Perché amiamo gli Appennini come le Alpi

Il confronto con le Alpi è inevitabile: gli Appennini cosa hanno in più e in meno? Come si possono suddividere? Cosa li rende unici? Cerchiamo di rispondere a queste domande convinti che da qualsiasi punto di vista li si guardi, sono un universo singolare, divertente da attraversare in bici

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La nebbia si dirada sul Pian Grande di Castelluccio di Norcia, sui Monti Sibillini. Sembra di stare in Pamir.

Sono milanese, frequento le Alpi dagli anni 80, in bici e in moto, so quanto siano belle, ma gli Appennini mi piacciono allo stesso modo. Da piccolo cascavo anche io nel tranello di denigrarli perché non superano i 3.000 m, perché non avevano i ghiacciai, perché non c’erano le Dolomiti, perché le stazioni sciistiche non avevano 100 km di piste, o 1.600 m di dislivello. Inoltre mi facevano tenerezza questi alberghi decadenti, figli del boom degli anni Sessanta, mentre sulle Alpi le località sciistiche continuavano a prosperare. È stato proprio viaggiando in sella a una due ruote (a pedali o a motore) che ho scoperto che gli Appennini non sono le “Alpi dei Poveri”, ma un mondo diverso, con elementi di fascino talvolta superiori.

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Il lago del Piano del Rascino ha origine carsica e una forma unica, che ricorda una medusa.

Intimi ed esotici

Ragionavo: tra i miei paesaggi preferiti c’erano gli altopiani della Mongolia e del Pamir ma in Italia, di simili a quelli, c’erano più posti sugli Appennini che sulle Alpi. Ho iniziato a farci caso in altopiani iconici come il Pian Grande di Castelluccio di Norcia o Campo Imperatore, scoprendo che tra Umbria, Marche, Lazio ed Abruzzo ce n’erano tanti, di posti così: il Piano delle Cinquemiglia, i Piani di Pezza, Campobuffone, Camposecco, Quarto Grande, Quarto Santa Chiara, Quarto del Barone, Quarto del Molino, Cascina, Rascino e tantissimi altri. Sono quasi tutti di origine carsica, eppure a scuola mi hanno insegnato che il Carso era solo in Friuli. Gli altopiani carsici si trovano anche in Molise e Campania. Possiamo parlare di loro come di ciotole, poste in quota. Arrivi sul bordo, ti affacci, dici Wow e poi scendi dentro la ciotola, come se fosse l’interno del cratere di un vulcano. Ho scoperto i Monti Picentini, in Campania, dall’aereo: una sequenza incredibile di altopianetti adiacenti uno all’altro, tipo le celle di un alveare. Ci sono andato apposta, con la moto ed è stato un giro meraviglioso. Era un continuo su e giù: bordo della ciotola, dentro la ciotola, bordo, dentro, bordo, dentro, che bello! Molte località sciistiche degli Appennini sfruttano questi altopiani. Si scia sui bordi, quindi non abbiamo grandi dislivelli, ma abbiamo una quota di partenza già elevata, a garanzia di un buon innevamento. Su tutti spicca Campo Imperatore, ma tra i più elevati ci sono anche Campocatino e Campo Staffi, che si trovano poco sotto i 1.800 m di quota, quasi quanto Livigno. Ci vengono in mente anche Campo Felice, Campitello Matese, Monte Livata, Pian de’ Valli, Pian dell’Aremogna. Rispetto alle Alpi ci sono meno piste e meno dislivello, ma la personalità è unica.

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Campeggio nel Pian Grande con vista su Castelluccio di Norcia.

Intimi e selvaggi

Ho anche scoperto di non essere l’unico abitante dell’Italia Settentrionale che, pur amando le Alpi, è affascinato dagli Appennini. E non è solo per il loro aspetto. Ovvero questo essere morbidi, lisci, senza boschi, ricoperti d’erba. Il colpo d’occhio del susseguirsi di cime tonde, una dopo l’altra fino all’orizzonte, rasserena l’animo, rilassa, fa sentire felici. Ma, oltre a questo, c’è anche una questione antropica. Più sono spettacolari, più le Alpi sono civilizzate. Che siano i ghiacciai del Cervino, o le Dolomiti, troverai sempre la strada ben tenuta, l’albergo di lusso, la funivia, lo chalet con i fiori coordinati a quelli accanto. Hai sempre una sensazione di benessere, di protezione. Anche dove non ci sono gli impianti, negli stessi Parchi Nazionali tipo Stelvio o Gran Paradiso, sembra sempre che tutto sia sotto controllo. Questo rassicura molti turisti, che cercano proprio queste cose – bei paesaggi sotto l’ombrello della civiltà – però è innegabile che la montagna selvaggia abbia un fascino che molti preferiscono a quello “addomesticato”. Sulle Alpi ce ne sono, di zone selvagge: lassù, in alta quota, dove non arrivano le strade e gli impianti. Ma per arrivarci devi avere un approccio tosto, devi essere un alpinista, o un gran camminatore. Ovvero: c’è una grande forbice tra ciò che è “comodo” e ciò che è più genuino. Sugli Appennini, invece, puoi raggiungere facilmente luoghi intimi e selvaggi, senza che ci siano (troppe) tracce della civiltà. Molto spesso si tratta di una strada sterrata che arriva in cima e passa oltre. Poi, certo, anche sugli Appennini ci sono tante località sciistiche, ma parecchie hanno un aspetto decadente, come dicevamo prima, che danno loro il fascino della malinconia.

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Paesaggi bucolici sulla bellissima Forca Copelli (1.625 m), sempre nei Monti Sibillini. Si raggiunge dai Pantani di Accumoli.

Quando andarci?

In teoria, essendo più a sud delle Alpi e posti a quote più basse, gli Appennini dovrebbero avere temperature meno rigide e minori nevicate. In buona parte ciò è vero, ma non dappertutto, anzi. Molto spesso dai Balcani arrivano perturbazioni nevose potentissime, fino sulla costa. Inoltre l’abbondanza di altopiani carsici porta a quel fenomeno tipico delle doline, che non riescono a disperdere l’aria fredda, per cui si possono avere temperature mostruose a quote relativamente modeste, come i -32° nel Pian Grande di Norcia del marzo 2005, ad appena 1.270 m di quota. Nel maggio del 2021 non siamo riusciti ad arrivare sulla Croce Arcana, perché c’era uno strato di neve bello alto, a quota 1.500 m. La maggior parte dei passi, come sulle Alpi, sono chiusi durante l’inverno. Altri sono percorribili tutto l’anno e vi nevica di rado. Le quote e le distanze dal mare sono determinanti ed è chiaro che un Bracco, alto appena 600 m e vicinissimo al mare, presenta condizioni invernali ben diverse da una Sella di Leonessa o da un Campo Imperatore, posti a cavallo dei duemila metri.

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Inseriamo tra i luoghi da vedere degli Appennini anche le incredibili Dolomiti Lucane. In foto il paese di Petrapertosa.

Poi ci sono degli sbalzi termici che lasciano di stucco. Ricorderò sempre una Firenze-Pesaro in tappa unica, in bicicletta (230 km) dove soffrii un caldo spaventoso di giorno (era agosto) ma poi, di notte, la situazione si ribaltò sulla Bocca Serriola (alta appena 730 m sul mare), tra Umbria e Marche, dove il mio termometro segnò solamente quattro gradi sopra lo zero. Poche ore dopo, a Pesaro, eravamo già saliti a trenta. Di solito, comunque, sugli Appennini in estate fa caldo, specie se il tempo è bello. Ma portatevi sempre antipioggia e qualche strato pesante da tenere a portata di mano.

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