Il Muro di Sormano: le ragioni di un sacrificio - Puntata Tre

Veniamo al sodo: perché c'è venuta voglia di fare 'sta orrida rampa? Ve lo spieghiamo in questo terzo appuntamento dedicato ad una delle salite più toste d'Italia. Per chi si è perso la prima puntata legga qui, per la seconda qui

Mannaggia, questo Muro di Sormano si sta rivelando particolarmente logorroico (o meglio, lo è chi scrive). Pensavo di cavarmela in tre puntate, invece dopo questa ce ne vorrà una quarta. Perché l'argomento dei rapporti è molto fertile. Per dire, proprio in questi giorni sono andato a un corso Fiab dedicato all'orientamento e tenuto da Paolo Zorloni, che è un grande tracciatore di percorsi. Per puro caso, al corso ha partecipato anche Renata Andolfi, la viaggiatrice di cui avevo parlato in puntata due per l'uso che fa di rapporti cortissimi.

I due sono molto amici, ma sulla questione rapporti sono quanto di più agli opposti si possa concepire.

Come raccontavo in Puntata Due, infatti, Renata per i suoi viaggi, in cui affronta salite ripide a quote elevatissime, con bagagli e sterrati, come rapporto più corto utilizza il 22x50. Paolo, invece, ha la passione per la singlespeed, con la quale però affronta lunghe distanze, anche in salita, con un 32x20 come rapporto... più corto e più lungo. Dice che in singlespeed si usano tre marce: seduto, in piedi e a piedi. Ma Paolo è anche altro: è colui che sta dietro al marchio ZetaBikeComponents, specializzato in corone in titanio e portapacchi, compreso il "pizzarack" anteriore. E cosa ci ha detto? "Io realizzo corone soprattutto per possessori di gravel che si lamentano che le loro bici hanno rapporti troppo lunghi". Ѐ quello che dicevo una o due puntate fa: non è così logico che le gravel debbano avere i rapporti più lunghi rispetto alle mountain-bike, perché le salite sono terribili anche con queste.

Adesso passerei al 2021, quando mi trovo con Paola Verani nella casa delle vacanze che abbiamo in Abruzzo e lei esprime la voglia di comprare una bici da strada, una cosa modesta, poco costosa, da tenere lì al mare, per fare giri poco impegnativi.

La scelta cade sulla più economica bicicletta “corsaiola” di Decathlon, la Triban Easy, 350 euro.

Mi cade subito l'occhio su un particolare importante: ha una rapportatura che trovo demenziale, vista in ottica moderna. Monocorona da 40 denti, con un pacco pignoni a otto ingranaggi da 11 a 34 denti. 40:34 fa 1,17, quindi è il valore che usano i professionisti sul Muro di Sormano. Ma questa bicicletta è destinata ai principianti, gente che non ha certo le gambe di quelli. Il ragionamento di Decathlon, probabilmente, è che chi compra una bicicletta di bassa gamma non vada a fare il Muro di Sormano (anche se mi verrebbe da dire: why not?) ma, di fatto, un 40x34, se non sei allenato, ti rende dura la vita su qualsiasi salita. In pratica l’idea è che un principiante abbia bisogno di rapporti più lunghi, da usare in pianura e discesa, piuttosto che in salita. Probabilmente il ragionamento è questo: "Se prendo una bici per farci lunghe salite, allora non prendo un modello base da 350 euro, che va bene solo per iniziare". Ma perché iniziare significherebbe pedalare solo in pianura? Io la ribalterei così: "Che bello offrire una bici da strada a soli 350 euro, con cui affrontare tutte le salite che voglio".

Guardate qua che bello. Un gruppo di amici tutti contenti (anzi, Lenti & Contenti, a leggere sulla maglia) che si sono appena sparati lo Stelvio da Bormio e si stanno facendo la foto di gruppo. Perché uno non potrebbe unirsi a gruppi come questi con una bici da 350 euro?

Insomma, io penso che chi inizia abbia bisogno più di rapporti corti che lunghi, così come critico il fatto che le gravel vengano vendute con rapporti più lunghi rispetto a quelli delle mtb. Siamo vittime del tabù che esiste, nel ciclismo amatoriale, ad ammettere di non essere così allenati da potersi permettere rapporti come quelli dei campioni. Ho sentito un amico venire preso in giro perché aveva montato, sulla sua specialissima, un 32x32, dato che in salita faceva fatica. Pensateci: se non siamo agonisti, ma andiamo in bici per il puro piacere di farlo, dovremmo usare i rapporti che ci fanno essere felici, non quelli che talebani e frustrati pensano si debbano usare. Se usiamo rapporti da pro ad una cadenza troppo bassa, non siamo eroi, siamo solo ridicoli. E poi ci vengono le tendiniti.

