Sotto questo sole è bello pedalare... Parola di Paolo Belli

Il popolare musicista, cantautore e co-conduttore, con Milly Carlucci, della celebre trasmissione televisiva “Ballando con le stelle” è un grande appassionato di ciclismo. Dodicimila km all’anno in sella e un vero e proprio amore per la bici.

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Paolo Belli. Foto Alessandro Valenti

Sebbene sia passata una trentina d’anni dalla pubblicazione della canzone, tutti i ciclisti over 40 (anche parecchi under) ogni volta che escono in bici si ritrovano a canticchiare quel famoso refrain: “Sotto questo sole è bello pedalare... sì, ma c’è da sudare...”, per poi magari non ricordarsi nemmeno come prosegue il testo (e continuare a ripetere il solo ritornello come un mantra), né ricordarsi che uno degli autori è Paolo Belli.

Una canzone “autobiografica”, dal momento che il simpatico artista emiliano è un grande appassionato di ciclismo, sport che pratica con assiduità e competenza nei momenti liberi dagli impegni professionali.

Presente al recente Italian Bike Festival, ha partecipato alla granfondo road del palinsesto “La Gialla Cycling” (organizzato a corollario dell’esposizione), per scambiare, all’arrivo, quattro battute una volta tanto lontane da note musicali, strumenti, pentagrammi e vocalizzi. Solo ciclismo allo stato puro, di un appassionato e non di un addetto ai lavori.

L'intervista

Allora, Paolo: sotto questo sole è sempre bello pedalare?

“Cominciamo col dire che stamattina ‘questo sole’ ci ha traditi: alla partenza della granfondo, abbiamo preso un temporale da sfiga, giusto per partire, a freddo, totalmente bagnati. Comunque, sì: pedalare resta sempre bello. Il ciclismo è il mio sport preferito, alla granfondo mi sono divertito, ma è tutta l’atmosfera dei tre giorni dell’Italian Bike Festival che mi ha coinvolto. È una grande festa, dove, per inciso, ho anche molti amici tra gli operatori di settore”.

Ogni volta che uno entra nel mondo del ciclismo, è come un bimbo che va alle giostre.

Come è nata questa tua passione per il ciclismo?

“Dall’amicizia personale con Roberto Reverberi, il direttore sportivo della Bardiani CSF-Faizanè. È stato lui che mi ha regalato la possibilità di entrare in questo mondo e vedere - e anche vivere - questa mia passione dal di dentro. Giancarlo Ferretti (mi sembra che sia stato lui) una volta disse: ‘Ogni volta che uno entra nel mondo del ciclismo, è come un bimbo che va alle giostre’. Ecco, io mi sento così”.

Anche dopo una granfondo come “La Gialla”?

“Oggi è stata dura perché è piovuto tantissimo. Sembravamo tanti Fantozzi: ci fermavamo nei bar e smetteva; ripartivamo e riprendeva. Ma anche questo è il bello del ciclismo, da condividere con gli amici con cui pedalo: e quindi ‘La Gialla’ è stata fondamentalmente ‘una Rosa’”.

Ti è piaciuto questo nuovo format dell’Italian Bike Festival?

“Fantastico. Ho girato tantissimo e più volte tra gli espositori. Credo che questo evento abbia avuto anche una notevole ricaduta positiva sul territorio. Vengo spesso qui in Romagna e ho diversi amici tra gli albergatori: alcuni erano dubbiosi in merito a questo appuntamento e invece... tutto esaurito! Sono felicissimo per loro e anche per me: i fatti mi hanno dato ragione quando spiegavo loro che il nuovo business è il ciclismo. IBF lo ha dimostrato: vedo gli stand pieni e c’è tantissima gente. E sono persone interessate, perché qui ci devi venire apposta”.

Sono affascinato dal gravel, ma, al momento, ...la strada è strada!

Scopriamo che ciclista sei: quanti chilometri all’anno?

“Dipende... diciamo circa dodicimila. Un migliaio al mese, più o meno. Su strada. Sono affascinato dal gravel, ma, al momento, ...la strada è strada! Vabbè, è una lotta: da una parte vorrei passare all’off-road, perché sulla strada c’è ancora da fare tanto dal punto di vista culturale, con le molte persone che non ti rispettano. Dall’altra, però, credo che il nostro compito sia anche quello di fare capire alla gente di stare attenti ai ciclisti sulle strade. Per cui resto stradista; ma alla fine, comunque, credo che mi comprerò anche una gravel”.

Che dotazione tecnica e che bici usa Paolo Belli?

“Come tutti gli appassionati, scelgo con attenzione cosa usare. Come accessori mi trovo bene con i prodotti Rudy Project (occhiali e casco), DMT (scarpe) e Alé Cycling (abbigliamento). Mavic per la componentistica. Per quanto riguarda le bici, ho ampliato man mano il mio ‘parco macchine’ e oggi ho una Cipollini, una Guerciotti, una Pistidda, una Bianchi e una Colnago...”.

Accidenti! se per caso tu ne volessi buttare via una...

“No, no, assolutamente. Mai! Io mi vanto delle mie bici. Di solito i cantanti, quando hanno ospiti, fanno giustamente vedere tutta la discografia. Io invece metto in mostra le mie bici, non mi faccio mancare niente (ride, ndr). È una passione. È una brutta malattia. Ma meno male che ce l’ho”.

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