La Grande Escursione Appenninica (GEA), racconto di un bikepacker

Da percorso trekking, inaugurato da Messner oltre 20 anni fa, è diventato un bike trail che parte da Arezzo e approda alle Cinque Terre. In mezzo lo spettacolo degli Appennini con i loro altopiani intimi ed esotici, degni di un film western. Francesco Malaspina, bikepacker che ha partecipato al nostro contest, ci regala il report della sua GEA

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Abbandonare la propria comfort zone, caricando lo stretto necessario sulla mountain bike per vivere qualche giorno sugli Appennini Tosco-Emiliani e Tosco-Romagnoli con il metodo oramai di gran moda che è il bikepacking, questo è il Gea Bike Trail. In realtà è molto di più, ad incominciare dai numeri:
Dislivello positivo: D+ 22.000 m

Lunghezza del percorso: 600 km
Passi raggiunti: 37

Parchi attraversati: 10 (3 nazionali, 7 regionali).

Ma andiamo con ordine. Ho cominciato a sentir parlare di GEA (Grande Escursione Appenninica), percorso escursionistico di 425 km che unisce l'Umbria alla Liguria, ideato nel 1981 dai due esperti di trekking Gianfranco Bracci e Alfonso Bietolini e inaugurato nel 1983 da Reinhold Messner. Da allora mi è rimasta la voglia di cimentarmi lungo il suo percorso. All’epoca ero un ragazzo e non era ancora esplosa la moda delle biciclette per andare sui sentieri di montagna.
La mia prima mountain bike, un cancello completamente rigido, arrivò nei primi anni 90 del secolo scorso e ho cominciato a pianificare grandi progetti tra i quali il giro attorno all’Annapurna (massiccio himalayano). Erano ambiziosi sogni, rimasti poi nel cassetto, ma ogni tanto riaffiorava il pensiero alla GEA. Nel 2016 Samuele Baldinotti, dopo aver acquistato un libro dedicato a questo percorso ed aver pianificato una traccia, il più fedele possibile all’originale, ma pedalabile per la gran parte dei chilometri, inaugura la prima edizione della Grande Escursione Appenninica Bike Trail. Perciò, grazie a Samuele, ha cominciato a concretizzarsi questo sogno che da 40 anni mi frulla in testa. Nel 2021 mi sono iscritto. Sono riuscito a scegliere il periodo più piovoso e freddo di quell’estate. Dopo 8 giorni sui pedali, di cui gli ultimi tre passati a faticare sotto una pioggia torrenziale e 5 gradi di temperatura, mi sono arreso a circa 150 chilometri dall’arrivo. Mi sono ritirato promettendomi che ci avrei sicuramente riprovato.

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Agosto 2023: GEA time

Quest’anno ho avuto poco tempo da dedicare alla bici, quindi poche centinaia di chilometri nelle gambe e pochissimi metri di dislivello positivo superati. Abito nella provincia italiana più pianeggiante d’Italia, i miei gran premi della montagna sono i cavalcavia e gli argini, ogni volta devo spostarmi in auto per cercare salite che siano degne di questo nome.
Ad ogni modo non importa, sarà un’agonia, ma questa è l’estate GEA. Fisso la partenza per venerdì 4 agosto ed incomincio a pedalare da Sansepolcro (Arezzo) attraverso l’Alpe della Luna, i boschi che circondano il monastero francescano di La Verna, la stupenda foresta Casentinese, dove prendo il mio primo e per fortuna unico giorno di pioggia; discendo di quota e costeggio il lago di Bilancino (FI) per poi giungere a Barberino del Mugello, dove mi attende una grandiosa bistecca alla fiorentina... e i primi due giorni sono alle spalle. Ho coperto 189 km della traccia e 4.150 metri di dislivello positivo. Non male per un uomo di pianura, dico tra me e me, ma le mie gambe mi confermano che ci sono tutti e la mancanza di abitudine alla sella mi suggerisce di spalmare adeguata crema dove chi sa, sa! Il terzo giorno punto al rifugio di Monte Cavallo (BO), ma la sfortuna ci vede sempre benissimo. La catena nuova con appena 350 chilometri percorsi, mi si spezza in modo irrimediabile. Coinvolgo un amico che mi recupera e il giorno dopo sono già alla ciclo officina che mi aveva revisionato la MTB per il viaggio. Morale: la catena difettosa è stata rinviata al produttore per la verifica. Quest’estate 2023 è l’estate GEA e non demordo. Chiedo a Samuele di poter riprendere il percorso dal punto fatidico dove mi sono bloccato. Questo trail non è una gara, ma un viaggio su una traccia prestabilita e Samuele conferma la mia possibilità di continuare a pedalare. Organizzo un’altra finestra temporale e domenica 20 agosto rientro in traccia con tutti i dovuti scongiuri. Attraverso le più belle aree naturali di questo meraviglioso Appennino Settentrionale, rimanendo per giorni sopra quota 1.500-1.800 metri, dove le foreste lasciano spazio ai prati di mirtilli, dove si incontrano piccoli e unici laghi come lo Scaffaiolo (MO), incastonato come una pietra preziosa sul Corno alle Scale (BO - 1.945 m), il Lago Nero della Montagna Pistoiese, il Lago Santo modenese, solo per citarne alcuni. Faccio tappa in piccoli alberghi retrò, testimoni di un passato di villeggiatura appenninica che non esiste più e vengo ospitato in rifugi che benedico come oasi nel deserto, dopo giornate da 10 ore passate a pedalare e camminare.

