L'angelo che sul Koppenberg lascia dietro di sé l'inferno...

Rampante proprio come il leone che capeggia sulla bandiera dell’omonima regione belga, Mathieu van der Poel vince il Giro delle Fiandre con una velocità media di 45 KM/h. Di questa 108^ edizione rimarrà la visione di lui che spicca il volo sul muro di pavé alto 77 m e lungo 682 m (che dal 2015 è stato avvicinato al traguardo per renderlo strategico). L’olandese Campione del Mondo in carica su strada, nella seconda Classica Monumento, scrive una nuova pagina nella storia del ciclismo

Iniziamo dallo “sfondo”: i 270,8 chilometri di gara che separano Anversa, sede di partenza, da Oudenaarde, dove è fissato il consueto arco del traguardo, sono conditi da due elementi caratterizzanti e decisivi delle gare disputate a queste latitudini: 7 tratti in pavé e ben 17 muri, o Muur in lingua fiamminga, nient’altro che brevi ma ripidissime salite. Come se non fosse già di per sè epica la giornata trascorsa in sella, una pioggia battente ha interessato gli ultimi 100 chilometri.

Passiamo ora alla narrazione: la prima metà di gara si conferma essere solamente una lunga fase di riscaldamento in cui i ciclisti a medie orarie di anno in anno sempre più elevate si preparano per aggredire i temibili Muur. Dopo averne affrontati un paio a gruppo compatto, ecco il primo attacco. Ai -110 chilometri, lo scatenato Mads Pedersen (LIDL-Trek) saluta la compagnia ed inizia a prendere un discreto vantaggio, complice anche l’indecisione da parte del gruppo che cerca di organizzarsi per ricucire il distacco. Un susseguirsi di piccole altre azioni fra cui quelle di Julian Alaphilippe (Soudal-Quickstep) e Matej Mohoric (Bahrain Victorious) danno vita ad un elastico che dura per circa 40 chilometri, in cui l’atteso protagonista Mathieu van der Poel non dà mai segno di una effettiva marcia in più. Sono piuttosto i suoi compagni di squadra a riportarlo sempre nelle prime posizioni. Pedersen, sempre in testa, mantiene una minima distanza di sicurezza cimentandosi in continui allunghi. Mentre il gruppo inizia a mostrare i primi segni di affaticamento, spicca la prestazione di Alberto Bettiol (EF Education-EasyPost). Il corridore nostrano qui vincitore nel 2019, rimane sempre nei paraggi di van der Poel. Complice la pioggia, i passaggi sui muri diventano sempre più impegnativi ma, si sa, quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare e infatti quando mancano 45 km al traguardo l’olandese sferra la zampata decisiva. Siamo sul Koppenberg, un muro di 600 metri di lunghezza, a cui si aggiunge inoltre la complicanza di essere tutto in viscido pavé, con pendenza media all’11,6% e pendenza massima al 22,0%. Mentre gli avversari faticano nella scalata, costretti anche a mettere il piede a terra, van der Poel tira fuori il suo capolavoro ed in solitaria, nella sua bella maglia bianca, a ritmo serrato, senza scomporsi, si dirige verso il traguardo lasciando dietro di sé il caos (tutti a piedi a spingere la bici che scivola sui ciottoli bagnati, a parte l'americano Matteo Jongersen, che resta in piedi ma procede lento). Pedersen ormai privo di energie, si abbandona ad un lento retrocedere nel gruppo, al contrario di Bettiol che inesauribile, in compagnia del belga Dylan Teuns (Visma | Lease a Bike), insegue l’ormai imprendibile Campione del Mondo. Con 6 ore, 05 minuti e 17 secondi di gara, Mathieu van der Poel taglia in prima posizione il traguardo. Dietro di lui, una volata mossa più dalla forza di volontà che dalle gambe, scombina totalmente le carte e decreta il podio: Bettiol e Teuns pagano lo sforzo dell’inseguimento in favore di un inaspettato Luca Mozzato (Arkea B&B) e Nils Politt (UAE Team Emirates), che guadagna la terza piazza ai danni di Michael Matthews (Jayco AlUlA) penalizzato per un cambio di traiettoria in fase di sprint finale. Con questa prestazione, Mathieu van der Poel si conferma nuovamente essere uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi: è il primo ciclista in assoluto ad assicurarsi un piazzamento a podio per 5 edizioni consecutive (2020, 2021 ,2022, 2023, 2024) di cui 3 sul gradino più alto (2020, 2022, 2024), come solo altri sei grandi campioni in passato sono stati in grado di fare (Achiel Buysse, Fiorenzo Magni, Eric Leman, Johan Museeuw, Tom Boonen e per ultimo Fabian Cancellara). In più l'olandese ha conquistato , in maglia iridata l’edizione numero 108 del Giro delle Fiandre, la sua quinta Classica Monumento (1 Milano-Sanremo, 1 Parigi-Roubaix ed appunto 3 edizioni del Giro delle Fiandre) che rende ancora più vario il palmares dell’olandese.

