06 maggio 2010

Standing ovation per Gibo

Nostra intervista a Gilberto Simoni. In maglia Lampre-Farnese ritrova Damiano Cunego, per chiudere la carriera tra gli applausi

Standing ovation per gibo

«Non c’è ancora l’atmosfera vera, per ora si parla tanto e c’è attesa, non vedo l’ora di respirare l’aria della gara». Cala la sera su Amsterdam, dove in un elegante hotel vicino all’aeroporto, Gilberto Simoni non vede l’ora di entrare in scena. Sul palcoscenico dei campioni, per l’ultima volta in carriera: a 38 anni, ha scelto di scrivere l’ultima pagina da corridore nella Corsa che più ama. «Il Giro è la corsa che mi ha fatto diventare Simoni, l’ho vinta due volte, credo di aver offerto delle belle pagine di ciclismo. E allora, mi sembrava giusto voler terminare la carriera su strada proprio qui».

Un ingaggio rimediato in extremis dalla famiglia Galbusera, ovvero i proprietari della Lampre, e una rincorsa verso il Giro che, fino a qualche giorno fa, sembrava interrompersi con un Simoni demoralizzato: «Ho fatto la mia prima corsa della stagione alla fine di aprile,e lì mi sono un po’ abbattuto perché sono sempre stato abituato a giocarmi le corse con i migliori. Non mi è mai piaciuto correre dietro. Dopo il Giro del Trentino non vedevo possibilità di risultati e per la verità non la vedo molto nemmeno ora, ma poi mi hanno convinto».

Chi?

«Gli amici soprattutto, ma poi anche la famiglia Galbusera, Saronni e tutta la Lampre. Il conforto di tutte queste persone mi ha ridato coraggio e mi sono detto “voglio provarci”. Come sempre ho ricevuto tanto incitamento dai miei tifosi che si meritano un ultimo Giro da parte mia. Loro mi hanno già fatto sapere che se non vado, verranno tutti sulle salite a spingermi».

Quale Giro vedranno gli appassionati?

«Non saprei, quest’anno mi sembra anche una corsa un po’ strana, per come è stata disegnata e anche per chi si giocherà la vittoria finale. Il Giro è per scalatori, ma tra i pretendenti non c’è nemmeno uno scalatore vero. E se li senti parlare, questi favoriti, fanno a gara a scaricarsi le responsabilità l’uno sull’altro. Sembra proprio che questo Giro non lo vuole vincere nessuno, ma giorno dopo giorno, poi vedremo…Tutte quelle salite dure, secondo me, non faranno la differenza, perché quando ci sono le pendenze elevate, il divario tra i migliori non è mai netto, ma sarà la corsa nel complesso a risultare determinante. E poi magari andrà a finire che sarà decisivo il Terminillo più dello Zoncolan».

Che effetto fa ritrovarsi in squadra con Damiano Cunego, dopo le scintille di qualche anno fa, ovvero nel 2004 alla Saeco?

«Bé, è passato tanto tempo, certe cose si sono sistemate. Sì siamo stati insieme io e Damiano in questi giorni ed è tutto a posto. Certo, molte cose sono cambiate: ora è lui che deve fare il risultato, da me nessuno pretende più niente, non sono io che devo dimostrare qualcosa qui. Cunego dovrà anche rischiare un po’ nella prima parte e secondo me può fare ancora classifica. Ci deve provare, almeno nella prima parte, sul Terminillo, insomma. Poi in Lampre c’è anche Petacchi che deve e vuole vincere. Insomma, le pressioni non sono più su di me».

Simoni va in scena, dunque, per prendersi l’applauso finale per una lunga carriera. E sa già che il suo temperamento lo porterà a lottare come un leone: «Vivo bene questi momenti e voglio affrontare il mio ultimo Giro d’Italia senza perdermi le emozioni migliori. Devo ringraziare la mia gente e i tanti amici se sono ancora qui a mettermi in gioco. Cercherò d’inventarmi qualcosa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA