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di Federico Guido
29 November 2023

Con Georgios Bouglas il ciclismo greco si riaccende

Classe 1990, l'atleta ellenico nel 2024 vestirà la maglia della Burgos-BH, team spagnolo col quale, grazie al contratto firmato lo scorso 4 novembre, sbarcherà tra i grandi del pedale diventando il terzo professionista su strada nella storia del ciclismo greco

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Bouglas al traguardo della seconda tappa del Tour of Japan 2023 conquistata da lui con un maglifico sprint.

A Trikala, cittadina della Tessaglia nota come città natale del culto di Asclepio, il nume tutelare della medicina (per la sua capacità di curare mali e riportare in vita i morti), ha visto la luce un ragazzo che l’anno prossimo, alla stregua di quanto fatto dal suo leggendario concittadino, proverà a ridare nuova linfa, nuova visibilità e nuovo slancio non a una persona ma al ciclismo greco tout court, stiamo parlando di Georgios Bouglas.

Come abbiamo anticipato, il c nel 2024 vestirà la maglia della Burgos-BH, team spagnolo col quale, grazie al contratto firmato lo scorso 4 novembre, sbarcherà tra i grandi del pedale diventando il terzo professionista su strada nella storia del ciclismo ellenico dopo Vassilis Anastopoulos (suo coach nonché nuovo head of performance del Team Astana) e Ioannis Tamouridis (appena diventato nuovo preparatore del Team Bahrain-Victorious), due persone con cui egli ha avuto e tuttora ha a che fare molto da vicino: Ho conosciuto Vassilis quando ero alla SP Tableware: lì lui era il mio allenatore e da quel momento abbiamo sempre avuto un buon rapporto. Da allora ha seguito la mia carriera ed è sempre stato presente per dare consigli e aiuto quando necessario. Con Ioannis ci allenavamo insieme quasi quotidianamente quando vivevo a Salonicco. È stato uno dei primi esponenti del ciclismo greco a sfondare ma anche un amico e un mentore. Cerco di prendere un caffè con lui ogni volta che posso”.

Bouglas impegnato in salita negli ultimi Mondiali su strada, svoltisi a Glasgow.

Toccherà quindi a Bouglas seguire le loro orme nel professionismo e riportare così in auge un movimento greco che, pur essendo vivo, deve fronteggiare non poche criticità.

Il maggior ostacolo per diventare professionista in Grecia - continua Georgios - sono la mancanza di know-how e di vie d’accesso a quel mondo. C'è molto talento ma resta confinato all’interno del Paese perché manca una struttura per farlo crescere. In generale, perciò, il nostro movimento non sta benissimo ma neanche malissimo. In Grecia ci sono più gare UCI rispetto a dieci anni fa, però invece di avere tre squadre Continental come un tempo ora non ne abbiamo nessuna. La Federazione è di grande supporto, in quanto consente di partecipare a molte gare in Europa con una selezione nazionale, ma non è sufficiente. Una squadra professionistica greca con base in centro Europa, in grado di far competere i propri talenti sarebbe fondamentale per rilanciare il ciclismo in Grecia. Poi, iniziative alla base sarebbero sicuramente d'aiuto, così come un'infrastruttura ciclistica adeguata e ben concepita: la maggior parte della popolazione greca vive in due città e queste non sono esattamente sicure per il ciclismo”.

Questo problema comunque non ha fermato Georgios che, crescendo, allenandosi e stando a Trikala, ha potuto giovarsi di strade differenti rispetto a quelle dei grandi centri urbani: “Di solito mi alleno nei dintorni della città. Le strade, all’inizio, per almeno un’ora sono pianeggianti o ondulate, poi si possono raggiungere le grandi montagne. Mi piace molto l'anello di cinque ore che spesso faccio attorno a Meteora. La cosa che preferisco è fare ripetute da 40” - 20” in montagna e poi concludere l’uscita con lavori specifici sullo sprint (il tutto prima di svenire sul divano di casa). Gli automobilisti? Non sono abituati ai ciclisti ma il più delle volte sono gentili anche se bisogna starci sempre attenti”.

Bouglas in corsa quest'anno con la maglia di Campione nazionale greco.

In questo contesto, Georgios (laureato in scienze motorie e co-titolare del centro fitness Bouglas Bros aperto assieme al fratello Apostolos, anche lui ex corridore) ha potuto mettere a punto il suo marchio di fabbrica (“Il mio spunto finale in determinate situazioni”) e, con esso, conquistare negli anni quella serie di successi (tra le corse 2.1 o superiori, tre campionati nazionali in linea, due frazioni del Qinghai Lake Tour e una frazione del Giro del Giappone) e piazzamenti che alla fine, questo autunno, gli sono valsi la chiamata della Burgos BH, una compagine di categoria ProTeam dove avrà modo di conoscere personalità a lui già note e, sulla carta, anche avere il giusto supporto per cercare di alzare subito le braccia al cielo.

