Prima settimana al Tour de France: tutto previsto, tutto straordinario

Si è conclusa la prima settimana della corsa a tappe più famosa al mondo. Tutto da copione, ma tutto anche speciale: velocità folli, lotte per ogni tipo di piazzamento, Van Aert e Pogačar dominatori assoluti, uno spettacolo nello spettacolo. Da rivivere brevemente in queste righe

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Tappa 1: Yves Lampaert. Foto A.S.O./Pauline Ballet

Il Tour 2022, edizione n° 109, parte dalla Danimarca, città di Copenaghen, che ospita il cronoprologo: trentadue curve cittadine e bastarde, per di più bagnate, ad assegnare la prima Maglia Gialla tra pretendenti di spessore. L’Italia aspetta Ganna, che punta forte al simbolo del primato. Ma anche la sfiga aspetta Ganna e lo azzoppa con una foratura malandrina, che gli toglie tappa e primato. Alla fine s’impone a sorpresa (non ci avrebbe scommesso nemmeno sua madre) il belga Lampaert. Van Aert è secondo, Pogačar terzo, Pippo nazionale quarto. Seguono Van der Poel, Pedersen, Vingegaard e Roglic, Mollema e Teuns, in una Top Ten da paura: il Gotha del ciclismo mondiale in un fazzoletto di una ventina di secondi.

Tappa 2: Magnus Cort Nielsen e Sven Erik Bystrom. Foto A.S.O./Charly Lopez

Tappa 2: Roskilde - Nyborg, km 202,2

Seconda frazione sempre in Danimarca, dall’Isola di Zelanda (si chiama davvero così, non siamo su Zwift) a quella di Fionia, con l’attraversamento del temuto Grand Belt Bridge, il ponte sospeso sul Mare del Nord dove il vento può scombinare tattiche e strategie. Eroe di giornata è il danese Magnus Cort Nielsen, che approfitta delle striminzite salitelle del suo Paese per far incetta di quei punti(cini) che gli permettono di indossare la Maglia a Pois, giusto per amor di patria. Per il resto, calma piatta. Sul ponte, il temuto vento è poco più di un refolo, sufficiente però a innescare una caduta nella pancia del gruppo, che coinvolge anche Lampaert. Ok, ragazzi: andiamo via tranquilli e ce la giochiamo all’arrivo. Nuova maxicaduta ai -2 (ma siamo ormai in regime di neutralizzazione), mentre davanti la volata è lanciata. Vince Jakobsen, davanti a Van Aert secondo pure oggi. Un piazzamento che, però, gli consente di vestire la Maglia Gialla.

Tappa 3: Dylan Groenewegen. Foto A.S.O./Charly Lopez

Tappa 3: Vejle - Sønderborg, km 182

Il trittico danese si chiude con una tappa fotocopia: gli organizzatori sono riusciti a trasformare in GPM di quarta categoria anche i cavalcavia (non facciamo loro una colpa: le salite vere le hanno e le useranno) e Magnus Cort Nielsen ne fa incetta per mettere punti (pochi) e applausi (molti) in saccoccia, con un fugone solitario che si arenerà solo ai -50. Una volta ripreso, via ai giochi per la volata, con l’ennesimo montone che stende mezzo gruppo a dieci chilometri dall’arrivo. I sopravvissuti si giocano la tappa in una volata da cardiopalmo con Groenewegen che brucia sulla fettuccia Van Aert, secondo ancora una volta (e sono tre, consecutive!), davanti a Philipsen e un ritrovato Pietrone Sagan.

Tappa 4: Wout van Aert. Foto A.S.O./Pauline Ballet

Tappa 4: Dunkerque - Calais, km 171,5

Tanto tuonò che piovve: dopo tre piazzamenti consecutivi, Wout Van Aert finalmente ce la fa. Vince la quarta tappa, i 170 e rotti (e nervosi) chilometri da Dunkerque a Calais, di un Tour che rientra in patria. Si presenta da solo sul traguardo (che bello vedere la Maglia Gialla andare in fuga solitaria), dopo che il suo squadrone gli ha spianato la via (“Grazie, Van Hooydonck!”) del successo. Da segnalare la costanza di Magnus Cort Nielsen che, motivato dalla momentanea Maglia a Pois, continua la sua personale raccolta di punti in salita, conquistando i primi cinque (di sei) GPM di giornata. Si tratta però di salitelle di quarta categoria, roba da un punticino a botta per un bottino insufficiente a sognare in grande. Un record, però, lo stabilisce: diventa il primo corridore ad aver vinto più GPM consecutivi.

Tappa 5: Simon Clarke. Foto A.S.O./Pauline Ballet

Tappa 5: Lille - Arenberg, km 157

È la tappa del pavé e quando sei in Francia “pavé” significa solo una cosa: fuochi d’artificio. Undici i settori previsti e tutti nella seconda parte di gara. Che, appunto, è pirotecnica, con la cattiva sorte che presenta il conto, tutto in una volta, alla Jumbo Visma: prima cade la Maglia Gialla Van Aert, costretto a un inseguimento funambolico; poi a Vingegaard si inceppa sia la bici sia la sua sostituzione (deve cambiarla tre volte, dopo che le due passategli dai compagni Van Hooydonck, prima, e Kruijswijk, dopo, sono troppo sovradimensionate); infine, va a terra pure Roglic, che rimedia una lussazione alla spalla e tre minuti da recuperare. In tutto questo polverone (del resto siamo sul pavé), ecco sbucare il ciuffetto biondo di Pogačar, che va all’attacco sulle pietre, per guadagnare il più possibile sui JumboMen alle prese con la rogna. Per la cronaca, la tappa premia la fuga di giornata, con l’australiano Clarke che infilza al fotofinish l’olandese Van der Hoorn.

