A Torino la Ciclabile umana per il diritto alla sicurezza in bici

Duecento ciclisti hanno preso parte al flash mob che si è svolto in corso Vittorio Emanuele II, nel centro del capoluogo piemontese.

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Circa 200 persone si sono ritrovate nel centro di Torino per formare la Ciclabile umana 

Sono stati circa 200 i ciclisti che questa mattina, fra le 7.30 e le 9.30, hanno partecipato alla Ciclabile umana, un’iniziativa nata dal basso per ricordare alla popolazione di Torino come le strade siano di tutte e tutti e come sia fondamentale il reciproco rispetto. I partecipanti al flash mob si sono disposti sulla linea della corsia ciclabile di corso Vittorio Emanuele II, una delle principali arterie torinesi. La scelta non è stata casuale: la corsia ciclabile è stata tracciata nel 2020, nell’ambito degli interventi bike friendly tesi a favorire la mobilità leggera fra la prima e la seconda ondata della pandemia del Covid 19. Questo intervento, così come la riduzione della velocità dei controviali a 20 km/h e la realizzazione delle case avanzate, sono stati visti con scetticismo, sono rimasti incompresi, quando non osteggiati da un feroce bikelash.

Elisa Gallo e Gabriele Del Carlo di Fiab Torino Bike Pride

Fra i partecipanti al flash mob era presente anche Elisa Gallo, presidente di Fiab Torino Bike Pride, l’associazione affiliata alla Fiab che ogni anno porta in strada migliaia di ciclisti per rivendicare il diritto a una mobilità leggera in sicurezza: “È la prima volta che si organizza una ciclabile umana a Torino – ci ha spiegato -. La spinta è venuta dal basso, certo sono presenti membri e soci di Fiab Torino Bike Pride, Friday for Future e Urban Roller, ma si tratta dell’aggregazione collettiva di persone che scelgono la mobilità leggera e che vogliono mettere in evidenza come le strade siano di tutti e vadano percorse in condizioni di sicurezza”.

La catena umana sulla linea della corsia ciclabile ha obbligato gli automobilisti a uscire dalla propria comfort zone e a porsi domande sul significato del flash mob: “Quando c’è un restringimento della carreggiata le persone sono costrette a guidare più piano. Il messaggio che vogliamo diffondere è quello dell’importanza della conversione a Città 30, una soluzione scelta da un numero crescente di centri urbani in tutta Europa. In quest’ottica, un aspetto fondamentale è quello della comunicazione. Su questa stessa ciclabile troviamo spesso delle automobili parcheggiate: se qualche conducente è consapevole di sostare abusivamente su uno spazio riservato al transito di bici e monopattini, credo che la maggior parte dei guidatori lo faccia perché la segnaletica è insufficiente e la comunicazione deficitaria. Ogni novità infrastrutturale deve essere accompagnata da una campagna di comunicazione, soltanto in questo modo si possono cambiare le abitudini di chi si mette in strada” ha concluso Gallo.

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