di Gian Paolo Grossi - 16 settembre 2015

Lungofiumi Mincio e Po, sublimazione del movimento lento

Si conclude il viaggio tra gli itinerari cicloturistici del Mantova Bike Festival. Dai luoghi della storica battaglia di Goito ai reperti di epoca etrusca del parco archeologico del Forcello. Scoprendo che a Governolo il re unno Attila fu convinto a fare marcia indietro

Lungofiumi mincio e po, sublimazione del movimento lento

La bicicletta e il fiume, connubio inscindibile dall’invenzione del più spontaneo dei mezzi di locomozione dopo la ruota. Ne sono bastate due di ruote (e una losanga ferrosa che fungesse da telaio) per far sì che dai primi del ’900 i lungofiumi potessero essere percorsi più rapidamente che in passato e, grazie ai ponti, attraversati di continuo. Per necessità, quando lo svago era ancora qualcosa di più di un optional. Chissà di quali pensieri era satura la mente dei nostri avi quando nel secolo scorso, nel bel mezzo della pianura padana, bicicletta e fiume erano appunto parole quotidianamente ricorrenti, per inseguire una vita dignitosa, garantirsi i sostentamenti, la sopravvivenza.
 

Alla scoperta del Parco del Mincio, tra gli antichi mestieri del fiume


E i fiumi, nella fattispecie Mincio e Po ovvero cuore e anima della padanissima distesa, sono i protagonisti di altri due itinerari cicloturistici proposti nel week-end del 26 e 27 settembre dagli organizzatori del Mantova Bike Festival. Con il primo, dal capoluogo virgiliano ci si immerge nel Parco del Mincio fino a raggiungere il comune di Goito, reso celebre dall’omonima battaglia del 1848, allorché durante la guerra d’indipendenza venne respinto l’esercito austriaco guidato dal maresciallo Radetzky. Costeggiando la riva del Mincio si va alla scoperta di Corte Bell’Acqua, antica villa situata in prossimità di uno degli scorci più suggestivi creati dal fiume, prima di inforcare nuovamente la bici in direzione del capoluogo virgiliano e giungere a Rivalta, dove è possibile visitare il Museo etnografico degli antichi mestieri del fiume.
E’ qui che ci si rende conto di essere all’interno di uno straordinario habitat (la Riserva Naturale Valli del Mincio) che, sviluppatosi tra i meandri del fiume, un tempo ‘alimentava’ con la caccia e la pesca le popolazioni locali. Dopo aver intrecciato racconti e attrezzi con un preciso riferimento al passato di questi luoghi, il battello di Escursioni Fluviali Valli del Mincio riporterà a Mantova i cicloturisti per ammirare il lago Superiore e il profilo della città al tramonto del sole.


Testimonianza etrusche al Forcello e il forte di Pietole costruito dai francesi


Nel secondo itinerario, anch’esso strutturato su una pedalata di 22-25 chilometri, da Mantova si costeggia la pista ciclabile lungo il Mincio quasi sino al suo ingresso nel Po, per poi visitare il Forte di Pietole e il Parco Archeologico del Forcello. Il Forte, articolato su un tracciato a corona asimmetrico composto da una piazza d’armi centrale separata da numerose opere esterne attraverso un fossato, nasce all’interno del piano di difesa di epoca francese con il duplice scopo di difendere la diga coincidente con l’argine di Mincio e di agire come presidio in difesa del lato sud della piazzaforte di Mantova. Ulteriore elemento di pregio è conferito all’opera dalla sua ubicazione, infatti il Forte sorge su un’altura denominata Mons Virgilii (Monte di Virgilio), a pochi metri dalla contrada che diede i natali al poeta latino Virgilio. Nel paesaggio circostante della sponda destra del Mincio si riconoscono tutte le caratteristiche di pregio ambientale e naturalistico cantate dal Poeta.
Il Forcello sorge invece sopra i resti di un importante sito etrusco scoperto negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso da appassionati locali. L’abitato, che copre una superficie di circa 12 ettari su un dosso all’interno del bacino del Mincio, fu scelto dagli Etruschi per sfruttare le possibilità di approdo di imbarcazioni che risalivano l’Adriatico e il corso del Po. Per circa 150 anni il sito fu un importante centro di traffici commerciali con la Grecia e l’Europa centrale, come attesta la straordinaria ricchezza e varietà di reperti recuperati dagli archeologi in diversi anni di ricerche. Giunti a Governolo è il caso di fare luce sullo storico incontro - avvenuto in loco, secondo importanti testimonianze  - di Papa Leone con Attila, re degli Unni. Lo storico episodio, completato nel 1614 dall’arrivo delle reliquie del Papa, divenuto santo, è ritratto in un dipinto di Francesco Borgani, tutt’ora visibile nella sagrestia della chiesa parrocchiale danneggiata dal terremoto del 2012. a Governolo merita una visita l’interessante Museo diffuso del Fiume e l’ex Conca di navigazione realizzata del Bertazzolo. Dopo una gustosa sosta all’Ostello dei Concari, rientro a Mantova a bordo della motonave Andes Negrini, perché non c’è miglior relax che farsi cullare dal movimento lento del fiume. Come fosse la pura filosofia di qualsiasi cicloturista.  

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