di Mario Ciaccia
13 August 2023

Van der Poel... e il diverso valore delle cadute

I Mondiali Globali sono una vera Olimpiade del pedale e favoriscono intriganti intrecci di storie tra strada e fuoristrada. Come quelle di Pidcock e Van der Poel

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Immagine che rimarrà negli annali che racconteranno la storia di VdP.

SU STRADA

Che storia incredibile. Un atleta che si presenta a due delle massime espressioni sportive mondiali del ciclismo, che cade in entrambe, ma che in una passa da eroe, nell'altra da sprovveduto. E tutto questo succede in Scozia, nel giro di una settimana. Mathieu van der Poel è figlio d'arte, è alto, bello, potente, elegante, ha un carisma incredibile. Si sta facendo la fama di dominatore delle gare di un giorno. Mondiali, classiche del Nord, Rubaix, Sanremo, ciclocross... Quello che ha fatto a Glasgow, quando mancavano 20 km all'arrivo del Mondiale su strada, è stato epico. Ha attaccato su uno dei "muri delle Fiandre" che si trovavano in centro città, ha lasciato basiti i suoi compagni di fuga (Pogacar, Van Aerts, Pedersen... mica dei ragazzini!) e, con uno stile fantastico e una pedalata sublime, li ha staccati di 34 secondi finché non s'è sdraiato malamente, cadendo sul bagnato. Comprensibile: pioveva, l'asfalto era terribile e lui stava prendendo i giusti rischi di quando vuoi vincere un Mondiale e hai dei rivali che vorrebbero impedirtelo. A quel punto è evidente che la gara sarebbe stata vinta da qualcuno dei suoi inseguitori, invece Mathieu s'è alzato, sanguinante e con i vestiti stracciati, è rimontato in sella ed è partito a razzo, nonostante tutti pensassero che avesse le ruote quadrate e la catena penzoloni, dopo una botta come quella. Invece, dopo avere strappato con rabbia la Boa della scarpa rotta e sbatacchiante, ha proseguito nel vilipendio dei suoi rivali, vincendo stratosfericamente la gara con due minuti di vantaggio.

Quando una caduta fa di te un eroe.

IN FUORISTRADA

VdP ha vinto uno dei Mondiali su strada più esaltanti, su un circuito fantastico, entrando nella leggenda, ma la bella storia non era destinata a finire qui. Mathieu, infatti, aveva in canna anche il Mondiale di mountain-bike, quello siglato XCO, l'Olimpico, sulla lunga distanza. A questo punto però la vicenda si allarga, perché oltre a lui anche Peter Sagan e Tom Pidcock avevano avuto la stessa idea. Questa cosa ha una rilevanza micidiale, perché significa portare nomi dalla portata enorme in uno sport che, per quanto meraviglioso, sembrerebbe non avere un futuro garantito ai Giochi Olimpici. Per cui, la UCI è talmente contenta di avere al via degli stradisti di grido che li ha sfacciatamente favoriti, facendoli partire nelle prime cinque file, anziché dal fondo. Già, perché la cosa nuova e strana della loro presenza è che si tratta di atleti che puntano alla vittoria, ma che in mountain-bike non si vedono mai, o quasi. Magari li si vede a qualche prova di Coppa del Mondo, una tantum, come Pidcock: che arriva a Novo Mesto e batte tutti. Per i biker professionisti queste star che si vedono ogni tanto e che li bastonano, sono un incubo e un fastidio, oltretutto rischiano pure di andare alle Olimpiadi al loro posto. Per cui hanno protestato duramente verso questi favoritismi che, tra l'altro, sono stati riservati soltanto agli uomini. Quindi Van der Poel non sarà stato particolarmente a proprio agio alla partenza della gara, trovandosi in mezzo a gente che non ne gradiva la presenza. E che non sarà stata troppo dispiaciuta quando, pochissimo dopo essere partiti, l'asso olandese è caduto in una curva a destra.

VdP s'è alzato dolorante e depresso ed ha gettato la spugna. Colmo di sfortuna, è pure caduto sullo stesso fianco che aveva picchiato su strada. 

