di Gian Paolo Grossi - 26 agosto 2015

Pedalare nel parco Oglio Sud, tra musei e corti quattrocentesche

Nel secondo itinerario dell'evento virgiliano in programma a fine settembre spazio al lungofiume che ravviva il confine tra le province di Mantova e Cremona. E in campagna si scoprono collezioni di indiscussa originalità.

Pedalare nel parco oglio sud, tra musei e corti quattrocentesche

Un susseguirsi ordinato di campi coltivati, interrotto qua e là da una cascina, una pieve romanica, una quercia maestosa, un boschetto di salici, immerso in un silenzio irreale, dove tutto sembra immobile. Così appare il paesaggio attraversato dal fiume Oglio nel suo tratto finale, teatro di uno degli itinerari cicloturistici del Mantova Bike Festival, la cui seconda edizione in programma il 26 e 27 settembre prova a ripetere e se possibile superare i dati record acquisiti al debutto. Nell’ampia pianura cremonese e mantovana, dove l’Oglio riceve le acque del Mella e del Chiese immettendosi nel Po dopo un viaggio di quasi 300 chilometri, il corso si fa via via più lento e le sponde si allargano in pendii dolci: qui, per un tratto di circa 70 chilometri il territorio lambito dal fiume è protetto dal 1988 come Parco Regionale.

In sella lungo il fiume Oglio, all'insegna dell'andamento lento


Il ciclotour, denominato “Alla scoperta del Parco Oglio Sud”, si snoda su una sessantina di chilometri e parte da Canneto sull’Oglio, dopo il trasferimento da Mantova in pullman con carrello porta bici. Anzi, prende il via dopo la visita al Museo Civico cannetese, allestito in un imponente edificio di fine Ottocento in mattoni a vista. Inaugurato nel 1994 accoglie la Collezione del giocattolo Giulio Superti Furga, l'Ecomuseo delle Valli Oglio Chiese e la Collezione d'arte Pietro Mortara, ciascuna di esse, però, già attiva prima della fondazione del museo stesso. L'Ecomuseo delle Valli Oglio Chiese, per esempio, nato intorno agli anni Settanta del secolo scorso, è divenuto un fondamentale punto di riferimento per la riscoperta e la salvaguardia della cultura del territorio interessato dai due fiumi. La Collezione del giocattolo Giulio Superti Furga è nata in ben modeste dimensioni, nel 1984: ospitata in una piccola stanza del Palazzo Municipale, si è negli anni arricchita di numerosi pezzi grazie a significative donazioni o prestiti. La Collezione d'arte Pietro Mortara, invece, ha conosciuto un passato ben più tribolato: donata da Mortara nel 1946 all'Ente Comunale di Assistenza in memoria della figlia Leandra, è stata per decenni dimenticata ma una volta recuperata, è stata presentata al pubblico con un'importante mostra a Palazzo Te di Mantova nel 1984, ed esposta per anni nella sala del Consiglio Comunale, prima di essere trasferita all'interno del Museo Civico nel 1997. Nel 2001, invece, è stato aperto il Centro visite del parco Oglio Sud che concentra, in una stanza, le informazioni essenziali per comprendere la nascita e l'evoluzione del territorio del Parco che trova un essenziale punto di riferimento, pedagogico e didattico, proprio nell'Ecomuseo delle Valli Oglio Chiese.

A Corte Castiglioni il tempo pare essersi fermato al Quattrocento

Imbracciata la bicicletta, si è pronti a percorrere il lungofiume in direzione sud-est, laddove le aree golenali spiccano nella campagna per le imponenti masse dei pioppeti e per le dense bordure a salice bianco. Abitato sin dal mesolitico, luogo di passaggio e di incontro delle popolazioni italiche con quelle del resto d’Europa, il territorio del fiume Oglio conserva evidenti le tracce del passato: castelli, rocche e insediamenti strategici, piazze rinascimentali e, più recenti, gli imponenti manufatti della bonifica dei primi anni del Novecento. Giunti nel territorio di Marcaria, zona umida di riserva naturale (torbiere) racchiusa all’interno di un vecchio tracciato fluviale abbandonato dal fiume stesso, l’occasione è propizia per ammirare – poco distante dal centro del paese, nella frazione di Casatico – il complesso rurale quattrocentesco di Corte Castiglioni, la cui destinazione è storicamente legata alla funzione agricola. Dal 1415, anno in cui i Gonzaga concedettero alla famiglia Castiglioni le terre di Casatico, la Corte appartiene alla stessa famiglia. Al primogenito di Baldassarre Castiglioni, Camillo, si deve la radicale e significativa trasformazione della corte, secondo un’idea di Giulio Romano, all’epoca architetto dei Gonzaga. E’ di questi anni la costruzione della torre stellare all’estremità del corpo pitture e le decorazioni interne, eseguite da alcuni tra i maggiori artisti mantovani del secondo Cinquecento. Del Settecento sono gli ultimi interventi e da allora l’aspetto della corte rimane pressoché invariato. Fatto il pieno di cultura e di paesaggi che invitano alla pace interiore, non resta che gustarsi il pranzo nell’accogliente Osteria Due Platani e fare ritorno a Mantova. Rigorosamente su due ruote.           


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