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Argini, cicogne e ponti sulle barche

Un centinaio di chilometri lungo il Ticino fra abbazie e scorci incantevoli, con tanto di avvistamento di cicogne. Un giro piuttosto semplice da organizzare, con altimetria quasi nulla, alla portata di tutti

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Il Ponte delle Barche di Bereguardo

La più semplice delle varianti possibili prevede una partenza da Milano, all'altezza del Naviglio Pavese, che - per imboccare la ciclabile - deve risultare sulla sinistra di chi pedala. Quella che si attraversa è una terra di agricoltura tradizionale e prospera, risaie e grano che si estendono fino alle propaggini collinari dell’Oltrepo, dove subentra il vigneto.
E qui, ci sono borghi che sfioriamo o da cui passeremo, come Binasco o Bereguardo, centrati su castelli a base quadra, di foggia viscontea, come quello bellissimo di Pavia.
Dopo una trentina di chilometri, arriviamo nella città della Certosa, uno dei monasteri più belli d’Italia, e ci fermiamo nel mezzo del Ponte vecchio a guardare le case variopinte di Borgo Ticino. Qui, nel 1882, nacque Giovanni Rossignoli, detto Baslòt (scodella, in dialetto), ciclista pioniere che, tra il 1903 e il 1927 ha corso un po’ ovunque, partecipando anche a 14 Giri d’Italia. Fra le sue vittorie una straordinaria 600 km (in poco più di 24 ore): “Rossignoli cavalca nella pianura. Solo. Seguito da uno strascico bianco. La sua ruota alza un lieve pennacchio che le auto del seguito moltiplicano per cento. È l’incedere di un re” (si legge nel romanzo che Claudio Gregori gli ha dedicato).

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Giovanni Rossignoli (1882-1954), di Borgo Ticino, è stato un campione della prima era del ciclismo.

Seguiamo l’argine che segue il Ticino toccando Carbonara e Zerbolò (nome meraviglioso, come uno sberleffo) dove si può ammirare lo scempio dell’Autostrada dei Fiori che, letteralmente, taglia a metà il paese, coi piloni di cemento che soverchiano le casine sottostanti. A Zerbolò, però, ci sono le cicogne e chi ha tempo e voglia può vedere la colonia che vive durante tutto l'anno nei pressi di Cascina Venara raggiungibile prendendo la carrareccia che si imbocca sulla destra, a metà paese, e seguendo la strada per circa un chilometro e mezzo. Sopra di noi sentiamo il loro verso, ritmato e legnoso, come di nacchere.
Voliamo su due ruote verso Bereguardo (km 65) e il suo suggestivo Ponte delle Barche, una struttura basculante che si rende, se non monumento, certamente segno d’identità del paesaggio. Perché un ponte di barche, in questi luoghi, c’è dal 1374 e dalla metà del ‘400 è stabilmente poggiato su chiatte che resistono alla furia del fiume anche nei periodi di piena.
Purtroppo oggi il mutato tipo di traffico e la struttura stessa del letto del fiume che impedisce al ponte di ammortizzare i passaggi dei mezzi pesanti, ne rendono molto incerto il futuro. Dopo circa 70 chilometri ci beviamo un caffè nel bar gelateria di Morimondo. La sua abbazia è la più antica in Lombardia: edificata verso la fine del dodicesimo secolo, è di origine cistercense ed è tuttora sede monastica piuttosto vivace. Ci sediamo sulla panca a guardare il paesaggio di questa piazza perfetta che dà sui platani e sul verde. Da qui si rientra a Milano lungo un altro Naviglio e passando per Abbiategrasso, graziosa cittadina dove, sotto i portici del centro, si trova una tra le dieci migliori pasticcerie d'Italia (tre torte del Gambero Rosso, vale la deviazione). Ma non vi diciamo il suo nome: la troverete seguendo la curiosità, il profumo e l'istinto.

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La bellissima Certosa di Pavia.

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