Mobilità urbana, Ancma: "Boom delle due ruote, indietro non si torna"

Più chilometri di piste ciclabili, meno bike sharing, cresce l'attenzione alla sicurezza in bici, ma i cambiamenti non sono ancora abbastanza generalizzati, nonostante l'esplosione delle vendite di biciclette. E' quanto emerge dalla sesta edizione del report dell'Osservatorio Nazionale Focus 2R, promosso da Confindustria Ancma e Legambiente, realizzato in collaborazione con Ambiente Italia.

All'esplosione del mercato delle due ruote degli ultimi anni non può che seguire un adeguamento delle città verso una mobilità che sia sempre più sostenibile, sempre più a misura di ciclista. Ma si stanno davvero compiendo dei miglioramenti, e in che termini? A dircelo è ogni anno la fotografia di Focus 2 R, un report ormai giunto alla sesta edizione promosso da Confindustria Ancma e Legambiente e realizzato in collaborazione con Ambiente Italia. La ricerca, svolta tramite questionario, interpella i capoluoghi di provincia italiani per avere una panoramica delle politiche introdotte dalle amministrazioni riguardanti le due ruote, secondo parametri quali lo sharing, la sicurezza, le infrastrutture come piste ciclabili e parcheggi o stazioni di ricarica. Da questa ricerca, che ha ottenuto risposta da 96 municipi italiani su 104 interpellati, il primo dato che salta all'occhio è che sale la disponibilità media di piste ciclabili nelle città: complessivamente nel 2020, anche per far fronte ai problemi di circolazione legate al Covid, sono state realizzate 224,5 km di piste ciclabili, spalmate su 31 comuni. La maggior parte dei comuni intervistati ha introdotto più di 2 km di piste ciclabili, mentre 7 più di 10 km. Rispetto al 2015, la disponibilità di metri di ciclabile, ciclopedonale o zone con moderazione della velocità a 20-30 km orari è aumentata del 25%. E anche il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici è aumentato dal 31% del 2015 al 52% del 2020. Leggero aumento anche per la presenza di postazioni di interscambio presso stazioni ferroviarie, mentre è diminuito rispetto al 2015 il numero di servizi di bike sharing, anche se complessivamente il numero di mezzi disponibili è triplicato. Nonostante il grande aumento di ebike, sono diminuiti i punti di ricarica elettrica, che si concentrano solo in alcune città virtuose.

