E adesso, tutti in Giro

Dopo il grande show di presentazione di mercoledì sera, scatta oggi l’edizione 105 della Corsa Rosa. Il via, come noto, da Budapest, tre tappe in Ungheria e poi il grande spettacolo tra le nostre strade, dalla Sicilia al Veneto

Le prime tre tappe del Giro 2022 si tengono in Ungheria (Tutte le foto della pagina: LaPresse / RCS)

Va bene: ci sono state le Classiche del Nord, sempre avvincenti, sempre emozionanti. Va bene: a luglio c’è il Tour de France, con quella carovana che noi ce la sogniamo. Poi la Vuelta, il Mondiale, il Lombardia... va bene tutto. Ma il Giro d’Italia, la Corsa Rosa, quella gara a tappe che per noi è semplicemente “ilgiro” tutto attaccato, resta sempre l’evento che sentiamo più nostro, la gara del cuore. Luoghi, colori e sapori che sanno di casa.

Chi sa tutto di ciclismo sa bene che chi non sa nulla di ciclismo conosce comunque il Giro d’Italia e che maggio è il solo mese in cui si parla a pedali anche fuori dagli ambienti di settore. Tutta l’Italia è fasciata di rosa. Da oggi, tutti in Giro.

Il programma è quanto mai invitante: due tappe a cronometro per le ruote a razzo che battagliano sul filo dei centesimi; sette tappe per velocisti, con i brividi delle pedivelle incandescenti; sette frazioni di media montagna, per i coraggiosi (o folli) che vogliano provaci da lontano; cinque tappe di alta montagna, confine tra paradiso e inferno. In tutto fanno (centimetro più, centimetro meno) 3.445 chilometri di entusiasmo e spettacolo (per noi) e di fatica e sangue (per loro).

Già, loro: sono 176 i corridori che partono alla volta di Verona. Tra questi, in tre hanno già messo il Trofeo senza fine nella loro bacheca personale: Vincenzo Nibali (2013 e 2016), Tom Dumoulin (2017) e Richard Carapaz (2019). I favoriti alla Maglia Rosa finale? Tanti, e ciascuno ha i propri. I pronostici valgono quello che valgono, sono solo un gioco per buttar lì un João Almeida piuttosto che un Pello Bilbao, giusto per sentirsi parte del Peloton (anzi: del Gruppo, perché siamo al Giro).

La verità è che l’orografia italiana è così meravigliosamente fantasiosa che il Giro ne trae un percorso in cui ogni chilometro è dannatamente imprevedibile. Persino i tre giorni di riposo (sì, uno in più di quelli previsti dal regolamento UCI per i grandi giri a tappe) possono essere determinanti: c’è chi li teme, perché spezzano il ritmo dell’abitudine.


E poi c’è quell’ultima settimana, una gragnola di salite in cui si concentra quasi la metà dei 50.580 metri di dislivello complessivi. Tappe con un profilo di denti aguzzi, capaci di sbranare i sopravvissuti del pedale. Come fai a pensare a un favorito? Allora “Viva tutti”, come sostengono i veri appassionati: la fatica, i coltelli nei muscoli, le ginocchia che tremano, il culo che scotta... il piatto è uguale per ognuno dei 176 che oggi partono da Budapest.

Tre giorni in Ungheria, per regalare loro un po’ di Italia. Certo, il momento è drammatico: lì di fianco, a soli 300 chilometri, c’è una guerra folle. Una sofferenza ben più atroce e devastante, roba che lo stesso Giro, pur con tutto il suo entusiasmo, al confronto è un giocattolino inutile. Come fai a non pensarci? Sicuramente ci penseranno i 176 campioni in bici mentre percorreranno quelle strade a sfioro con la follia. Poi li aspettiamo in Sicilia, terra di calore, terra di accoglienza fin dai tempi della Magna Grecia. Eccolo, “ilgiro”, catalizzatore di dispute e confronti in tutti i bar del Paese. La gente in strada per ore, in attesa di un passaggio di pochi secondi. Striscioni e palloncini rosa ai balconi. Folla da stadio sulle montagne. Spinte furtive, applausi a scena aperta, incitamenti a squarciagola. Viva tutti, appunto. È l’Italia. È il Giro d’Italia.

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