Certamente è stata l’ennesima ottima prestazione firmata MVDP e come ogni racconto che si rispetti, al fianco dell'eroe protagonista dovrebbero trovare spazio nella narrazione i suoi antagonisti che, fino alla fine, tentano di sabotare ogni azione. Qui purtroppo non ce ne sono stati. Complice la disastrosa caduta avvenuta pochi giorni prima alla Dwars door Vlaanderen, i due grandi pronosticati rivali sono stati esclusi dalla sfida. Da un lato Wout van Aert, che ha dovuto a malincuore accontentarsi di assistere dal letto di un ospedale la gara, dall’altro Mads Pedersen, che cadendo alla precedente classica del pavé ha riportato "solo" abrasioni e contusioni e che non gli hanno impedito di sfoderare alcune fiammate al Fiandre vero e proprio. Il danese a fine gara con grande consapevolezza e positività, ha fatto un’analisi della propria prestazione: “Ho visto giorni migliori. Quando finisci a terra a quella velocità (oltre 60 km/h, ndr), ti fai sempre male. Non è stato il miglior avvicinamento possibile al Fiandre, ma poteva andarmi peggio. Avrei potuto finire anch’io in una sala operatoria […] come è capitato anche ad altri. Quindi, posso dire di essere felice di poter gareggiare […] In questi giorni non ho dormito bene e ho parecchi dolori. Sapevo che le cose non si sarebbero sistemate in tre giorni […] per vincere il Fiandre bisogna essere al 100 per cento e devo essere onesto: ora non lo sono”.

Grande assente in assoluto è Tadej Pogacar, vincitore della scorsa edizione, ma giustificato in quanto ha preferito focalizzarsi su un’impresa che solo a pochi grandi ciclisti è riuscita in carriera: l’accoppiata Giro d’Italia e Tour de France, ovviamente vincendoli entrambi. Ad ognuno la sua motivazione ma resta il fatto che sono state assenze di notevole peso, sia per noi appassionati, in attesa tra l’altro del primo grande confronto su strada della stagione fra van der Poel e van Aert, ma anche per il vincitore stesso che, prima della competizione, ha dichiarato: “Non ho mai nascosto che preferisco essere in gara con tutti i più forti” dice l'olandese poco prima della partenza “ma non penso si possa dire in anticipo se l’assenza di Wout condizionerà la mia gara. […] Vincere il Fiandre non è mai facile e questa volta le cose non saranno diverse”. Poi prima di chiudere l’intervista, ritorna sull’incidente “Non ero alla Dwars door Vlaanderen e non potremo mai sapere se sarei rimasto anche io coinvolto in quella caduta. Ma sicuramente sarebbe potuto succedere. È una cosa molto sfortunata per il Fiandre, ma molto di più per Wout. Passi mesi a pensare a queste due importantissime corse (il Fiandre, appunto e la Roubaix, prossimo appuntamento segnato in rosso nell’agenda di van Aert, ndr) e giusto pochi giorni prima ne finisci fuori. Non lo augurerei a nessuno“.

Merito ai tentativi di Bettiol, Alaphilippe e Mohoric, che hanno tentato di competere contro il fenomeno fiammingo. Solamente l’asfalto bagnato avrebbe a questo punto potuto impensierire l’olandese che, memore della scivolata occorsa in quel di Glasgow (Scozia), in occasione dei Mondiali su Strada, ha saputo affrontare il percorso con il giusto riguardo.

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