Indietro non si torna, ma c'è ancora tanto lavoro da fare

In generale si può parlare di una "positiva e graduale ascesa dell'attenzione alla mobilità su due ruote nell'agenda politica delle città italiane", malgrado sia ancora "profondo il divario tra Nord e Sud del Paese nelle misure messe in campo". Dagli indicatori del report si evince come l'interesse ci sia e anche le azioni, ma ancora in misura insufficiente rispetto al protagonismo che le biciclette (e i motocicli) si stanno man mano ritagliando nelle nostre città. Il mercato di riferimento descrive infatti una vera esplosione nelle vendite, con oltre 2 milioni di bici vendute solo nel 2020. E sembra proprio che questo trend sia destinato a continaure. "Per un curioso gioco del destino - ha detto Paolo Magri, presidente di Ancma, nel suo intervento durante la conferenza di presentazione del report - il futuro della mobilità sembra passare da quelle stesse biciclette e da quegli stessi motocicli che hanno dato mobilità al nostro paese nel secolo scorso, lo dimostrano i dati di mercato che ci parlano in questi mesi di un'esplosione della vendita delle due ruote. Ma - continua Magri - siamo convinti che la pandemia abbia accelerato, non creato un fenomeno che era già nelle cose. Nei contesti urbani sempre più complessi in cui ci troviamo a vivere, la mobillità leggera rappresentata dalle due ruote rappresenta una scelta quasi obbligata, perché biciclette e motocicli sono sostenibili dal punto di vista sociale, ambientale ed economico: inquinano poco o in modo nullo, occupano poco suolo pubblico, sono alla portata di tutti, garantiscono spostamenti veloci, hanno facilità di parcheggio e sono predisposti all'intermobilità e uniscono funzionalità e piacere di guida. I dati registrati dal nostro osservatorio Focus 2 Ruote testimoniano una sempre maggiore attenzione da parte degli amministratori locali nei confronti delle due ruote. Ma nei prossimi anni sarà necessario colmare la distanza tra quelle città che sono già proiettate nel futuro da quelle che sono rimaste invece indietro". Incisivo anche l'intervento di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: "I grandi cambiamenti della mobilità in corso nelle nostre città sono dovuti ovviamente in parte all'era Covid, che ha innescato alcuni meccanismi anche legislativi che hanno facilitato la diffusione delle due ruote, dai bonus alle modifiche del codice della strada per le ciclabili, ma la pandemia ha solo velocizzato cambiamenti che erano già presenti, e che erano già stati monitorati scientificamente anche da questo report. In ogni caso - sottolinea Ciafani - è evidente che indietro non si tornerà più: le due ruote avranno un ruolo sempre più importante e l'innovazione elettrica consente oggi di fare cose che non erano pensabili fino a poco tempo fa. Bisogna però lavorare ancora per infrastrutturare le città italiane, perché ci sono ancora problemi e bisogna fare più velocemente".

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Prima di tutto i numeri del mercato: si conferma il trend di crescita imponente che stanno vivendo le e-bike, che in un anno registrano un +44%, passando dalle 195mila vendite del 2019 alle 280mila del 2020, con un valore che è quasi il doppio delle 148mila vendute nel 2017. Una tendenza che sembra confermata anche nei primi 6 mesi del 2021 che hanno registrato un +12% rispetto allo stesso periodo del 2020. Anche le biciclette tradizionali tornano a crescere, passando da 1.518.000 a 1-.730.000, con un +17% rispetto al 2019. Come si vede dai numeri, le biciclette muscolari fanno ancora la parte del leone sul totale delle vendite di biciclette, che nel 2020 sono state di circa 2 milioni di unità.

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Top 5 per infrastrutture ciclabili (metri equivalenti per abitante): Reggio Emilia, Cuneo, Cesena, Ravenna, Cosenza; Top 5 per parecheggi biciclette presso stazioni ferroviarie: Bologna, Firenze, Ferrara, Treviso e Piacenza; Top 5 per bike sharing: Per numero di bici ogni 1000 ab: Firenze, Milano, Mantova, Bologna e Bergamo. Per abbonati ogni mille ab: Firenze, Pesaro, Brescia, Torino e Milano;

L’accesso delle biciclette è permesso nel 24% delle città rispondenti dotate di corsie riservate e in modo parziale nel 18%. Nel 52% dei comuni è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici, mentre nel 20% è consentito solo con bici pieghevoli.

Le informazioni sul numero di parcheggi sono state fornite dal 57% dei rispondenti. 6 città dichiarano di non avere nessuno stallo dedicato alla biciclette (nel 2018 erano 12). 9 ne hanno una quantità inferiore all’1% dei parcheggi esistenti, 17 città ne hanno tra il 2 e il 10% e 6 città hanno valori superiori al 20%. Il 58% dei comuni ha allestito postazioni di interscambio bici in tutte le stazioni ferroviarie. Tra quelle che hanno più stalli presso le stazioni dei treni ci sono tre città dell’Emilia-Romagna: Bologna, Firenze, Ferrara; seguono Treviso, Piacenza, Ravenna, Pavia, Brescia, Vercelli e Cremona. Il 16% in almeno una, mentre il 26% ne è ancora sprovvisto. Il 35% dichiara di avere allestito almeno una postazione presso tutte le università e scuole, mentre il 45% solo in alcune di esse.

