Una nuova sede per Santini, che si allarga scegliendo di rimanere a produrre in Italia

E' stata presentata la nuova sede della storica azienda italiana di abbigliamento ciclistico Santini Cycling Wear. La nuova struttura sarà pronta tra pochi giorni e dovrà assicurare l'aumento di produzione previsto dal piano industriale. Un grande progetto che guarda al futuro, per il quale l'azienda sceglie di rimanere nella sua Bergamo.

Monica e Paola Santini insieme al papà Pietro, fondatore dell'azienda (foto Santini)

Guardare al futuro partendo dalle proprie radici. La storica azienda italiana di abbigliamento tecnico Santini trasloca in una nuova sede grande il triplo. Lo fa per poter raccogliere le sfide di uno scenario internazionale, con un previsto aumento di produzione e posti di lavoro. E lo fa non solo restando in Italia, ma anche in quella città che ha visto nascere, oltre trent'anni fa, quel maglificio diventato poi fiore all'occhiello del Made in Italy: Bergamo. E' qui che troverà sede il nuovo quartier generale della Santini Cycling Wear, in via Zanica 14, in un edificio che unisce sostenibilità e design e che sarà pronto tra pochi giorni. Il trasloco dall'attuale struttura, che si trova nel comune di Lallio, a meno di dieci minuti dal nuovo indirizzo, avverrà infatti già a gennaio per quanto riguarda la produzione, mentre gli uffici si trasferiranno entro la prossima estate. La presentazione di questo grande progetto corona un anno straordinario per il brand bergamasco, segnato dall'importante traguardo del contratto con il Tour de France per la fornitura delle maglie ufficiali nelle prossime cinque stagioni, e una chiusura di bilancio che si prevede con un fatturato di 31 milioni di euro. Oltre alla conquista della celebre competizione francese, novità di quest'anno, Santini può vantare un rapporto storico anche con UCI, la federazione mondiale di ciclismo, e 25 edizioni di Maglia Rosa, oltre all'accordo esclusivo con IRONMAN, il più importante e prestigioso circuito di triathlon, e alla sponsorizzazione del Team Trek Segafredo.

Gli edifici preesistenti sono stati conservati e ristrutturati ispirandosi al telaio della bicicletta (foto Santini)

"In questi ultimi anni il comparto del ciclismo è cresciuto in modo esponenziale tanto da essere considerato una disciplina non solo spettacolare per lo show televisivo e salutare per il benessere del corpo, ma si è elevato a sport di tendenza, dove la tecnologia tessile incontra lo stile. – ha commentato durante la presentazione al Chilometro Rosso, nella sede di Confindustria Bergamo, Monica Santini, amministratore delegato dell’azienda di famiglia fondata nel 1965 dal papà Pietro – In questo scenario internazionale, il nostro marchio si è affermato ancora di più grazie alla qualità delle collezioni proposte". Una qualità e un affidabilità made in Italy che evidentemente pagano: da qui la decisione di allargarsi in una nuova sede grande tre volte quella attuale: "E' anche la previsione di assunzione di nuovo personale che ci ha portato a fare questa scelta: - aggiunge Paola Santini, che in azienda è responsabile dell’area marketing - da quando sono entrata in azienda oltre un decennio fa con 60 dipendenti, oggi siamo a oltre 140 persone, a cui vanno aggiunte altrettante risorse esterne, grazie all’indotto che abbiamo saputo generare sul territorio bergamasco". Ed è proprio questo legame col territorio che il nuovo progetto vuole preservare e aumentare, come sottolineato durante la presentazione ufficiale dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori: "Santini rappresenta quel modello di manifattura in grado di dare un valore aggiunto alla città".