Nel caso di Paola, all’inizio ha preso quella bicicletta perché costava poco e perché le stava simpatica. In effetti, bianca e semplice com’è, fa venire voglia di prenderla e di pedalarla senza pensieri. Non ha neanche i pedali ad aggancio automatico. Abbiamo però scoperto che, se una bici ti sta simpatica, vuoi usarla per farci delle belle gite.

Dove abbiamo la casa al mare, a Martinsicuro (TE), c’è una splendida pista ciclabile, una delle più lunghe d’Italia (in teoria si spara tutta la costa abruzzese, da nord a sud, in pratica manca ancora qualche pezzo).

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Ѐ la parte più completa della BI6, il famoso progetto di ciclabile che dovrebbe percorrere tutta la costa adriatica, da Trieste fino a Leica in Puglia, per 1.756 km.

Però l’entroterra abruzzese pullula di meravigliosi paesini medioevali, che si raggiungono ovviamente in salita. A noi piace raggiungerli ad andatura blanda, turistica, ma stando lontani dalle auto, per cui studiamo i percorsi con Google Earth e Openmtbmap e troviamo parecchie stradine, sia asfaltate sia sterrate, dalle pendenze notevoli. Per esempio, per arrivare a Colonnella, dal mare, tra le varie strade ce n'è una che combina due muri fiamminghi al 25% il primo e al 19% il secondo. Ma, anche senza andare a farsi del male lì sopra, in generale ci sono tante belle stradine che, se affrontate con il 40x34, se non sei un pro, risultano molto più faticose di quello che potrebbero/dovrebbero essere. Paola ha sempre fatto queste gite con le mountain-bike da cross country, ma questa bici le piace molto di più, per via della sua scorrevolezza, della geometria, della piega stradale che, in effetti, lo sapete bene, è più gustosa di quella piatta. Per cui ha deciso di usare questa ed è lì che sono venuti fuori i suoi limiti.

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Civitella del Tronto è una delle mete più belle tra quelle raggiungibili facilmente dalla costa. Puoi anche fermarti a mangiare dentro un aeroplano di linea, ad Ancarano. 

Morale: è andata a finire che Paolina ha deciso di portarsi a casa, a Milano, anche questa bici bianca, in aggiunta alle sue due mtb e due pieghevoli. Per cui abbiamo dovuto adattarla ai nostri giri che, come detto, prevedono salite e strade sterrate scorrevoli. Le abbiamo cambiato le gomme B’Twin Protect da 28 con delle Vittoria Terreno Dry da 35, per renderla un po’ più… gravel e poi abbiamo deciso di accorciare i rapporti: che è il focus di questo quadruplice articolo.

Ci eravamo convinti, ingenuamente, che fosse diventata una gravel. Ma non è così: la gomma da 35 passa al pelo, tra i freni e accumula il fango, se questo è argilloso. E la ruota si blocca.

Sul sito di Decathlon, con molta onestà, vengono riportate le recensioni degli acquirenti e non sono pochi quelli che si lamentano di quel 40x34 come rapporto più corto. A leggere lì sopra, però, sembra che l’unica soluzione sia quella di dotare la bicicletta di una guarnitura doppia 50-34, per arrivare al fatidico 1,00. Questa soluzione è costosa, perché oltre alla guarnitura devi anche montare un deragliatore e il relativo comando al manubrio. Allora si potrebbe montare un pacco pignoni posteriore che arrivi a misure maggiori: le cassette da strada arrivano a 36, quelle gravel a 44, quelle mtb a 51 ma questi non si trovano sui mozzi ad 8 velocità. Andrebbe cambiato tutto: cassetta pignoni, mozzo, deragliatore posteriore, comando al manubrio, catena, corona anteriore e persino i freni, perché i comandi di questi megapignoni sono compatibili soltanto con le leve per i freni a disco… Ѐ evidente, a quel punto tanto vale comprare una bici più costosa... e buonanotte. Terza via: montare una corona più piccola e finirla lì, pur sapendo che si accorcia di molto il rapporto più lungo. La guarnitura di serie della Triban Easy non consente il cambio di corone, ma rimpiazzarla non è così costoso, se la lasci monocorona. Ce la si cava con 30/40 euro. L’amico Carlo Mutti, detto Muttarone perché va sempre sul Mottarone, s’è offerto di montarcela ma, all’inizio, era perplesso.

