di DaBike
01 April 2024

"Non siamo alla Playstation", riecheggiano le parole di Tim Wellens dopo l'ultima performance di MVDP

L’affermazione del belga Tim Wellens fatta Milano-Sanremo 2024 ha lanciato uno spunto interessante per analizzare l’attuale panorama ciclistico élite, in cui il livello raggiunto da alcuni “top gamer” lo fa sembrare facile come giocare ad un videogioco

Il pubblico si esalta di fronte allo spettacolo offerto da MVDP.

Non siamo alla Playstation. Tadej ha chiesto di poter attaccare alla Cipressa, ma sarebbe stato un suicidio” commenta il belga che in forza all’UAE Team Emirates è stato sacrificato fino allo strenuo delle proprie forze per permettere al capitano, Tadej Pogačar appunto, di sferrare l’attacco decisivo sulla penultima asperità di giornata. Nel finale, il giusto livello di energie è però mancato a tutta la squadra, Pogačar compreso, che è riuscito comunque a chiudere la partita in terza posizione. Questo può essere considerato solo come un errore di salvataggio che macchia la prima parte di stagione dello sloveno, dato che lo abbiamo visto imporsi con una straordinaria fuga in solitaria di oltre 80 km un paio di settimane prima nelle Strade Bianche e confermarsi leader di classifica nella appena conclusa Volta a Catalunya, indossando la specifica maglia per 5 giorni sui 7 previsti, ottenuta grazie ad una serie di arrivi in salita conquistati a velocità folli e blindata definitivamente allo sprint previsto per l’ultima tappa (ha vinto in realtà 4 tappe, ma calcolando il distacco dei tempi dai diretti inseguitori nella classifica generale, la maglia l’ha tenuta per 5 giorni). La superiorità dimostrata dallo sloveno gli ha anche permesso di concedersi una piccola scherzosa pausa dal gioco. Portatosi in testa al gruppo e guadagnato un discreto vantaggio, si è nascosto dietro alcuni cespugli dopo una pausa pipì. I colleghi, già rassegnati all’ennesimo esito di giornata, sono poi rimasti stupefatti nel ritrovarlo fra di loro, come se niente fosse, pochi chilometri dopo, momento in cui Pogačar ha deciso di rimontare in sella e riprendere la partita. La breve corsa a tappe spagnola non è certo una prova comparabile a Giro o Tour, ma senz’altro ne preannuncia lo spettacolare svolgimento che ci terrà incollati allo schermo.

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Tadej Pogačar alla Strade Bianche 2024: la sua fuga a 81 km dal traguardo rimarrà negli annali del ciclismo.

Le giocate dello sloveno non sono le uniche a farlo considerare un atleta di un altro livello. Si uniscono a lui la coppia multidisciplinare Mathieu van der Poel (che ieri ha vinto il Giro di Fiandre) e Wout van Aert (che invece alla Classica del Nord è stato il grande assente). Per entrambi, il doppio e vincente impegno nel ciclocross, confermato dalla sfilza di Mondiali ottenuti, è già di per sé un punto a loro favore a cui si uniscono i successi ottenuti anche su strada. Per l’olandese, ad esempio, possiamo ricordare un paio di vittorie veramente sensazionali. Olanda 2019, alla Amstel Gold Race: Van der Poel è rimasto fuori dal gruppetto di testa, ma, dopo aver clamorosamente colmato il gap di chi stava davanti con un ultimo chilometro a tutta, rintuzza l’attacco, lanciando un sprint che gli vale la prima posizione. Incredulo lui stesso del piazzamento, conquista così uno dei primi grandi successi nella categoria Elite. Oppure nella tappa numero 5 della Tirreno-Adriatico del 2021, vinta per “colpa” del freddo. La giornata piovosa e le basse temperature hanno portato Mathieu van der Poel alla decisione di aumentare il ritmo in modo da alzare la propria temperatura corporea fin tanto però da lasciare sul posto gli avversari.

Altrettanto sensazionali le vittorie del belga, non tanto per le modalità di successo ma bensì per la varietà. Se è normale veder primeggiare un ciclista di 190 cm per circa 80 kg di peso al termine di gare condotte a ritmi elevati e cronometro, imporsi anche in salita è qualcosa di appartenente ai soli fuoriclasse. Ci riferiamo all’11esima tappa del Tour de France 2021, nella quale era prevista la doppia ascesa del temibile Mont Ventoux, oltre che il traguardo. Partito in fuga sin dalle prime pedalate, sul secondo passaggio ha salutato i compagni di avventura andando a tagliare in solitaria la linea di arrivo. Ed è per questo motivo che le sue sconfinate doti lo hanno portato a puntare alla classifica generale del sempre più imminente Giro d’Italia 2024.

La grandiosa scalata del Mont Ventoux di Wout van Aert, al Tour de France 2021.

Evidente risulta quindi Il divario esistente fra la gamba di questi 3 fenomeni ed i loro avversari, tant’è che quando li vedono schierati al loro fianco ai nastri di partenza, sanno già di doversi accontentare delle posizioni meno nobili del podio.Senza considerare le gare in cui si presenta il trio al completo, come nel caso del Giro delle Fiandre 2023. Con scatti e controscatti sui caratteristici Muur belgi in pavè, il podio pareva essere stato già definito a tavolino, se non che il danese Mads Pedersen, uno specialista delle Classiche del Nord, cogliendo un lieve calo di van Aert, è riuscito ad appropriarsi della terza posizione, beffandolo così negli ultimi chilometri.

A confermare i fatti si aggiungono le parole di un altro big del ciclismo moderno, dai tratti evidentemente più “umani”, Tom Pidcock (Ineos Grenadiers). Mancato l’obiettivo di difendere il dorsale numero 1 ottenuto alla Strade Bianche 2024, ha commentato stremato ed incredulo, l’impresa compiuta dal rivale in questa edizione: “Non ho nulla da dire, non saprei neanche cosa dire…è come se Pogacar fosse un professionista ed abbia partecipato ad una gara di juniores“.

Che le loro prestazioni siano superlative è fuori discussione, a cui si deve aggiungere anche la forte componente mediatica della nostra epoca che tende ad amplificarne le gesta. Se però facciamo un salto all’indietro e torniamo negli anni in cui la carta stampata era la principale fonte di informazione, troviamo un personaggio dotato di un talento ancora più sconfinato, tanto da essergli attribuito il soprannome de “Il Cannibale”. Siamo a cavallo degli anni ’70 e la smania di vincere del belga Eddy Merckx, non lasciava nulla agli avversari. Tour de France, Giro d'Italia, Vuelta a España, Classiche, Mondiali e Record dell’Ora non conoscevano altro leader se non il più grande ciclista di tutti i tempi.

Mitica vittoria di Eddy Merckx al Giro d'Italia del 1968: in foto il campione viene coperto con un cappotto dopo l'epica salita delle Tre Cime di Lavaredo.

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