L'esotico dietro casa: qualche idea per riscoprire (e rivalutare) il nostro territorio

Stiamo metabolizzando una nuova sensibilità per l'ambiente e per la mobilità sostenibile, che si traduce anche in giri in cui si cerca l'esotico senza allontanarsi molto da casa e imboccando percorsi pensati per rivalutare le nostre periferie

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La bicicletta è un prodigio meccanico per creare emozioni. Fantastica, imperturbabile e dinamica, permette interpretazioni inedite e nuove configurazioni dei luoghi. Anche di quelli a noi più conosciuti. È il senso della bici per il territorio, baby. Conosciuto o sconosciuto che sia. È sempre più evidente la necessità e la voglia di recuperare il senso del bello da cui tutti vorremmo essere circondati. Una sede ciclabile attrezzata o un semplice percorso ciclo pedonale possono trasformare un “luogo di nessuno” in uno spazio di pregio da apprezzare, vivere, rispettare. AbbracciaMI, la circle line di Lacittàintorno, il programma di Fondazione Cariplo dedicato alla rigenerazione urbana, ideata e realizzata da Marco Mazzei di Milano Bicycle Coalition (bici.milano.it) ne è l’ennesima “prova provata”.

Le nostre città, per essere veramente smart, devono riuscire a soddisfare la crescente domanda di spazi, servizi e attività che migliorino la qualità della vita. Inclusa la crescente richiesta di mobilità individuale in armonia con l’ambiente. La tecnologia di cui disponiamo deve consentirci di abolire tutti gli sprechi e gli eccessi, tipici del consumismo frenetico e superficiale. Solo così si può ricominciare a fare sviluppo, anche economico.

Anche la pandemia ci ha detto che siamo stati troppo arroganti nei confronti del nostro pianeta. Per dirla da ciclisti, è necessario “cambiare rapporto”. Spostiamo quindi il focus verso elementi e riferimenti nuovi, tenendo conto delle nuove esigenze sociali orientate alla fruizione di luoghi curati, ricchi di valori culturali, paesaggistici e naturali. Soprattutto in un’area metropolitana come quella milanese che si sta sviluppando in una porzione di pianura, in cui ancora è viva la vocazione agricola.

Il Parco Agricolo Sud Milano rappresenta, insieme alla vasta area dei Navigli e al Parco del Ticino, un'incredibile valvola di sfogo per i ciclisti milanesi. E proprio le decine di percorsi gravel nella valle del Ticino portano a scoprire una sorprendente, inattesa ed estesa “wilderness” che mettono alla prova il senso dell’orientamento e l'attitudine esplorativa.

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Il Parco di Porto di Mare, nella zona sud di Milano dove, nel 2018, è stato creato un sentiero per le mountain bike  che sfrutta le collinette e gli avvallamenti creati per gli scavi effettuati cent’anni or sono per realizzare i moli e le darsene del porto mai realizzato.

Strade da condividere

Guardare il mondo dal sellino di una bici offre una prospettiva che evidentemente piace. Prova ne è che nonostante l’avvento dell’automobile, la bici non sia ancora tramontata. Anzi, si sta sempre più affermando come il nuovo modo di stare al mondo. Una vasta fetta di pubblico è matura per affrontare questo cambiamento. Quando uno stormo cambia direzione è difficile (e inutile) capire quale esemplare lo abbia deciso per primo. Il risultato è che lo stormo ha cambiato direzione. Il successo, rapido e indiscusso, del bike sharing e del car sharing a Milano è una conferma del cambiamento in atto. Ma sarebbe opportuno che tutti pensassimo anche in termini di road sharing, imparando a “condividere” con maggior attenzione, educazione, rispetto e senso civico, le nostre strade. Alcune sembrano disegnate apposta per viaggiarci sopra in bici.

Viaggiare o semplicemente muoversi in bici produce uno stato di naturale benessere, offre una sensazione di agilità e vitalità, un senso essenziale di appartenenza all’ambiente. In bicicletta si coglie ogni dettaglio del paesaggio, si sente l’anima dei luoghi che si attraversano. Si diventa parte dell’ambiente, imparando a rispettarlo di più. Presuppone certo un'attenta conoscenza e interpretazione del territorio. Cambia la gerarchia dei luoghi, occorre una mappatura dei percorsi “da ciclista”. Si privilegiano le strade secondarie, quelle più tranquille, a minor tenore di traffico, magari più contorte, quelle che attraversano i borghi. La società sportiva Turbolento le chiama Strade Zitte, che non sono quasi mai la via più diretta tra partenza e arrivo, ma la più piacevole e tranquilla per chi viaggia e si muove in bici. Piccole e dimenticate strade secondarie di campagna e di montagna che ormai poco hanno da dire al traffico motorizzato, ma che per noi ciclisti costituiscono un importante e inimitabile patrimonio per il cicloturismo sportivo.

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Itinerari che ci fanno sognare

In queste pagine vogliamo proporvi, in sintesi, percorsi da fare almeno una volta. Senza pretendere che ovunque ci siano piste ciclabili, ma esigendo quel civile e indispensabile rispetto per tutti gli utenti, che per semplicità definiamo road sharing, condivisione della strada.

La Chase the Sun: 270 km coast to coast, da Cesenatico a Tirrenia, sul litorale pisano (chasethesun.org). Una infilata di stradine da est a ovest, con un breve tratto sterrato in uscita da Firenze, perfettamente pedalabile anche con bdc. Oltre 3.000 metri di dislivello per attraversare gli Appennini. Splendida la salita al Valico Tre Faggi che collega la Romagna alla Toscana. Un vero mix di ciclismo e turismo con passaggi nel cuore di Firenze e di Pisa, la magia di Vinci, l’apparizione finale della Basilica di San Pietro a Grado, la piccola strada della Bigattiera. Il raduno annuale si svolge nel giorno più lungo dell’anno con una sola regola: partire all’alba, arrivare al tramonto. Il via è dato dal sole che sorge dall’Adriatico, l’arrivo è dato dallo stesso sole che tramonta nel Tirreno. Da provare almeno un volta nella vita.

GTL - Grand Tour Lombardia: 1.200 km da pedalare con 16.000 metri di dislivello. In soluzione no-stop per pochissimi, a tappe per moltissimi. Si collegano tutte le province della Lombardia. È un anello, quindi ogni punto è buono per partire. Se lo si fa da Milano, si mettono in fila Cremona, Mantova, Salò, Val Vestino, Passo Croce Domini, Passo del Vivione, Ponte di Legno, Passo del Gavia, Passo dello Stelvio, Valtellina, Mortirolo, Passo San Marco, Val Brembana, Val Taleggio, Culmine di San Pietro, Valsassina, Lago di Como, Ghisallo, Como, Varese, Vigevano e i Navigli, il Piccolo Stelvio dell’Oltrepo e molto altro. Pedalare per credere.

Oppure si può scegliere di andare dal capoluogo lombardo a Castellania, evitando statali, provinciali e affini. Passando da Garlasco per rendere onore a quel super gregario (angelo di Coppi, come racconta Marco Pastonesi) che è stato Sandrino Carrea. In totale 108 km per raggiungere il punto di arrivo, in genere rappresentato dal piazzale del cimitero che ospita la tomba di Fausto e Serse Coppi, a cui si aggiungono 16 km per raggiungere Tortona, e da lì in treno rientrare. Anche se i più allenati e i randonneur non avranno difficoltà ad affrontare andata e ritorno in bici. In fondo è tutta pianura con soli 350 m di dislivello per raggiungere il Passo Coppi e quindi Castellania.

Sempre da Milano, perché non arrivare fino ai Colli piacentini? Si esce dalla metropoli verso l’Abbazia di Chiaravalle, quindi Lodi, l’antica Via Cremonese e la bella ciclabile della Muzza. Poi il ponte sul Po tra Castelnuovo Bocca d’Adda e San Nazaro. Da qui la variante che porta a Castell’Arquato. È una proposta adatta a un lungo week-end estivo: venerdì Milano-Castell’Arquato, sabato e domenica i giri sui crinali di Vernasca e Morfasso, con rientro in treno da Fiorenzuola.

Il Porto Canale di Cesenatico (foto Pierluigi Benini), luogo di partenza della Chase the Sun, che dopo 270 km conduce a Tirrenia. 

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