Tappa 6: Tadej Pogačar. Foto A.S.O./Pauline Ballet

Tappa 6: Binche - Longwy, km 219,9

Dopo il pavé della Roubaix, ecco le côte delle Ardenne, per una sesta tappa che sconfina in Belgio e presenta un percorso molto vallonato. Van Aert è un cavallo pazzo e scatenato, che prova a portar via una fuga per costringere la UAE di Pogačar a lavorare. Tadej sulle prime risponde; poi lascia fare (e con lui, il gruppo) e la Maglia Gialla si invola in una tappa tutta d’attacco (scriteriato). Ripreso ai -11, tra le côte finali, Van Aert si esaurisce e cede Maglia e ben sette minuti in classifica. Vince, con uno scatto rabbioso e devastante, Pogačar, che sale pure in cima alla Generale. In tanti temono che il Tour sia già finito.

Tappa 7: ancora Tadej Pogačar. Foto A.S.O./Charly Lopez

Tappa 7: Tomblaine - La Super Planche Des Belles Filles, km 176,3

E finalmente si fa sul serio. Non che prima si sia scherzato, ma adesso si inizia a salire per davvero. È il primo arrivo in quota, ai 1.140 m de La Super Planche Des Belles Filles, un nome lungo quanto l’agonia di quei sette chilometri all’8,7% (diciamo pure 9) di media, con gli ultimi trecento metri al 24 e pure sterrati. Insomma, roba da ribaltamento. La tappa vive sulla fuga di undici coraggiosi, tenuti però a distanza di sicurezza (leggasi: “Veniamo a prendervi quando vogliamo”) dalla squadra di Pogačar. Non li vanno a prendere, ma si ingolfano da sé sulle rampe cattive dell’ascesa finale. Kamna prova un ultimo disperato tentativo e spiace vedere come venga saltato a soli 70 metri dal traguardo, dopo un’intera giornata in fuga. È la legge del ciclismo: si vince sulla fettuccia. A inchiodarlo è uno scatto di Vingegaard, che tenta di sorprendere Pogačar. E quasi ci riesce. Ma lo sloveno trova la forza (dove?) per reagire, riprendere l’avversario e superarlo proprio sull’arrivo. Chi di scatto ferisce... Seconda tappa consecutiva per Tadej, Maglia Gialla e Tour sempre più “già finito”. Attenzione, però, a Roglic, che ha fatto terzo con una spalla lussata...

Tappa 8: Wout van Aert. Foto A.S.O./Charly Lopez

Tappa 8: Dole - Losanna, km 186,3

Terzo sconfinamento del Tour 2022: si va in Svizzera, a Losanna, con una frazione di media montagna. Due GPM di quarta e due (tra cui l’arrivo) di terza costituiscono il terreno ideale per una fuga che dia finalmente un po’ di quiete al gruppone, dopo una settimana battagliata a velocità siderali. Se ne vanno in tre (Cattaneo, Wright e Frison), mentre dietro se ne vanno per terra molti di più (praticamente mezzo gruppo), nell’ennesima caduta generale. Così la gara diventa attendista, per tacito accordo di far rientrare gli acciaccati. Si arriva a Losanna tutti insieme, giusto per riprendere Wright a tre chilometri dal traguardo e presentarsi allo sprint finale dove assistere al “Wout-Watt-Show”, che si fa perdonare i sette minuti di ritardo di Longwy con una volata imperiale. La sua Maglia Verde è sempre più sua e sempre più verde. Secondo è Matthews e terzo, manco a dirlo, Pogačar. La Maglia Gialla che si butta nelle volate...

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Tappa 9: Bob Jungels. Foto A.S.O./Charly Lopez

Tappa 9: Aigle - Châtel Les Portes Du Soleil, km 192,9

La prima settimana del Tour si conclude con la seconda tappa elvetica. Partenza da Aigle, sede dell’UCI e rientro in Francia, con arrivo alle Porte del Sole. Tappa di montagna, anche se non così severa come lascerebbe intendere la presenza di due GPM di prima, uno di seconda e uno di quarta. Insomma, un antipasto di Alpi. È tappa da fuga: scappano in ventuno, con Bob Jungels che allunga in solitaria a 67 dall’arrivo, mentre dietro Pogačar naviga tranquillo, protetto dai compagni. L’olandese trova la giornata della vita e resiste al ritorno di un generoso Thibaut Pinot, che fa sognare a lungo i francesi. Ma Jungels, davanti, non molla; e nemmeno Pinot, che si strema nel tentativo dell’aggancio al punto da venir saltato sull’arrivo anche dagli spagnoli Castroviejo e Verona. Ora, giorno di (meritatissimo) riposo e poi le grandi salite che hanno scritto la leggenda del Tour.

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