di Filippo Cauz - 17 luglio 2015

In Tour: la calda vittoria di Van Avermaet

Giornata caldissima sulle strade di Francia, dove la lunga fuga di giornata si esaurisce sul rettilineo finale per lasciare spazio al trionfo di Greg Van Avermaet. Una tappa appassionante, che vi raccontiamo attraverso le storie dei suoi protagonisti.

In tour: la calda vittoria di van avermaet

La Grande Boucle abbandona i Pirenei e si avventura verso il massiccio centrale: 200 chilometri nervosi corsi a velocità elevata, sotto un sole battente e tra due ali di folla entusiasta. Lo scenario ideale per una giornata spettacolare, segnata da una lunga fuga e chiusa da uno sprint ristretto tra due dei talenti più fulgidi di questo ciclismo. Due dei tanti personaggi che con le loro storie hanno animato questa tappa e questo Tour.

In salita
Nonostante sia tra i protagonisti del ciclismo mondiale ormai da diversi anni, Greg Van Avermaet non ha mai amato granchè il Tour de France, tanto da lasciare spesso e volentieri il suo posto in squadra a colleghi più blasonati o più utili per il capitano di turno. Ci è venuto raramente al Tour, senza mai riuscire a vincere una tappa, fino ad oggi. Un destino che sta racchiuso in tutta la carriera di questo corridore dal grande talento e dall'enorme cuore che riesce ad essere protagonista in tutte le gare a cui prende il via, ma troppo raramente riesce a raggiungere il successo che conta. Oggi è un giorno di festa, dunque, in casa Van Avermaet, il giorno in cui si celebra una vittoria raggiunta con un notevole gesto tecnico e con un immenso slancio di desiderio. Quello che lo porta a vincere anche in una corsa che non ha mai amato, e che da oggi sarà nel suo cuore.

In discesa
A differenza di Van Avermaet, Peter Sagan di vittorie in carriera ne ha già conquistate un numero importante: ben 67 in una carriera ancora giovane, per un corridore di soli 25 anni. Il problema per quanto riguarda il campione slovacco è che le vittorie continuano a cresce in corse di rango minore, mentre sui traguardi più importanti sembra esserci sempre un blocco ad impedirgli di vincere. Un blocco più mentale che di gambe, se si considera il finale perfetto interpretato da Sagan oggi: arrivato nell'ideale posizione di sparo a ruota di Van Avermaet a 50 metri dal traguardo, e lì bloccatosi completamente. Il risultato è il quarto secondo posto di tappa in questo Tour, il 33° piazzamento tra i primi cinque su 76 tappe disputate alla Grande Boucle, di cui solo quattro vinte. Numeri che descrivono la carriera di un fenomeno, su cui qualsiasi corridore metterebbe la firma, ma non chi ha fame di vittorie.

In Tour
Il destino più amaro per ogni attaccante è quello di venire ripreso quando il traguardo è lì a pochi metri, quando hai dato tutto quello che avevi nelle gambe ma non basta per evitare che la testa del gruppo di raggiunga e di deglutisca come uno squalo all'attacco della preda. Oggi questo destino si è accanito su Thomas De Gendt, Wilco Kelderman e Cyril Gautier, ultimi tre fuggitivi di un agguerrito gruppetto (comprendente anche Pierre-Luc Périchon, Alexandre Geniez e Nathan Haas): un'avventura cominciata poche centinaia di metri dopo la linea di partenza e terminata a poche decine di metri da quella d'arrivo; triste epilogo che non toglie nulla, anzi forse aggiunge solo merito, a chi ha saputo dare spettacolo per tutta la tappa, a chi in una giornata caldissima l'ha fatta sudare a tutti gli avversari, più ancora del sole di Francia.

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