Ha trovato una guarnitura Ztto con corona RaceFace in alluminio da 30 denti (per un rapporto da mtb: 0,88).

Comprensibili le sue perplessità: “Guarda che poi in discesa la povera Paolina ti va pianissimo, praticamente smette subito di pedalare”. Certo, è evidente, perché la vita è tutto un compromesso. In realtà, un 30x11 non è così esageratamente corto, se pensate che fior di mtb escono col 32x11 come rapporto più lungo. In pianura va bene fino ai 25 km/h, che per fare turismo sono anche tanti. Diverso sarebbe se lo scopo fosse stare nei grupponi di stradisti che volano a 30/35 km/h. In discesa ok, un 30x11 (2,73) non ti fa arrivare ai 100 km/h ma, per fare del sano cicloturismo, è meglio scendere pedalando poco o sputare sangue in salita? La questione è tutta lì.

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La vera follia non è la corona da 30, bensì montarle un portapacchi Tubus che, da solo, vale metà bicicletta. Ma è bellissimo e volevo fare un degno regalo di compleanno a Paolina.

È a questo punto che ho detto: “Paulahhhh, ti rendi conto che con una bici così potresti fare persino il Muro di Sormano?”. “Allora andiamo a farlo, che sono curiosa”. Chiaramente non si sarebbe trattato di un’impresa come ai tempi del 42x26, ma di un esperimento e di una gita molto interessante, in uno dei templi del ciclismo italiano.

L’esperimento di salire su di qui con una bici modificata mi ricorda un articolo pubblicato su Motociclismo dell’aprile 1968, quando il Muro venne scelto per provare il nuovo Piaggio Ciao dotato di variatore.

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Il Muro venne scelto in redazione, ma nell'articolo non ne venne fatta menzione. C'era però questa foto, palesemente inclinata ad arte e scattata in un posto che sicuramente non era il Muro. Su Motociclismo d'Epoca del luglio 2007 si parla di quell'articolo e si legge che il Ciao base non riuscì a salire, mentre quello con il variatore sarebbe arrivato "in vista del traguardo", frase un po' sibillina.

Ma veniamo al Muro. Direi che ci sono cinque le tipologie di ciclisti che lo vanno a fare.

AGONISTI

Sono coloro a cui tocca farlo in gara, quindi nel minore tempo possibile. Sofferenza pura, sudore e sangue.

EROI

Affrontano il Muro senza pensare al cronometro. Vogliono solo mettersi alla prova e farlo tutto senza soste. Come me 33 anni fa.

TURISTI TURBO

Non lo vogliono fare senza soste. Vogliono godersi la salita, quindi fermarsi per tirare il fiato, per leggere le scritte, per guardare il panorama e per scattare foto. Tuttavia, i vari pezzi li vogliono fare tutti in sella, senza mai scendere a spingere a piedi.

TURISTI SOFT

Tali e quali i turbo, ma senza disdegnare la nobile arte del salire a piedi spingendo la bici.

SUICIDI

Sono coloro che decidono di farlo al contrario, senza freni. In discesa penso che sarebbe già duro restare in strada dopo la prima curva a sinistra, che compare dopo i primi 130 m, ma non penso che sia possibile fare, senza frenare, il tornante secco a destra a quota 1.080 m, dopo 240 m. A quel punto si verrebbe lanciati a velocità supersonica nella scarpata piena di alberi, ma non ho idea di quanti km/h si possano raggiungere perché, per ora, nessuno ha ancora deciso di farla finita in questa maniera.

Paolina ha deciso di salire in modalità Turista Turbo.

La bicicletta, assettata come in foto, con un litro d’acqua stivato a bordo, pesa 15,4 kg. Ovvero più del doppio rispetto a quelle dei pro, che di norma stanno a ridosso del peso minimo consentito, 6,8 kg. Di questa salita abbiamo girato un brevissimo reel pubblicato su Instagram, che è valso a Paola l’ingresso nel club dei Pannolati. Non è un onore: c’è una community su Instagram, un po’ più fighetta di Chiara Ferragni, che pubblica senza pietà immagini di ciclisti riprovevoli dal punto di vista dell’outfit e dell’equipaggiamento. Salvarsi è durissima, perché non te ne perdonano una. Alcune "colpe" sinceramente non le capisco, come l’uso dei guanti e della doppia borraccia, ma in altre è evidente che Paola se l’è andata a cercare: vedi l’uso di pedali flat su una sedicente bici da corsa. Ma è lì la questione: grazie ai rapporti corti, chiunque riesce a salire sul Muro anche con una bici da oltre 15 kg e con i pedali liberi.

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