Giovanni Magazzù: le acrobazie di un aspirante pro - Episodio 2

Come ci si allena in bici a Milano, che in teoria è tutta piatta? Si sa che un allenamento valido prevede anche tanta salita. Beh, i casi sono due: salite artificiali o salite naturali non troppo lontane dalla città. Iniziamo con le prime. Ma in questo secondo appuntamento con la vita di Giovanni parliamo anche delle sue bici e dei suoi idoli

Per andare bene su strada, fare tanta mtb aiuta.

Vi abbiamo lasciato mentre pranzavamo con Giovanni Magazzù, lo junior che corre in seno alla Energy Team, che frequenta il liceo Cardano di Milano e che studia tutti i giorni in metropolitana. Volevamo seguirlo anche nel suo allenamento quotidiano ma, visto che eravamo al Cardano e che lì di fianco c'è il Monte Stella, abbiamo iniziato da lì.

IL MONTE STELLA

Durante la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto quando Milano era occupata dai nazisti (1943-45) ma anche prima, le forze angloamericane bombardarono ripetutamente la città.

Il peggiore attacco aereo avvenne il 20 ottobre 1944, quando James Knapp, dopo avere fallito una missione alla Breda di Sesto San Giovanni, decise di scaricare le bombe sul quartiere di Gorla e non in aperta campagna: centrò in pieno una scuola elementare, uccidendo 184 bambini.

Al termine del conflitto, ogni quartiere aveva cumuli di macerie che andavano rimossi, ma erano così tanti che si dovette pensare a soluzioni radicali, tipo concentrarli in un unico punto. Ne sarebbe venuta fuori una montagna, per cui si decise di farne un parco. A ovest di Milano, in campagna, c'era una grossa cava che si prestava ottimamente allo scopo. Venne chiamato l'architetto Piero Bottoni, che ideò un parco da 37 ettari, strutturato come una piramide a gradoni, alto cento metri, con tanto di strada panoramica che ci girasse a spirale fino alla vetta. Lo chiamò Monte Stella, dal cognome di sua moglie Elsa.

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Si trattava della classica cava piena d'acqua, dove la gente andava a pescare. I lavori iniziarono, ma ci si rese conto che 100 m di altezza erano troppi, la massa delle macerie rendeva il terreno instabile, così si limitò l'altezza a 56 m, ovvero 180 m sul livello del mare.

Sul nuovo parco vennero piantati alberi e per i milanesi non era soltanto un luogo insolito e panoramico dove andare a passeggiare, ma aveva un significato più profondo e inquietante, essendo composto da edifici distrutti. Nanni Svampa, negli anni Sessanta, cantava “Muntagneta de San Sir, tumba dei noster ca’”, cioè tomba delle nostre case. Negli anni Settanta era diventato un'immensa pista da cross e io ci andavo con la bicicletta, per guardare quelli che facevano i salti. Poi è stato vietato alle moto ed è diventato il regno delle persone che portano il cane a sgranchirsi le zampe.

Nel dicembre del 1984 organizzarono sullo Stella una gara di slalom parallelo, usando neve artificiale. Vi parteciparono i più forti atleti italiani, cioè quelli della Squadra A della Nazionale, più quelli della Squadra B. Tra la sorpresa generale, la gara venne vinta da uno sconosciuto diciottenne emiliano della Squadra B, Alberto Tomba: è stata la sua prima vittoria importante. In seguito vinse tre ori olimpici, due titoli mondiali e 50 prove di Coppa del Mondo.

Anche io ho sciato sul Monte Stella: è stata la prima e ultima volta in cui sono caduto per avere preso di spigolo un marciapiede. Fatto curioso: ogni volta che mia mamma guardava in tv le gare di sci, Alberto Tomba cadeva, per cui le vietammo di guardare la tv.

Quando, in Italia, è esplosa la moda delle mountain-bike, a fine anni 80, la "Montagnetta" è diventata il migliore posto di Milano dove usarle, avendo salite e discese persino ripidissime. Ciò ha portato a una guerra con i tipi che portavano i cani, in base al fatto che ciascuno si vedeva leso nelle proprie libertà: i cani infatti venivano lasciati liberi, quindi azzannavano i biker; questi ultimi sfrecciavano in discesa a 345 km/h, travolgendo i cani. Avevano ragione tutti e nessuno. Per fortuna, s'è arrivati a trovare un equilibrio prima che qualcuno decidesse di vietare le bici, al punto che qui sono state organizzate gare di altissimo livello. Ricordo la prima, vinta da Paola Pezzo nella seconda metà degli anni 90, mentre tra gli uomini la fuga di Luca Bramati veniva vanificata da una catena rotta. Io ero lì a scattare foto e non credetti a quello che vedevo: vidi Luca rompere la catena esattamente di fronte a mia madre, che era venuta apposta per vedere la gara. Per cui le vietammo di andare sul Monte Stella a vedere le gare di bici.

Marzo 2017: il tedesco Manuel Fumic attacca durante gli Internazionali d’Italia in cui arriverà terzo. I percorsi sono sempre stati tecnici, con salite ripidissime e discese piene di ostacoli artificiali.

Avrete quindi capito che il Monte Stella è perfetto per allenarsi con la mountain-bike, mentre per la bici da strada c'è poca roba da fare, essendo tutta la montagna sterrata. Ma, visto che eravamo qui per scattare foto, Giovanni s'è fatto portare dal papà entrambe le biciclette, in modo da prendere due piccioni con una sola fava. La sessione fotografica è avvenuta in una radiosa giornata di fine febbraio, con pioggia torrenziale e appena tre gradi centigradi sopra lo zero. Se vi dovesse venire il dubbio che sia pericoloso stare con due biciclette di pregio sul Monte Stella, sappiate che è un posto sicurissimo, assolutamente privo di delinquenza, furti, rapine, spaccio ecc.

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Se legate le bici ai pali, poi le ritrovate.

L'uomo e il mezzo

Iniziamo con la mia mania: la foto UomoMezzo, in cui la posa dev'essere sempre la stessa.

Da questa foto evinciamo diverse cose.

Il ciclista è una macchina da guerra, perfetta. Zero grassi, solo muscoli dove servono e basso peso. Non trattiene il calore, l'unico modo per non crepare di freddo in queste condizioni è produrlo pedalando come un pazzo, senza fermarsi mai. Di conseguenza non si copre neanche, viaggia vestito leggero, per il massimo del dinamismo. Posare per la foto UomoMezzo non fa parte di questo ecosistema, infatti mi sta odiando. Tuttavia la famosa tappa del Gavia del 1988 ci dovrebbe avere insegnato che ci sono volte nelle quali un minimo di vestitino pesante può fare comodo.

E quando piove? Niente antipioggia, al massimo le maniche lunghe.

Capitolo guanti: qua sono stupito. Io amo fare viaggi in bicicletta in mezzo alle lande innevate e ho capito che i guanti invernali da bici sono una farsa, perché sono sempre troppo sottili. Giovanni mi spiega che non ci sono alternative, perché la sensibilità sulle leve viene prima di tutto. Sono d'accordo, solo che se io mi congelo le mani la sensibilità se ne va a ramengo. Per cui risolvo il problema usando guanti invernali da moto, con i quali comunque riesco ad avere abbastanza sensibilità. Certo, un ciclista in tutù attillato che pedala con dei guantoni potrebbe sembrare ridicolo. Ma io trovo ridicolo anche perdere la sensibilità perché non voglio perdere la sensibilità.

La bicicletta è una Cinelli Pressure, ovvero il top di gamma delle corsa strada della Casa milanese. Fighissima come grafica e come estetica, con i tubi aerodinamici in fibra di carbonio.

