di DaBike
05 December 2023

Coppa del Mondo Ciclocross: tutte le tappe o resti fuori... e il blasone non conta!

Nuove regole ventilate dal presidente dell'UCI David Lappartient che mal digerisce le partecipazioni "a spot" degli atleti che si dividono fra strada e off-road, tra i quali ci sono i nomi eccellenti di Mathieu Van der Poel, Wout van Aert e Tom Pidcock

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Mathieu Van der Poel s'inchina davanti al pubblico appena dopo essere diventato campione del mondo di ciclocross nel 2020.

Le corse su strada in questa stagione sono in pausa. Gli atleti si concedono qualche giorno di meritato riposo dopo aver gareggiato come dicono loro “pancia a terra” (ovvero a tutta) in ogni continente, prima di ricominciare con allenamenti e ritiri di squadra in preparazione della stagione 2024 con tutti i vari obiettivi prefissati.

Questa è la prassi per la maggior parte degli stradisti, perché alcuni di loro invece dedicano questa fase invernale dell’anno alla caccia di altri successi in ambito dell’off-road. Stiamo parlando in particolare dei fenomeni Mathieu Van der Poel, Wout van Aert e Tom Pidcock che nel ciclocross danno spettacolo con duelli testa a testa fino a contendersi, e senza stupirsi troppo di vincere, il titolo di Campione del Mondo anche in questa disciplina. Fra i 3 infatti, dal 2015 ad oggi, il numero di Mondiali a loro aggiudicati ammonta a ben 8, quindi agli altri specialisti del settore rimane ben poco spazio per mettersi in mostra. Già negli anni scorsi, proprio a questo riguardo, i ciclocrossisti puri si erano lamentati in quanto gli organizzatori degli eventi riservavano al terzetto una importante fetta del budget per averli in griglia di partenza, obbligando inevitabilmente a rivedere in negativo gli ingaggi per i restanti atleti.

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Tom Pidcock sul circuito completamente innevato di Vermiglio (2021).

Oggi però, a pochi giorni dal via della tappa di Coppa del Mondo che si terrà il 10 dicembre a Vermiglio, in Trentino, la situazione si è totalmente invertita. Nessuno dei tre campioni prenderà parte a quest’unica manche prevista sul territorio italiano giunta alla sua terza edizione, a discapito dell’affluenza del pubblico e degli incassi che ne derivano. Un’assenza certamente che pesa ma non esclusiva di questa data, bensì che si protrae già da inizio campionato. E per di più anche altri atleti preferiscono partecipare a gare “minori” saltando quelle di Campionato. È intervenuto a rimarcare la difficile situazione nientemeno che David Lappartient in prima persona, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), l’ente che regola il mondo del ciclismo professionistico in tutte le sue sfaccettature e discipline. Lappartient in una recente intervista ha dichiarato: “La Coppa del Mondo non è una competizione in cui si gareggia come si desidera. Ogni corridore deve stare alle regole del gioco. Se la Coppa del Mondo viene vista come un giochino, allora abbiamo un problema. Se un atleta preferisce competere in una gara nazionale e non una prova di Coppa del Mondo, non potrà partecipare alle gare successive di Coppa del Mondo e di conseguenza non potrà essere al via del Mondiale.”

Parole forti che fanno presagire un cambio di regolamento, una sorta di vincolo che imporrebbe ai corridori di partecipare a tutte le tappe previste dal Campionato del Mondo per poter accedere al Mondiale.

A difesa dei ciclisti però troviamo un calendario di anno in anno sempre più fitto e vincoli dettati dai team stessi e i loro sponsor. La situazione non ha trovato al momento ancora una soluzione, che non verrà comunque stabilita prima del Mondiale 2023-2024 di Tabor in Cechia, previsto a febbraio. Un regolamento così restrittivo potrebbe far completamente cambiare programmi ai già 3 citati super campioni, dei quali, il più vincente Van der Poel, ha così risposto in un’intervista, quasi a voler giustificare una minor apparizione in questa disciplina: “Ho sempre la schiena da tenere sotto controllo, dopo i problemi che ho avuto in passato (ricordiamo la brutta caduta durante i Giochi Olimpici di Tokyo nella specialità della MTB, n.d.r.) Su strada la situazione è più facilmente gestibile e infatti raramente ho dolori durante quella parte di stagione. Peraltro, nel 2023 ho avuto la mia miglior annata su strada dell’intera carriera. Ma la mia schiena rimane sempre un punto su cui lavorare. … Adesso che mi sto di nuovo concentrando su quella disciplina, per i mesi invernali, dobbiamo prima aspettare e capire come la schiena reagirà. C’è sempre un po’ di incertezza in questo senso”. Van der Poel sembra anche voler così preannunciare un cambiamento radicale della sua carriera: “Sì, a volte penso che potrei evitare di fare ciclocross per un’intera stagione. Non so per quanto andrò avanti a gareggiare. Anche un solo inverno senza ciclocross potrebbe essere positivo, non solo per evitare rischi per la mia schiena. Io al momento gareggio per puro divertimento, anche se il titolo mondiale rimane un obiettivo importante. Per il resto, a dirla tutta, vedo il resto del calendario di ciclocross come un’attività invernale. Non c’è molto altro che io possa ancora vincere, in termini sportivi, in questo settore.

Mondiali ciclocross 2022 – 2023, a Hoogerheide, nei Paesi Bassi.

Non c’è da stupirsi se nella testa di un campione gli obiettivi personali cambino con l’avanzare della carriera, anche se a noi tifosi questo non fa piacere e ci allontana da una specialità che negli ultimi anni ha visto un boom sia in termini di copertura televisiva sia di affluenze sul campo.

Il ciclocross infatti a differenza delle corse su strada, si svolge in un circuito chiuso, ad anello, da ripetere più volte in un numero di giri stabilito dalla giuria prendendo il tempo medio di percorrenza calcolato sui primi due passaggi sul traguardo. La durata prevista è all’incirca intorno all’ora. Le gare risultano molto brevi se paragonate alle lunghe tappe percorse su strada, ma vengono condotte ad un ritmo veramente alto. In più il circuito di gara viene disegnato su terreni con diverse tipologie di fondo (prato, fango, sabbia e asfalto) e una pendenza continuamente variabili, salite e discese brevi e molto ripide che durano una manciata di secondi, prima di affrontare curve angolate, scalinate, ostacoli da saltare e talvolta tratti su sentieri scoscesi e stretti. I corridori sono tenuti ad una continua adattabilità e a una grande capacità di guida del mezzo.

Proprio per questo motivo nel ciclocross, la bicicletta presenta geometrie più compatte e rialzate a beneficio di una migliore reattività e guidabilità, i copertoni hanno una sezione maggiore e sono tassellati per evitare perdite di aderenza. Benché non si corra su strada, le bici da ciclocross non sono ammortizzate ma data la maggiore probabilità di forature e problemi meccanici, lungo il percorso è adibita una pit-lane nella quale poter ricevere assistenza tecnica ed effettuare se necessario un cambio bici.

Una disciplina molto curiosa nelle sue dinamiche di svolgimento, in cui è permesso addirittura prendere la bici in spalla e affrontare a piedi i tratti più difficili. Per chi volesse assistere in prima persona all’evento, vi è da pagare un biglietto d’ingresso, il costo si aggira intorno ai 20 euro.

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