Tutto questo è successo mentre io ero davanti alla tv, in attesa di vedere il via della gara, ma non riuscivo a dribblare l'arrivo della prova su strada degli Under 23. Non so se ho sbagliato qualcosa o se proprio Eurosport abbia deciso di mandare in onda le mtb con un giro di ritardo fatto sta che, quando finalmente ho potuto assistere alla prova, la frittata era già avvenuta. E siccome io sono uno che si fa sedurre dai fenomeni e desideravo che VdP vincesse pure l'XCO, ci sono rimasto male. Per fortuna che in gara c'erano altri fenomeni, per cui c'ho messo poco a consolarmi. Ma parliamo di Mathieu e di questa caduta. Tre anni fa, durante le Olimpiadi di Tokyo, lui si era iscritto alla prova di cross country. Anche questo era un caso di stradista che corre una tantum in mountain-bike, con l'intenzione di vincere l'oro. Uno potrebbe dire: che c'entra? Come può pensare di vincere in uno sport che non pratica? Invece i numeri li ha: su strada ha dimostrato di avere prestazioni mostruose e in fuoristrada tutti sanno che dà spettacolo durante le gare di ciclocross. C'era un'attesa enorme, come se Bruce Springsteen decidesse di recitare in un film per vincere l'Oscar. Però a Tokio le cose non sono andate bene perché, poco dopo essere partito, è cascato in uno di quei salti che se li prendi alla velocità giusta va tutto bene, altrimenti ti ammazzi. Lui c'è arrivato piano e ha fatto un bel volo di faccia, uscendo così di scena. Non s'è trattato di una caduta eroica, anzi, ha ricevuto commenti del tipo "Neanche le ragazze sono cascate in quel punto, dovrebbe studiare un po' di più come si guida una mtb". Beh, più o meno sono i commenti che si sentono anche adesso, dopo questa caduta. In pratica Van der Poel si sta facendo la fama di quello che ogni tot anni si presenta a uno dei massimi appuntamenti della mtb, crea attese enormi, parte e cade nei primissimi km, ritirandosi. Anche Marco Aurelio Fontana, che commentava la gara su Eurosport, è stato lapidario: "Non è ancora pronto per la mtb". Probabilmente è vero... ma io spero che lo sia, prima o poi. In lui vedo la Honda 500 da Gran Premio del biennio 1966-67, quella che Mike Hailwood guidava sperando di battere Giacomo Agostini: non ci riusciva, perché quella moto aveva un grande motore ma una pessima ciclistica. Però poi, dai e dai, al titolo mondiale ci sono arrivati, sia pure dopo 15 anni. Speriamo che Mathieu sia più celere...

Altri fenomeni

Per fortuna che c'erano anche altri fenomeni, come dicevo. La presenza di Nino Schurter mi faceva pensare: "Adesso che VdP è out, la gara è scontata, vincerà lui". Normale pensarlo, avendo lui vinto 10 titoli mondiali Elite e 8 Coppe del Mondo. Poi c'erano Pidcock e Sagan. Ma avevano corso due giorni prima la XCC, ovvero la Short Track, per cui pensavo che fossero fuori dai giochi. La XCC non l'ho ancora messa a fuoco: è nata per ravvivare i programmi della Coppa del Mondo, allungando il week end e solo da tre anni fa parte del Mondiale, ma non ho ben capito come si incastri nel panorama delle gare di XC. La Marathon è quella lunga, che esplora il territorio. La XCO è la classica formula di gara che risale agli anni Settanta. Ma la XCC che cosa vuole essere? Una specialità a sé stante, con determinate caratteristiche o il ripiego di chi punta a questa perché sa che non andrà forte in quell'altra? Lo dico perché alcuni, tra i favoriti per la XCO, non partecipano alla XCC, per non stancarsi e per non rischiare incidenti prematuri. Ergo, chi corre la gara corta si stanca, quindi non è interessato a quella lunga. Giusto? Pare di no. Altra cosa: quella breve dev'essere più scorrevole e veloce, o è un caso? Perché a Glasgow la differenza di livello tecnico tra "C" ed "O" era tale che Pidcock ha deciso di usare in una la front, nell'altra la biammortizzata. Sto parlando delle Pinarello Dogma, quelle presentate da poco ma già vincenti sia tra gli uomini sia tra le donne, con la formidabile Pauline Ferrand-Prévot, che ha vinto sia la corta, sia la lunga (e sempre con la nuovissima front, quella "asimmetrica", col buco sopra il movimento centrale, che era stata appena presentata proprio a Glasgow).

Pinarello è tornata da poco a costruire mountain-bike e, dopo la Dogma XC biammortizzata a corsa variabile, ecco la versione front, che mantiene il "buco" sopra al movimento centrale (per irrigidire la bicicletta in quel punto) e presenta i foderi obliqui asimmetrici, per compensare le tensioni della trasmissione sul lato destro.

L'XCC fa bene alla XCO?

La gara corta è stata dominata dal neozelandese Sam Gaze, che si direbbe ami tutte le declinazioni del cross country: ha vinto due titoli mondiali dello Short Track, due olimpici tra gli Under 23 e uno Marathon. Sam ha fatto tutta la gara nelle prime posizioni e poi ha vinto in maniera perentoria. In tutto c'erano da percorrere soltanto 10 km, quindi andavano fatti a tutta, in apnea, eppure al via c'era anche Henrique Avancini, vincitore del Mondiale Marathon, che si svolge su distanze dieci volte superiori e, quindi, immagino richieda allenamenti diversi. Il brasiliano è riuscito nell'impresa di fare la gara lunghissima senza problemi, ma di rompere la bicicletta in quella cortissima. Però alcuni fra i favoriti della XCO non si sono presentati, come Van der Poel, Schurter e, non vorrei sbagliare, anche Flückiger e Serrano.

Protagonisti della XCC, invece, oltre a Gaze, sono stati il francese Koretzky, l'inglese Pidcock, il sudafricano Hatherly e il tedesco Schwarzbauer. Perché li cito? Perché sono andati fortissimo anche nella XCO!

