x

Sempre in contatto con la tua passione?

Iscriviti alla newsletter

La ciclabile very friendly!

4 August 2015
di Giuseppina Serafino
  • Salva
  • Condividi
  • 1/11
    Continua il nostro viaggio lungo la Ciclovia dell’amicizia: approdiamo a Bressanone, Dobbiaco e Cortina D’Ampezzo. Sul taccuino e fra gli scatti fotografici anche località del Cadore, monti incantevoli da contemplare e pedalate assistite

    La ciclabile very friendly!

    Continua il nostro viaggio lungo la Ciclovia dell’amicizia che da Monaco porta fino a Venezia (per leggere la prima parte del viaggio).

    Bressanone, Dobbiaco e giù per un percorso in discesa verso Cortina D’Ampezzo, modaiola e civettuola. Il tracciato si addentra in un fitto bosco fino a raggiungere la Chiesa di Ospitale, dedicata a San Nicolò, protettore dei viandanti. Procediamo assorti, ritemprati dal vento fresco che sembra sospingerci più della pedalata, spesso assistita, dinanzi a vecchie stazioncine, in oscure gallerie percorse alla cieca e alla “spera indio”, dopo aver immortalato l’incantevole Crota rossa, da cui sono state disperse le ceneri del grande scrittore e giornalista Dino Buzzati.

    Da Cimabanche, località di partenza, al confine fra Alto Adige e Veneto, il percorso fin qui è stato di 13 chilometri circa. Ci fermiamo per uno spuntino ristoratore, con un caldo che a Cortina avvertiamo come opprimente, al pari dello sguardo stupito della gente seduta negli eleganti caffè e negli alberghi. Si tratta però di una breve sofferenza perché notiamo il cielo coprirsi di nuvole da cui sopraggiunge una pioggerella breve ma insistente. Riparati sotto la provvidenziale tettoia di una fontana fuori dalla cittadina, ironizzo con i colleghi tedeschi della scelta da me fatta di lasciare sul pullmino il giacchino impermeabile perché ritenuto sicuramente non necessario.

     

    Lungo la ciclabile che porta a san vito di cadore

    Lasciando alle spalle la conca ampezzana, la pista ciclabile lambisce il torrente Boite verso Sud, fino a San Vito di Cadore, dove il monte Antelao fronteggia quello del monte Pelmo. Contempliamo la maestosità delle Tofane, sfrecciando con la bici in pittoreschi paesini come Vodo, Venas, Valle, Tai, cercando posizioni differenti sul sellino della bici, ormai divenuto una tavoletta di pietra infocata.

    Cibiana di Cadore ci viene descritta come una località celebre per sessanta murales a cielo aperto, con artisti che arrivano da tutto il mondo, e per il “Museo tra le nuvole” di Reinhold Messner. Dopo una quarantina di chilometri, soffermandoci dinanzi ad antiche dogane e suggestivi ospitali per i pellegrini, giungiamo a fine giornata, all’agognato bike hotel “Al Pelmo” di Pieve di Cadore”. La serata si conclude in maniera molto conviviale: sauna al centro benessere e musica soffusa; poi tagliatelle e prosecco a volontà (per diversi giorni la nostra guida “spirit...uale”, ci ha spinto al pari del vento e dell’assistenza delle e-bike).

     

    Si lambisce il piave, “il fiume sacro della patria”

    Pur avendo perso la cognizione del tempo, per il clima vacanziero che ci pervadeva e per l’effetto del delizioso succo di Bacco degustato, ci accorgiamo che siamo prossimi al quarto giorno. Al mattino presto ci rechiamo a visitare la Chiesa di San Dionigi con dipinti di Tiziano Vecellio e la sua casa natale, non manca una sosta a un belvedere che ci consente di spaziare con lo sguardo avido di suggestioni sull’incantevole panorama. Presto in bici e via verso Belluno, lungo il Piave, che un cartello definisce “il fiume sacro della Patria” e che continuiamo ad auscultare per sentire se ancora mormora, calmo e placido al nostro passaggio…

    A Perarolo ci si sofferma per vedere “I giardini della Regina Margherita” e la chiesa di S. Nicolò , una delle tre più antiche delle Alpi, con una struttura in parte lignea che sembra essere un capannone industriale più che un edificio sacro. Lungo il percorso la nostra guida ci parla del cosiddetto “albero della bicicletta “ che si trova a Sitran (basta digitare questo nome su Google per trovare la foto), risalente a circa una settantina di anni fa quando un signore aveva dimenticato una due ruote appoggiata a un ramo di un castagno che, con il passare del tempo, ha inglobato il mezzo, ancora visibile, quasi fosse un'originale installazione da Salone del mobile di Milano.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA