Tour de France - tappa 9: stelle nella polvere

Sul percorso ad anello di 199 km di Troyes, che ha toccato 14 settori di "strade bianche", per un totale di 32 km di settori di ghiaia, si è imposto Anthony Turgis (Total Energies) vincendo lo sprint al traguardo davanti a Tom Pidcock (Ineos Grenadiers) e Derek Gee (Israel-Premier Tech). Nessun cambiamento in testa alla classifica generale

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Ha detto bene Wladimir Belli, terza voce nella telecronoca di Eurosport (in aggiunta a quella di Riccardo Magrini e Luca Gregorio): "È stata una tappa dove è successo di tutto e, alla fine, non è successo niente". Grande rispetto per Anthony Turgis che, dopo Romain Bardet (tappa 1) e Kévin Vauquelin (tappa 2), ha conquistato la terza vittoria francese in questa edizione del Tour, la prima per lui alla Grande Boucle e sicuramente la più prestigiosa in carriera, dopo il secondo posto alla Milano-Sanremo 2022. "Oggi avevo un fratello in ciascuna gamba" ha dichiarato il ciclista di Bourg-la-Reine. Si riferisce a Tanguy e Jimmy che hanno dovuto abbandonare il ciclismo per problemi cardiaci. Chapeau, quindi, a questo 30enne che è riuscito a mettere le ruote davanti a tutti. Ma se questa doveva essere la tappa-spettacolo (che tanto ha fatto imbestialire il general manager della Soudal Quick Step, Patrick Lefevere) con i 14 settori di strade bianche a garantire continui scombussolamenti, ebbene è stata deludente. Non sono mancati scatti, accelerazioni e contrattacchi, ma l'attesa bagarre fra gli uomini di classifica o, almeno, dei ciclocrossisti non c'è stata. Tadej, a dir il vero, non si è risparmiato, regalando diverse offensive. Ma la più bella occasione, scatenata da Remco Evenepoel, che ha chiamato a sé lo sloveno e Jonas Vingegaard, è finita in un niente di fatto. I big hanno deciso di non rischiare arrivando a Troyes quasi in fila. Quindi "stelle nella polvere" più che "polvere di stelle", in fondo è stato più fumo che fuoco. La mancata collaborazione di Vingo e il vento forte hanno contribuito a vanificare l'attacco. Ma possibile che MVDP non si sia lasciato tentare dall'occasione di vincere forse l'unica tappa a sua immagine e somiglianza, rimanendo ligio al proposito annunciato di "usare" il Tour per prepararsi alle Olimpiadi? L'olandese ha mantenuto un profilo basso e solo a una quarantina di km dal traguardo ha tentato di raggiungere la fuga, unendosi a Michael Matthews e Biniam Girmay. Sforzo vano, conclusosi con un'undicesima posizione, a 1'17" dal vincitore di tappa. Molto bene Tom Pidcock che nell'anello di Troyes è riuscito a rimanere a lungo nel gruppo di testa (e che alle Olimpiadi proverà a fare il colpo doppio: prova in linea e mtb). Bene tutto sommato anche Vingegaard, che ha reagito a tutte le iniziative di Pogačar e lo ha fatto per lo più in sella ad una bici non sua: essendo il danese rimasto vittima di una foratura, ha dovuto "accontentarsi" di quella del compagno di squadra Jan Tratnik.

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