di DaBike
02 November 2023

L'allenamento migliore? Quello multidisciplinare

Negli ultimi anni, nell’ambito World Tour, abbiamo visto atleti provenienti da altri sport, lontani dal mondo del ciclismo (sia per quanto riguarda la tipologia di allenamento, la durata e la struttura dello stesso, sia per mentalità e dinamiche di gara) riuscire ad ottenere risultati eccezionali e addirittura inaspettati. Di chi stiamo parlando? Giusto due nomi per rendere l’idea: Primož Roglič e Remco Evenepoel. Ci siamo fatti spiegare dall'amico crossista Roberto Chioda come "altre" discipline possano tornare utili alla preparazione nella propria

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Primož Roglič nella sua prima carriera è stato un saltatore con gli sci.

Primož Roglič, che ha vinto tanto per citare qualche risultato, per ben 3 volte la Vuelta ('19, '20, '21), oro olimpico a cronometro ('21) e quest’anno sul gradino più alto del podio al Giro d’Italia (’23), proviene dal salto con gli sci, mentre Remco Evenepoel, anche lui vincitore della Vuelta (’22), Campione del Mondo su strada (’22) e vincitore per due anni consecutivamente della classica Liège - Bastogne - Liège ('22, '23), ha un passato da calciatore. Quindi non vediamo il classico percorso di crescita ciclistico, passando da bambini di categoria in categoria, fino ad arrivare al professionismo, ma un approccio diverso.

Oltre all’innegabile talento e motore di questi due ciclisti, si nasconde qualche segreto nell’allenamento, di come viene condotto e soprattutto variato, che può portare al successo in un contesto completamente differente? La cosiddetta multidisciplinarietà ha un effettivo beneficio?

Ne parliamo con Roberto Chioda, classe ’94, MX2 rider che per chi non conoscesse il mondo delle due ruote a motore e per di più offroad, si tratta appunto della categoria moto cross con motori 4 tempi 250 cm³. Con Roberto sono cresciuto insieme fin dalle scuole elementari, compagni di banco prima e più tardi di qualche allenamento in bici su strada e di corsa a piedi. Fissata la data, di fronte a una pizza e un boccale di birra, inizia l'intervista.

Roberto, da dov’ è nata la passione per il moto cross?

"Beh, lo sai anche tu (risponde ridendo), ho sempre girato fin da bambino con la mini moto, prima giusto per iniziare a capire come funzionano le marce e la tecnica di guida, in un percorso semplice, allestito con 4 picchetti piantati in un campo da mio papà (anche lui pilota motocross, che gli ha trasmesso la passione e spronato, ndr), e poi, crescendo, in pista".

...E qualche soddisfazione te la sei tolta

"Certo! Anche se a costo di sacrifici miei e dei miei genitori che mi hanno sempre seguito su e giù per l’Italia. Inizialmente ho vinto qualche gara a livello regionale nella classe 80 cm³, e poi per conformazione fisica, subito il salto nella classe 250, dove ho vinto per 2 anni il campionato regionale (’18, ‘19)".

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Roberto durante uno dei suoi allenamenti in sella ad una Kuota.

Ma noi vogliamo saperne di più del tuo allenamento, più precisamente capire se discipline diverse siano in grado di sviluppare capacità complementari che possano tornare reciprocamente utili.

"Non ci credevo nemmeno io fino a quando non sono entrato nella Riding School di David Philippaerts, Campione del Mondo MX1 2008, la massima categoria del moto cross ed ora pilota nel campionato italiano e manager del suo stesso team DP19 Racing. Un po' grazie ai miei risultati ed un po' per la conoscenza del suo meccanico Ciro, sono stato introdotto nella scuola da cui ho imparato molto e fatto enormi passi in avanti, che mi hanno portato a vincere i 2 titoli regionali e fare il salto nel campionato italiano. Prima mi allenavo in autonomia, basandomi su consigli di amici in griglia con me e informazioni prese qua e là. David, invece, mi ha seguito e dato una vera e propria routine di allenamento da seguire. Ogni giorno variavo fra nuoto, corsa a piedi, esercizi in palestra a corpo libero…"

E la bici?

"La bicicletta è tutto. Quella da strada mi permette di mantenere a lungo determinate pulsazioni (i tanto discussi fondo lento e medio per noi ciclisti, ndr) e sviluppare la resistenza, a livello di gestione dello sforzo cardiaco prolungato e protratto nel tempo, ma anche di incremento della capacità polmonare, cioè il respiro. Ma la MTB è quella che più si avvicina alla condizione che trovo in gara: violenti, esplosivi e continui cambi di ritmo concentrati in poco tempo (ricordiamo che le gare di moto cross si svolgono in 2 manches a distanza di circa 2 ore ed ognuna di una durata compresa fra i 10 e 30 minuti, a seconda della categoria di appartenenza) con la conseguente impennata dei battiti tanto che non è difficile veder segnare dal cardio i 190; tratti da affrontare in apnea gestendo il mezzo su un terreno sconnesso, impegnativo e pieno di ostacoli con un discreto stress muscolare…Insomma pochi momenti per “tirare il fiato” che vanno sfruttati al meglio per non perdere lucidità nella guida che potrebbe portare ad una caduta ed a un possibile infortunio. In mancanza di tempo da dedicare alla guida della moto in pista, la bici quindi mi viene in aiuto, abituandomi a gestire tutte queste condizioni. Appena salgo in sella, ho già un’ottima preparazione di back ground e mi posso concentrare di più sulla conduzione della moto e della gestione di gara.

In più la bici da strada la uso anche nel giorno post gara per defaticamento, aiutando il corpo a sciogliere le tensioni muscolari e smaltire l’acido lattico accumulato in pista, ma anche prima della partenza con un veloce riscaldamento sui rulli".

Hai parlato di cadute, so della tua recente rottura di malleolo, astragalo, caviglia e perone ed il conseguente stop dalle gare. Anche qui la bici ti ha aiutato?

"Sì esatto. Per evitare di sovraccaricare la gamba, per non perdere del tutto l’allenamento ma anche semplicemente per mantenere attiva la muscolatura, la bici da strada mi ha aiutato facendo sì che io non appoggiassi direttamente la gamba a terra ma ci fosse lei a fare da cuscinetto. Ovviamente non forzando l’uscita ma quanto bastava a farmi rimanere attivo. È un buon metodo di riabilitazione".

Quando pensi di tornare a correre?

"Poco alla volta mi sto approcciando di nuovo alla guida in pista e spero di tornare dove mi sono fermato e quindi compiere il salto nella classe 450 cm³. Per il momento voglio trasmettere la mia esperienza e tutto quello che sta dietro all’essere pilota, partendo proprio dall’importanza di un buon allenamento giù dalla moto, tanto che ora ho preso la licenza da istruttore".

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Roberto Chioda durante una gara di cross.

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