Un'architettura ispirata dal ciclismo

La progettazione del nuovo quartier generale della Santini Cycling Wear è partita concettualmente proprio dall'abbigliamento dell'azienda. "E' studiato per la massima performance agonistica ma è anche alla portata dell'amatore e sempre con un occhio di riguardo al design e all'eleganza del capo", spiega l'architetto Marco Acerbis, che sta curando la ristrutturazione. Così la nuova sede sarà un luogo perfettamente funzionale alla produzione, ma anche "traspirante" all'esterno, dato che tra gli spazi è previsto anche lo Shop Santini aperto al pubblico: i clienti condivideranno parte dell'ingresso con i dipendenti aziendali e potranno vedere in modo diretto il cuore pulsante dell'azienda attraverso una grande vetrata nell'atrio. L'area complessiva è caratterizzata da un'ampia zona di verde, polmone fisico e mentale, sia per chi lavorandoci deve viverla tutti i giorni, sia per i frequentatori occasionali. Gli edifici principali sono due: il capannone industriale adibito alla produzione dell'abbigliamento e un altro edificio a tre piani che avrà una destinazione mista, con uffici, showroom, negozio, area pasti e relax. Si tratta di edifici preesistenti, che hanno all'incirca gli stessi anni dell'azienda, e che vengono conservati e valorizzati: "Ci siamo lasciati ammaliare da questa struttura - continua Acerbis - vedendo delle forti analogie tra le forme in cemento armato che reggono l'edificio e le forme dei telai in carbonio che negli ultimi dieci anni hanno preso il sopravvento nel mondo del ciclismo". Da qui deriva anche la scelta di liberare la struttura portante dell'edificio esistente in modo da renderla estremamente visibile, aggiungendo un grande tetto di vetro per consentire ai raggi del sole di entrare. "Così - continua l'architetto - l'atmosfera dell'architettura diventa la massima espressione tra le forme strutturali e dinamiche del cemento armato e la luce naturale che lo esalta, un po' come un telaio di una bicicletta da corsa che sfugge veloce contro il vento e la luce". Completano la scenografia due ampie scalinate, che collegano il piano terra con il primo, e sono caratterizzate da una costruzione in cemento armato con parapetti in lamiera curvata "che danno un senso di dinamismo quasi muscolare".

Una lunga storia italiana

L'azienda che oggi ha un così potente sguardo internazionale e rappresenta uno dei brand di riferimento nel mondo dell'abbigliamento da ciclismo, nasce nel 1965 col nome di Santini Maglificio Sportivo. L'intuizione del suo fondatore, Pietro Santini - papà di Monica e Paola che oggi guidano l'azienda - è quella di specializzarsi nell'abbigliamento tecnico da ciclismo. E di innovare senza sosta: negli anni '70 sono all'avanguardia nell'introdurre l'uso della Lycra per i calzoncini, fino a quel momento realizzati in lana, cui seguono le fibre sintetiche antibatteriche per i fondelli. Da qui in poi la ricerca e lo sviluppo sono costanti: dai tessuti in fibra di carbonio alle nanotecnologie antivento e antipioggia, dal gel alla schiuma, alle fibre anti-abrasione, per una costante ricerca del connubio tra performance, comodità, durata ed estetica. La scelta fondamentale fatta fin dall'inizio e mai rinnegata è di produrre tutti i capi esclusivamente in Italia: un'ostinazione che se vent'anni fa sembrava anacronistica, ora è forse la chiave del successo e dell'affidabilità. In poco più di dieci anni, Santini è passata da 60 a oltre 140 dipendenti e produce più di 5mila articoli al giorno, esportando all'estero l'80% della sua produzione.

Durante la presentazione della nuova sede era presente anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori (primo a sinistra). Primo da destra l'architetto Marco Acerbis. 

Sponsorizzazioni e ambassador

Vincenzo Nibali con la maglia Santini del team Trek-Segafredo

Santini sponsorizza diversi atleti e team professionisti. Fanno parte della rosa Santini la nazionale Slovacca di Sagan, quella Slovena di Roglič e Pogačar, quella argentina e la ormai storica collaborazione con la nazionale australiana che continua dal 2000. Dal 2018 l’azienda italiana è partner tecnico della squadra del circuito World Tour Trek-Segafredo, alla quale nel 2019 si è affiancata anche la divisione femminile, il team World Tour Trek-Segafredo Women. Tra i team della scuderia Santini si annoverano inoltre le squadre amatoriali DeRosa-Santini, Lundici Sarco e numerosi team da tutto il mondo. Tra gli ambassador del brand, oltre all’ex professionista Alessandro Vanotti e l’ultracyclist James Golding, spicca il nome di Lizzie Deignan, campionessa del mondo 2015.

La produzione di mascherine

Durante la fase diniziale dell'epidemia di Covid-19, l'area bergamasca è stata tra le zone più colpite d'Italia. In quei momenti terribili di cui tutti conservano le immagini nella memoria, Santini cercò di dare il suo contributo per far fronte alla nuova emergenza e sopprerire alla mancanza di mascherine. Convertì infatti la produzione realizzando dei veri e propri prototipi, tra i quali ad esempio uno realizzato proprio con tessuti utilizzati abitualmente per i body da triathlon. Dopo i vari test, oltre alle mascherine lavabili, è stata prodotta la mascherina chirurgica monouso SP MASK T1 tipo II, approvata dall'Istituto Superiore di Sanità ed è utilizzabile anche nei reparti ospedalieri. Il progetto è stato realizzato "a chilometro zero", sfruttando per i materiali altre cinque aziende della provincia bergamasca sotto il coordinamento della Confindustria Bergamo. Pur in un momento difficile, l'azienda ha saputo così essere un esempio di quello spirito tutto bergamasco del "mola mia", ovvero dell'imperativo di "non mollare". Mai.

foto da facebook Santini Cycling Wear

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