche chi pedala), soltanto 1,2 miliardi sono stati stanziati per bonus bici e ciclabili urbane ed extraurbane. Pur essendosi impegnata a ridurre le emissioni climalteranti del 55%, l’Italia non sta legiferando a favore di una decarbonizzazione del settore dei trasporti.

La ciclabilità in Italia resta molto lontana dagli standard delle città del Nord Europa: le città italiane hanno una media, secondo i dati Istat, di 2,8 km di ciclabili per diecimila abitanti, con grandi disparità territoriali, da zero km in molti capoluoghi del Centro-Sud ai 12-15 km di Modena, Ferrara, Reggio Emilia, considerando i chilometri medi, superiori, di Helsinki (20 km/10.000 abitanti), Amsterdam (14 km/10.000 abitanti) o Copenaghen (8 km/10.000 abitanti).

I promotori del dossier spiegano come il nostro paese abbia bisogno di 16.000 chilometri in più di piste rispetto al 2020, in modo da disporre di una rete di 21.000 chilometri nel 2030. Nei prossimi 7 anni l’investimento dovrebbe essere di 3,2 miliardi di euro, pari a circa 450 milioni di euro l’anno. La proposta delle organizzazioni al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) e al nuovo Parlamento prevede l’approvazione di un piano straordinario di investimenti per la ciclabilità nella prossima legge di bilancio, con uno stanziamento di 500 milioni di euro l’anno fino al 2030.

“La nostra analisi ci dice tre cose: uno, che spendiamo tante, troppe delle nostre tasse per sovvenzionare l’uso dell’automobile privata, e pochi spiccioli per dare a tutti la possibilità di muoversi in bicicletta; due, che le nostre città sono ancora molto poco ciclabili, e che vasta parte degli attuali progetti di sviluppo della ciclabilità non sono sufficienti a consentire un vero salto di qualità; tre, che per rendere le nostre città ciclabili davvero basterebbe investire poco più di tre miliardi di euro, tanto quanto stiamo spendendo ogni tre mesi per abbassare un pochino il prezzo di diesel e benzina” ha spiegato Claudio Magliulo, responsabile italiano della campagna Clean Cities.

La proposta delle organizzazioni si articola in altri sette punti: 1) la creazione di una struttura tecnica incardinata nel MIT, con budget dedicato, che coordini il Piano nazionale per la ciclabilità; 2) finanziamenti per sharing mobility nelle città poco appetibili per i grandi operatori di bike-sharing; 3) l’istituzione di un fondo per la promozione della ciclabilità con sgravi, incentivi ad hoc e accordi di mobility management con le aziende; 4) l’obbligo per i nuovi progetti infrastrutturali di prevedere connessioni intermodali; 5) la promozione dell’accesso delle bici ai treni regionali con adeguata fornitura di posti e scontistica sugli abbonamenti; 6) una grande campagna di sensibilizzazione sulla bicicletta come mezzo di trasporto per gli spostamenti quotidiani per lavoro e studio; 7) un programma di formazione e sensibilizzazione degli enti locali sui recenti sviluppi legislativi in tema di ciclabilità.

Dall’elaborazione dei dati Istat è emerso come le ciclabili siano cresciute del 20% tra il 2015 e il 2020, ma in questo lustro oltre un terzo dei comuni non ha costruito un solo chilometro in più o ne ha addirittura rimossi alcuni. Un vero e proprio cycling divide che vede esclusivamente città settentrionali nella top ten della ciclabilità e città meridionali al fondo del ranking. Molti comuni si stanno rimboccando le maniche, prendendo spunto dagli esempi virtuosi provenienti dall’estero o dalle città italiane più all’avanguardia, ma solo un impegno concreto del Governo può far sì che questi casi non restino isolati.

Chi vuole aderire alla campagna Vogliamo città ciclabili può farlo a questo link

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