di Filippo Cauz - 30 marzo 2015

Le pagelle della Gand-Wevelgem

Al vincitore Luca Paolini un bel 9: bravissimo a ricucire sui migliori e a non demordere dopo aver perso le ruote del gruppetto nell’ultimo passaggio sul Kemmelberg

Le pagelle della gand-wevelgem

Luca Paolini 9

Una vittoria di pura esperienza. Paolini parte come gregario di Kristoff, ma presto si accorge che la corsa oggi si fa davanti e non all’inseguimento. È bravissimo a ricucire sui migliori e a non demordere dopo aver perso le ruote del gruppetto nell’ultimo passaggio sul Kemmelberg.
Il suo attacco ai -6km è un gioiello di gambe e di testa: dopo uno scatto abbastanza telefonato, si accorge delle gambe vuote e degli sguardi interrogativi di tutti gli avversari e, restando seduto in sella, accelera con la più classica mossa “da fagiano”. Negli ultimi km dà tutto quello che gli resta nelle gambe e nel cuore, senza mai guardarsi alle spalle fino al rettilineo finale. A 38 anni, in una di quelle giornate da tregenda di cui sovente preferisce lamentarsi, ottiene la vittoria più grande della sua vita. Un premio a una splendida carriera.

 

Niki Terpstra 7

Fortissimo e sfortunatissimo. Buca per la seconda volta proprio quando si stanno rompendo gli indugi nel finale, dopo essere stato bravo a rientrare sui contrattaccanti tutto solo. E’ altrettanto bravo a recuperare il distacco dopo la foratura e a rilanciare subito l’attacco per quella che sarà l’azione decisiva, dove solo l’indiavolato Paolini riuscirà a batterlo. La gamba è bella pronta per i due appuntamenti chiave di Fiandre e Roubaix, ma gli farebbe bene tenersi un amuleto portafortuna in tasca.

 

Geraint Thomas 7.5

Neanche il tempo di festeggiare per la magnifica vittoria di venerdì all’E3 Harelbeke, ed è di nuovo all’attacco, di nuovo tra i protagonisti, di nuovo sul podio, nonostante un volo acrobatico causato da una folata di vento. Un primo e un terzo posto in tre giorni, per un corridore che è ormai assurto all’elite del ciclismo mondiale.

 

Stijn Vandenbergh 6
Ennesima giornata senza vittorie nelle “sue” corse per la Etixx-Quick Step, che da qui a due settimane si gioca una fetta sostanziosa della sua stagione. Nella débâcle degli uomini di Lefevere si segnala un Vandenbergh in grande spolvero ma molto confusionario tatticamente. Sua l’accelerazione che taglia fuori il suo capitano Stybar, impedendogli di rientrare dopo una foratura. Torna a vestire i panni del gregario quando Terpstra rientra sul gruppo degli attaccanti, fino a che le energie non si esauriscono nell’agitato finale di gara.

 

Jens Debusschere 7
Ormai vederlo tra i migliori di giornata non stupisce più. Qui fa la seconda punta di una splendida Lotto-Soudal durante il volo del cognato Roelandts, poi la stanchezza e l’ingrato ruolo di ruota più veloce del gruppetto lo penalizzano nel finale, ma chiude comunque con un egregio quinto posto.

 

Sep Vanmarcke 5.5

potenzialmente è il corridore più devastante della sua generazione su queste strade, il candidato più plausibile per ereditare lo scettro di Tom Boonen. Però gli manca sempre qualcosa e le vittorie di peso ancora non arrivano. Questa volta non può nemmeno troppo appellarsi ai problemi meccanici, perchè non c’è corridore tra i primi che non ne abbia avuti.

 

Jurgen Roelandts 9
Lo avevamo lasciato nel 2013 sul podio del Fiandre. Ora lo ritroviamo dopo una stagione opaca. Si era fatto vedere già all’E3 Harelbeke, ma qui ha provato addirittura a scrivere una pagina di storia del ciclismo. Il suo attacco solitario quando al traguardo mancavano 78 km è un canto d’amore verso questo magnifico sport. Roelandts resiste là davanti tutto solo contro il vento, in pantaloncini corti, per oltre 60 km, finchè non gli si spegne la luce. Poi viene ripreso e staccato: al traguardo giunge 7°, ma è il più applaudito di giornata.
 

Maarten Tjallingii 7
Già alla Sanremo era in fuga sin dal mattino, qui lotta e tiene nel gruppo dei migliori per poi partire all’attacco da solo a 100 km dal traguardo per poi finire ultimo dei 39 corridori al traguardo. Un tipo dalle pochissime vittorie, l’olandese, ma dal coraggio indiscutibile.


Tutti gli altri 7
Sono solo 39 i corridori che raggiungono la linea del traguardo, gli ultimi arrivano dopo 7 ore trascorse a pedalare tra pioggia e raffiche di vento a 70kmh, tra cadute e forature, sul pavè e con il freddo che ti penetra nelle ossa. Una delle corse più belle dell’ultimo decennio se non di più, nobilitata dai suoi splendidi protagonisti, che questa volta vanno davvero applauditi dal primo all’ultimo. Una gara che mostra come anche il ciclismo di oggi sia in grado di regalare giornate epiche.

 

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