Quanto vengono bene le bici sotto la pioggia?

Gruppo Shimano Ultegra e non Dura Ace, che è il top di gamma: se gli chiedo come mai risponde ciò che già sapevo, ovvero che anche l'Ultegra è arrivato a un tale livello di leggerezza, precisione e affidabilità che lo si può usare tranquillamente in gara... e costa di meno. Rapporti: 52-36 davanti e 11-32 dietro.

Cerchi in fibra di carbonio Ursus a profilo alto (55 mm) e tubolari, per la massima scorrevolezza e leggerezza, ma anche per il fatto che si sgonfiano lentamente, in caso di foratura, permettendo di resistere fino all'arrivo dell'ammiraglia. Però, se fori quando sei in giro da solo, devi scollarlo via e montarne uno nuovo, il che rende conveniente usare queste meraviglie solo in gara, con l'auto di assistenza e non quando sei ad allenarti in Brianza. Infatti quando lui si allena usa ruote meno pregiate e riparabili a bordo strada. Freni a disco, perché ormai sono stati sdoganati, dopo mille tentennamenti dovuti al fatto che in questo settore si tende ad essere molto tradizionalisti. Il che spiega perché c'è la doppia corona sulla guarnitura quando, in mtb, il monocorona s'è ormai imposto.

Doppia corona contro monocorona

Come mai non usi il monocorona? Giovanni risponde così: "Ci sono gare in cui la mono potrebbe essere meglio, però devi considerare che siamo una squadra, può capitare che qualcuno voglia la doppia e qualcun altro la mono, ma dobbiamo avere tutti quanti le biciclette identiche, anche quelle di scorta, sarebbe complicato fare differenziazioni. Alcuni pro usano il monocorona, scelgono in base alla gara, perché hanno un budget molto molto molto più alto del nostro e uno staff molto molto molto più ampio. In più hanno anche più mezzi tra camion cucina, camion officina, bus, tante ammiraglie, ecc. Ovviamente loro sono professionisti ed è giusto che possano permettersi e abbiano il top in qualunque cosa, dalla più importante alla più inutile".

Questa risposta conferma il periodo di transizione tra una soluzione tradizionale, usata da secoli e sempre valida ed una nuova, che ha dei vantaggi ma suscita diffidenza. I vantaggi del monocorona sono che risparmi peso e anche i possibili problemi tecnici di cui può essere vittima il deragliatore anteriore che, col mono, sparisce. I difetti sono che l'unica corona si usura molto più in fretta e che il salto tra un rapporto e l'altro è più marcato che con il doppia, anche quando dietro hai il pacco pignoni a 13 velocità: e questo, per un agonista, è un difettone. Ma consideriamo che Bauke Mollema è stato uno dei primi a vincere con il monocorona (una tappa della Vuelta) e che oggi la usano assi del calibro di Vingegaard, Kuss e Van Aert, per cui immagino che sia solo una questione di tempo.

Il campione di riferimento

Il ciclista preferito di Giovanni, il danese Mads Pedersen, è arrivato terzo alla Roubaix con una Trek dotata di monocorona.

A questo punto è lecita la domanda: come mai, con tutto il popò di campioni che ci sono in giro, tifi proprio per Mads?

Non che non se lo meriti: è stato Campione del Mondo su strada nel 2019, va forte a cronometro, vince le volate, ha vinto tappe nel trittico Giro/Tour/Vuelta, arriva primo pure nelle classiche del Nord... Ma perché proprio lui, Giovanni?