Pidcock

Piccolo di statura, con l'espressione da cane bastonato, Thomas tutto sembra tranne che un fenomeno. Eppure vince le volate, va forte in salita e vanta una tecnica di guida che gli permette pieghe da MotoGp nelle discese dai passi alpini e una notevole padronanza quando guida in fuoristrada. Ha vinto due mondiali ciclocross, due XC, un titolo olimpico XC, una tappa del Tour 2022 e pure un titolo mondiale di e-bike. La tappa del Tour era di montagna e lui l'ha vinta grazie a una sequela di sorpassi all'esterno, in discesa, giù dai tornanti, che gli ha permesso di recuperare il terreno perso. Nel 2023 ha deciso di correre il Tour de France per usarlo come allenamento in vista del Mondiale XC! Tutto l'opposto del buon John Tomac, che lanciò la moda del drop bar sulla mtb per allenarsi per il Tour de France... Anche se è stato fatto partire più avanti di quello che gli sarebbe spettato, di fatto Tom era pur sempre trentatreesimo e così, dopo il via dell'XCC, s'è trovato molto indietro. Ma, nonostante i km da percorrere fossero soltanto dieci, è riuscito a recuperare il gap e a classificarsi terzo, con una mostruosa staccata da MotoGp nell'ultima discesa, che ha finito per portare largo e far cadere il tedesco Schwarzbauer, che non l'ha presa benissimo.

Luca non l'ha presa bene e lo spiega su Instagram, ma chiunque si sarebbe incavolato. Pidcock è passato un po' come Marc Marquez, il campione della MotoGp dominatore di tante gare, ma spesso con sorpassi aggressivi. 

Due giorni dopo, Mondiale XCO, Pidcock parte ancora indietro ma non come sarebbe stato da regolamento, gli altri lo sanno, lo temono e vanno subito forte. Lui è potente, s'è fatto il Tour de France, nei tratti tecnici è bravissimo e fa tanti sorpassi ma, per colmare il distacco, deve fare molta più fatica degli altri. La tattica è quella: farlo stancare. Però le due foto che seguono raccontano questo Mondiale.

A Thomas occorrono tre giri per agganciare i tre di testa. Sono Nino Schurter, che vediamo dove ci aspettiamo di vederlo (in testa), il sudafricano Alan Hatherly (arrivato quarto due giorni prima) e il francese Victor Koretzky, che farà tutta la gara incazzato nero con l'UCI per avere fatto partire davanti gli stradisti. Dei quali Van der Poel si è autoeliminato cadendo, mentre Sagan è andato sempre piano, ma Pidcock, lo vedete, è lì, in quarta posizione, presumibilmente cotto dallo sforzo di raggiungere quei tre.

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Cotto? No. Nei tre giri successivi, Hatherly e Koretzky saltano. Pidcock e Schurter restano da soli, come due cowboy pronti per il duello, quindi, al sesto giro, come si vede sopra, Tom prende e se ne va. E non verrà raggiunto più da nessuno.

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Tom però ha un margine di vantaggio ancora buono e vince la gara, arrivando persino a sorridere.

Victor aveva già il dente avvelenato perché Tom aveva corso in mtb anche a Novo Mesto, sempre grazie ai favoritismi della UCI. Ed aveva vinto. A suo dire è come se, a una gara su strada, gli avessero dato un vantaggio di 5 km. Difficile esprimersi su una questione simile. In realtà è successo che Pidcock era semplicemente più forte di lui. Se il regolamento fosse stato applicato, come sarebbe stato giusto, Tom gli sarebbe arrivato dietro (forse), ma ciò non avrebbe significato che Koretkzy fosse migliore di lui. Qua però sono in gioco le Olimpiadi, quindi ciò che conta è arrivarci, non sapere nel proprio intimo se si è più o meno forti di Pidcock: persino Van der Poel ha detto di voler correre a Parigi, nonostante il pessimo esito della sua gara, di cui si dà la colpa ("Sono caduto come uno stupido, in uno dei punti più facili del percorso").

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Tom racconta la sua gara. Con la sua tipica espressione triste, spiega che pensava di fermarsi per sistemare il deragliatore, perché la catena saltava, quindi non poteva andare forte. Meno male...

The Fountain

Volevo chiudere facendo i miei complimenti a Marco Aurelio Fontana, che ricordiamo per il suo terzo posto "senza sellino" alle Olimpiadi di Londra 2010. Non ha corso a Glasgow, ma commentava la gara: è bravissimo, perché è spigliato, simpatico, ironico, ma è anche in grado di rispondere alle domande tecniche con frasi molto chiare ed esaustive. In più non urla e non se la tira.

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Ed è alla mano: nel 2012 lo invitammo a partecipare alle Olimpiadi demenziali che organizzammo quando la testata Motociclismo FUORIstrada era ancora attiva. Qua lo vediamo, impegnatissimo, al lancio dello stivale da cross.

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