Facendo parte di questa squadra spero di riuscire a imparare a lavorare bene e a essere più metodico. Con un treno adeguato sono fiducioso di poter portare qualche vittoria alla squadra. Il mio obiettivo comunque è dimostrare che non sono arrivato qui per caso e che posso dare un contributo adeguato al team. Vorrei superare le loro aspettative. Poi, certo, mi piacerebbe partecipare a un Grande Giro ma non nascondo che, da greco, le Olimpiadi hanno un posto speciale nel mio cuore, quindi...perché non entrambi? Ho incrociato più volte diversi corridori della Burgos in corsa e, dati i loro punti di forza, sono felice di poter essere nella stessa squadra! Sto imparando lo spagnolo e sto lavorando sul mio inglese quindi spero anche grazie a ciò di poter essere una famiglia felice e ben organizzata”.

L'arrivo in solitaria di Bouglas sul traguardo di Delphi, nel Campionato nazionale greco su strada da lui vinto.

Parlando di famiglia, quella di Georgios è stata fondamentale nell’avviarlo (“È stato mio fratello a farmi appassionare a questo sport”) e nell’incoraggiarlo (“Senza il loro amore e il loro sostegno fare ciclismo sarebbe stata solo una follia”) lungo un percorso a pedali dove il momento più difficile è coinciso proprio con una perdita familiare, quella del padre, avvenuta a causa di un cancro nel settembre 2021: “Quando il mio defunto padre, Kostas, era malato, io lo seguivo durante i trattamenti che faceva, uno dopo l’altro. A un certo punto mi ha detto di andare a vincere una gara che avevo in programma e durante quella gara il continuare a chiedermi "perché sono qui" e il voler vincere come mi aveva augurato mio padre mi ha quasi distrutto internamente”.

Al padre Bouglas ha dedicato poi la vittoria del titolo nazionale greco su strada conquistata l’anno successivo, una delle gioie più grandi vissute in bicicletta ma non la più importante: Il momento più bello è stata la prima vittoria al Qinghai Lake Tour. Si pensava che i greci non sarebbero stati in grado di ottenere un simile risultato e io ce l’ho fatta rompendo una barriera per noi”. Evidentemente, considerato anche quello infranto a novembre accordandosi con la Burgos, Georgios ha nel sangue la propensione a spezzare tabù storici per sé e per il ciclismo del proprio Paese. “Non ho mai pensato di essere abbastanza bravo da fare del ciclismo il mio lavoro, neanche per un singolo istante. Ho continuato a perseguire obiettivi a breve termine e a far sì che la cosa fosse sostenibile ed eccomi qui. I sacrifici? Passare tanto tempo lontano da casa, saltare uscite e molti eventi sociali per riposare lo sono sicuramente ed è qualcosa che pesa, sempre, ma non mi pento di averli fatti forse perché il ciclismo mi ha regalato gioie molto più grandi dei sacrifici compiuti”. Dal 2009 a oggi in particolare Bouglas si è trovato a perorare la causa di team Continental greci, turchi, cinesi e giapponesi disputando corse in 4 continenti e 28 paesi diversi. Una vita da trottola insomma alla costante ricerca delle opportunità per far avverare il proprio sogno e diventare professionista.

Bouglas (che in Italia ricorda di aver corso “un paio di volte da junior e da U23 tra cui i Campionati Europei. Gareggiarci è brutale”) non si è mai arreso e, dopo esser rimasto stregato in passato da Fabian Cancellara (“Quando ero giovane sono persino arrivato a comprare la sua bici del team CSC”), l’anno prossimo avrà la chance di ritrovarsi al fianco, in qualche corsa, del corridore che più ammira e segue al giorno d’oggi, ossia Mark Cavendish, un combattente ma anche una persona molto umana e, oltre a ciò, pure incredibilmente veloce”. Sarà, quando accadrà, una forte emozione per Georgios che ora, dopo averci girato attorno, vuole godersi l’approdo tra i pro’ e successivamente, a suon di sprint, lavoro sporco e sudore, provare a rivitalizzare il ciclismo greco. Questa la ricetta. Non sarà come quelle che prescriveva Asclepio, ma per il movimento ellenico potrebbe funzionare lo stesso.

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