"Perché corre sempre e solo per vincere, anche se alla partenza non è quasi mai il più forte. Nel ciclismo vince il più bravo e non il più forte. Faccio un esempio: all'ultimo Giro d'Italia il velocista più forte era palesemente Milan: se avessero fatto delle volate come nell'atletica, tutto dritto con ognuno nella sua corsia, le avrebbe palesemente vinte tutte. Eppure ha perso quattro volate (tre da Merlier e una da Kooij) perché gli altri sono stati i più bravi nel prendere la posizione migliore, assumere una posizione aerodinamicamente vantaggiosa, magari sono arrivati con delle gambe più "fresche" perché hanno sprecato meno energie prima di fare lo sprint, ecc. Ovviamente uno bravo ha anche le gambe, pure essere forte è una qualità, ma non è l'unica. Pedersen infatti ha vinto un Mondiale in cui Van der Poel è andato in crisi, ha battuto Trentin (campione europeo), Sagan e tutti i più forti al Mondo. Quest'anno ha battuto Van der Poel alla Gand-Wevelgem perché hanno corso perfettamente sia lui sia la sua squadra e sono stati i più bravi".

E invece come mai mio figlio ti aveva dedicato questa foto?

Cosa succede in galleria?

"Perché ho pedalato insieme a Filippo Ganna e sai dove? Nelle gallerie di Livigno, quelle che vanno verso l'Engadina! Livigno è pieno di ciclisti professionisti, per quasi tutto l'anno (perché permette di allenarsi in altura, ndr), anche quando fa già freddo e tutti girano dentro quelle gallerie durante il riscaldamento e/o il defaticamento. C'è persino chi ci fa qualche lavoro specifico per le cronometro, anche se spesso preferiscono le salite, se non serve una gran pendenza magari si fa la Forcola che è poco più di un lungo falsopiano, finché è aperta". Le gallerie di Livigno sono tornate alla cronaca lo scorso maggio 2024, quando il Giro d'Italia ha tagliato via lo Stelvio, l'Umbrail e l'Ofenpass e si pensava di far partire i ciclisti da Livigno per poi fermarli alla fine delle gallerie.

C'è vita, nelle gallerie! Quello a sinistra è Gerben Thijssen che, nel 2023, ha battuto Jasper Philipsen in una classica minore in Belgio. 

"Mi ha fatto impressione pedalare con lui perché, dieci giorni prima, l'avevo comprato per la mia squadra alla PlayStation nel gioco del Tour de France. Dentro quelle gallerie ho pedalato anche con De Marchi, Sobrero, Konychev, Masnada, Brambilla e Jacopo Guarnieri, che ha vinto "solo" 4 gare in carriera ma è uno dei migliori "lead out man" (l'ultimo uomo a lanciare la volata del velocista) al Mondo".

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A proposito di classiche del Nord, che abbiamo citato parlando di Pedersen: che giornatina che ci siamo beccati, sul Monte Stella. Qua sembra di essere durante un'edizione particolarmente ostile del Giro delle Fiandre. 

Qui invece siamo sul pavé della Paris-Roubaix. In realtà è il Giardino dei Giusti del Monte Stella.

Si tratta della versione milanese del Giardino dei Giusti di Gerusalemme, dedicato alla memoria delle figure esemplari di resistenza morale di ogni parte della Terra: per esempio, un albero è dedicato a Moshe Bejski (Shoah), uno a Pietro Kuciukian in onore del suo sostegno per il popolo armeno, uno a Svetlana Broz che ha combattuto la pulizia etnica in Bosnia.

L'allenamento in mtb

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Però il motivo principale per cui noi siamo venuti sullo Stella era fotografare Giovanni mentre si allenava con la mountain-bike. Non dovendo farci gare, cavalca una bici "umana": una front Scott Aspect in alluminio, con cerchi da 29" e doppia corona.

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Secondo un sondaggio svizzero, il 100% dei ciclisti giudica la discesa meno faticosa della salita. Sullo sfondo il Curvo, il Dritto e lo Storto, ovvero i tre grattacieli di CityLife.

...e infine, gran finale: lo spruzzo.

Gran finale perché anche 'sta volta ho scritto troppo, quando ancora dobbiamo andare in Brianza, che è la parte più interessante. Per cui ci dovrà scappare anche un Episodio Tre...

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