I dirupi, la notte, le foreste

Sì, camminare, perché la GEA Bike Trail non è una traccia semplice. Ci sono tratti di chilometri in cui ci si deve mettere la mountain bike in spalla e proseguire a piedi su ripidi sentieri in cui può essere utile anche l’uso delle mani. Ci sono tratti esposti su pendii rocciosi, per non scrivere burroni, sui quali non si può scherzare. Anche in discesa, io adoro le discese, ci sono tratti in cui il buon senso dettato dagli anni (56) e un briciolo di spirito di conservazione, mi impongono di camminare usando la bicicletta come stampella. Dopo giorni con poco riposo, la stanchezza si accumula e non si è più pronti come in un’uscita domenicale, si deve pensare alla salvaguardia della mtb e della nostra salute per riuscire a raggiungere l’agognato traguardo. Parentesi tecnica: su questa traccia è severamente vietato procedere di notte, l’organizzatore accetta solo il fatto che si possa proseguire con il buio nei pochi chilometri che ci separano dalla meta giornaliera. In realtà, soprattutto nella prima parte del percorso, ci sono parecchi chilometri di asfalto (ma su strade a scarsissimo traffico veicolare, quasi dimenticate) e, ogni tanto, tornarci è quasi un sollievo. Vi ho scritto dei paesaggi alle quote alte della GEA, ma c’è ben altro. I tanti chilometri all’interno delle foreste appenniniche, merita a sua volta una menzione: faggi, querce, tigli selvatici, abeti bianchi, prati di felci, ma anche tante ortiche e rovi che ti accarezzano le gambe. Verso la fine del GEA, in terra di Lunigiana, ricca di antichi castelli, si pedala tra infiniti castagneti. Un ecosistema meraviglioso, ricco di colori, profumi e sapori.


L'arrivo al mare

GEA significa anche reidratarsi in continuazione. Ho verificato a mie spese cosa possa significare restare senz’acqua lontano dalla civiltà e da quando mi è successo non ho mai più sbagliato. Ogni giorno ho consumato dai 4 ai 6 litri di acqua, non disdegnando una bibita gasata ricca di zuccheri o una birra fresca, ma l’acqua delle fonti naturali presenti in Appennino è qualcosa di unico e si impara a riconoscerne le differenze ed il sapore. La migliore l’ho bevuta a Zum Zeri (MS), arrivo della mia penultima tappa e arrivo o partenza ufficiale della GEA originale.
Invece la GEA Bike Trail ti fa “soffrire” per altri 50 chilometri. Infatti superando le colline della Lunigiana che sembrano messe li apposta di traverso, lentamente si comincia a percepire il profumo della salsedine del Mar Tirreno e finalmente lo si scorge, là in fondo, ad alcune centinaia di metri più in basso, ma saranno metri complicati, perché sono gli ultimi, perché sono stanchissimo, perché sono ripidi e dal fondo pietroso scivoloso e ti conducono a Monterosso a Mare nella cartolina delle famose Cinque Terre.
All’arrivo c’è gioia, ma c’è nostalgia per i chilometri di bellezza che mi sono lasciato alle spalle e le persone della montagna che ho conosciuto. Invece a Monterosso c’è la caotica e chiassosa frenesia del turismo di massa che stride con il silenzio di cui ho goduto sui passi, con gli acuti richiami delle aquile che mi volavano sopra la testa, con l’incredibile squittire degli scoiattoli o con il rumore degli ungulati occultati tra le frasche che si allontanavano al mio passaggio. Anche gli odori sono diversi e mi infastidiscono, vorrei scappare nuovamente nei boschi, ma non posso. Mi attende un treno ed il rientro nella cosiddetta civiltà.


Il mio trail

GEA Bike Trail è un’avventura dietro casa organizzata con la formula del unsupported bikepacking adventure trail, quindi ci si deve arrangiare. Ogni partecipante decide come affrontare il percorso suddividendolo in tappe in base alla sua preparazione e deve portare con sé tutto ciò che gli serve.
Io ho rinunciato alla tenda ed ho portato con me un sacco a pelo, preferendo dormire in un letto di albergo/locanda o branda di rifugio. Ho diviso il percorso in otto tappe che alla fine sono diventate nove. Mi è capitato di non riuscire a cenare per due sere, arrivando tardi a destinazione, accontentandomi di un po’ di pane e frutta secca che avevo con me.
Quest’anno a causa dei violenti nubifragi che hanno colpito la Romagna e l’Appennino, l’organizzazione è stata costretta a modificare il percorso per motivi di sicurezza, ciò ha accorciato un po’ la traccia. Ho coperto una distanza di 564 km, superato un D+ di 16.200 metri, pedalato e camminato mediamente per 8 ore e 30’ al giorno.
Quest’anno ci siamo iscritti in 30, ma solo in 7 siamo partiti e in 3 lo abbiamo concluso.
Ci sarà un motivo? Vi invito ad iscrivervi all’edizione 2024 per capirlo da soli.

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