di Filippo Cauz - 10 luglio 2015

In Tour: a Fougères risorge Cavendish

Il velocista britannico torna alla vittoria nella prima volata a ranghi compatti del Tour. Con lui e con Chris Froome in maglia gialla, raccontiamo i nostri personaggi di tappa.

In tour: a fougères risorge cavendish

La più classica delle tappe da prima settimana del Tour chiude la prima settimana del Tour con una volata a ranghi compatti. Una tappa anomala, che ha visto il gruppo pedalare senza la maglia gialla (Tony Martin non è partito, a causa della frattura rimediata ieri) e che al traguardo di Fougères la maglia l'ha riconsegnata a Chris Froome, mentre Mark Cavendish dominava lo sprint. Due tra i tanti personaggi che raccontano la storia di questa giornata, ne scegliamo tre come per ogni tappa.

In testa
Ci sono corridori che dalle critiche sanno trarre forza e reagire nei fatti. Mark Cavendish non è uno di questi, in anni di carriera da vincente assoluto, il velocista dell'Isola di Man ha dimostrato spesso una certa fragilità d'animo, che lo porta a faticare il doppio quando sente l'occhio dei critici su di se'. Un aspetto che acquisisce dimensioni inquietanti tanto più è grande il palcoscenico su cui va in scena la corsa, e quindi che tocca il suo apice al Tour de France. Ha un rapporto strano con il Tour, Cavendish: la Grande Boucle è teatro di un gran numero di sue vittorie ma è anche luogo di sofferenza, di sconfitte e critiche, tanto che lo stesso velocista ha più volte affermato di preferire il Giro d'Italia. Pure questo Tour era iniziato soffrendo, assistendo a due vittorie del suo ex-gregario Greipel dopo aver sbagliato a impostare due volate. Ci sono volute sette tappe per tornare a vincere, due in più del 2010 quando scoppiò a piangere sul palco per la tensione di questa attesa. Ma oggi non ci sono lacrime per lui, solo il sorriso di chi invecchiando ha saputo affinare le sue doti di sprinter, e con quelle agguantare la sua tappa numero 26 al Tour, solo due campioni come Merckx e Hinault ne hanno vinte di più.

In coda
Lo scorso anno Alexander Kristoff si presentò al Tour de France forte di una netta vittoria alla Milano-Sanremo e sin dalla prima settimana si dimostrò uno dei velocisti di punta, contendendo le vittorie a Kittel e Greipel prima per poi conquistare due tappe in grande stile. Quest'anno invece il suo Tour, dopo una Sanremo sfuggita di poco ma un Giro delle Fiandre dominato, sembra partito con il piede sbagliato. Oggi la sua Katusha lo ha condotto ideale fino al rettilineo finale, dove i meccanismi si sono inceppati tra un guasto tecnico per Haller e un posizionamento incerto per Guarnieri. Il quinto posto finale non può far sorridere il norvegese, che a risultati ben più prestigiosi si era ormai abituato.

In Tour
Da ieri pomeriggio, il Tour ha una maglia a pois a suo modo storica: si tratta di Daniel Teklehaimanot, corridore che già avevamo citato in occasione della cronometro inaugurale che proprio lui aveva aperto. Tekle è il primo corridore eritreo a vestire una maglia al Tour, e questa maglia a pois l'ha agguantata proprio come aveva vinto la classifica dei Gran Premi della Montagna poche settimane fa al Delfinato: in fuga. Teklehaimanot infatti ha il suo tallone d'Achille nel "limare": è un ciclista che corre spesso nelle ultime posizioni del gruppo e fa molta fatica a districarsi in una folla che non ha mai vissuto nelle sue corse giovanili. Così da qualche tempo ha scoperto che preferisce stare in fuga, e attaccando ha scoperto anche che i piccoli risultati si possono raggiungere. Ieri ha preso la maglia a pois dopo una fuga, oggi ha attaccato per raggranellare un altro punticino per la prestigiosa classifica, poi ci ha preso gusto ed è andato avanti all'attacco. Domani il primo GPM è dopo 100 km di corsa, per Tekle saranno 100 km di riposo.

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