Milano, Firenze, Torino e Bologna contano, da sole, il 73% della flotta di biciclette in bike sharing complessivamente disponibile in tutti i capoluoghi. In termini assoluti, Milano stacca tutti con 15.430 biciclette e 4,3milioni di prelievi, seguita dal capoluogo toscano con 4mila bici, da quello piemontese con 3.700 e infine da Bologna con 2.560, tutte con meno di un milione di prelievi. Ma se i numeri assoluti vengono messi in rapporto con il numero di abitanti, come fatto dal report, la classifica del bike sharing vede al primo posto Firenze, seguita da Milano, Mantova e Bologna; quindi Bergamo, Padova, Torino, Venezia, Trento e Reggio Emilia. Interessante notare come il numero di prelievi totali annui, rispetto al 2019, si sia ridotto del 47%, e anche singolarmente nessuna città registri un aumento. Anche i chilometri percorsi sono diminuiti, del 51% rispetto all’anno prima. Sono dati, probabilmente legati al lockdown e alla pandemia, ma che sono dovuti anche alla concorrenza dei nuovi servizi di monopattino-sharing, che realizzano il maggior numero di noleggi nel 2020 (7,4 milioni). Ma tornando ai numeri: 27 città hanno un servizio di bike sharing con più di 100 biciclette e 12 città hanno più di 1000 abbonati. 12 comuni hanno introdotto un servizio di free flow, ovvero dopo aver usato la bici la si può lasciare dove si vuole. La diffusione rimane confinata nei Comuni del nord, con l’eccezione di Firenze, Palermo e Pesaro. I servizi di bike sharing a stazione fisse invece confermano anche nel 2020 minore vitalità, che oltre a perdere numeri di uso, registrano anche un calo in numero di veicoli della flotta.

Nel 2020 si sono registrati 14.019 incidenti con biciclette (elettriche e non), con 176 vittime e 14.023 feriti, di cui 328 pedoni investiti. Riguardo ai monopattitini, gli incidenti sono stati 565 con 551 feriti e 1 morto. Il 56% dei comuni considera il miglioramento della sicurezza delle biciclette una priorità molto alta oppure alta. Per quanto riguarda i sistemi di marchiatura e di registrazione antifurto, questo servizio è disponibili nel 32% degli 88 comuni che hanno fornito informazioni su questo tema.

L’unico comune che ha incentivato l’acquisto di biciclette a pedalata assistita in tutti e tre gli anni è stato l’Aquila, mentre Bologna, Genova, Modena, Padova, Treviso e Vicenza solo per due anni su tre.

Solo 66 comuni hanno risposto in merito alla presenza di punti di ricarica accessibili alle bici a pedalata assistita sul loro territorio, indice che l’informazione spesso non è in loro possesso. Tuttavia aumenta il numero di comuni, 26 invece di 23, che hanno colonnine sul loro territorio. 13 comuni non superano i 5 punti di ricarica, mentre solo 6 ne hanno più di 10. Come nell’anno precedente, la maggior parte dei punti di ricarica si concentra in poche città: le prima della classe sono Trento e Padova che, da sole, contano quasi l’80% del totale, rispettivamente 320 e 312.

Per sopperire ai problemi di circolazione legati alla pandemia da Covid-19, ben 31 comuni hanno realizzato complessivamente 224,5 km di piste ciclabili. La maggior parte dei comuni ha introdotto pià di 2 km di ciclabili, mentre 7 più di 10. La città che ha introdotto più km di piste ciclabili è Milano con 65,6 km, seguita da Terni con 22. In generale, la disponibilità media di piste ciclabili, ciclopedonali e zone con moderazione di velocità a 20-30 km/h è aumentata anche nel 2020, fino a raggiungere 9,5 metri equivalenti. Un dato in crescita costante negli ultimi anni, se si pensa che è cresciuto del 25% negli ultimi 5 anni.

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