Giro d'Italia - tappa 16: l'ammutinamento

Un epilogo di tappa quasi manierista da parte di Tadej Pogacar che, scortato dal polacco Majka, si lancia nella fuga 2 km prima del traguardo e conquista il Monte Pana superando il nostro giovanissimo e coraggioso Giulio Pelizzari (VF Group-Bardiani CSF-Faizanè). Una frazione, quella di Lasa-Santa Cristina Val Gardena, funestata dal maltempo, dall'ammutinamento dei corridori a Livigno, dai dissidi fra questi e l'organizzazione (non solo RCS, ma anche UCI). Per tutto ciò è stata accorciata di oltre 80 km, sacrificando passi iconici e un certo spirito nell'affrontarli. Terzo Daniel Felipe Martinez (Bora - Hansgrohe) che torna secondo nella classifica generale

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Aldo Moser durante la storica tappa del Giro dell' 8 giugno 1956, da Merano al Bondone, 242 chilometri: sul monte di Trento si scatenò una tempesta di neve.

Anatomia di una protesta

Non riusciamo ad esaltarci per l'ennesima vittoria di Tadej Pogacar in una tappa, quella che doveva salpare da Livigno (1.816 m) e invece ha levato le ancore 84 km più in là, a Lasa (860 m), in Val Venosta, e che è stata mortificata dal taglio prima dello Stelvio (2.757 m) poi dell'Umbrailpass (2.503 m) e infine dall'Ofenpass (2.149 m). Passi iconici, che hanno fatto la Storia del Giro e del Ciclismo. Ieri è stata una mattinata convulsa, che ha visto i ciclisti boicottare la decisione della partenza passerella nella località sciistica in Valtellina (effettivamente non era il massimo, sportivamente parlando), decisione in teoria sottoscritta anche dal rappresentate dell'Assocorridori. Ma facciamo un passo indietro: nel pomeriggio di lunedì la Commissione Extreme Weather Protocol, incaricata di decidere sulle condizioni della frazione e in cui sono rappresentate tutte le parti (atleti, team, RCS, UCI) ha prodotto un verbale in cui erano previsti tre sviluppi della gara: 1) svolgimento normale; 2) svolgimento con "pitstop" e auto al seguito utili agli atleti per cambiarsi e riscaldarsi; 3) neutralizzazione della tappa fino a un luogo nel quale fossero soddisfatte le condizioni di sicurezza. Ore 9 di ieri: la Commissione ha deciso per l'opzione due, ma gli atleti si sono opposti. Ore 10: il tempo è peggiorato e la Commissione ha optato per la terza via: tutti d'accordo (i rappresentanti) per la partenza passerella a Livigno, 12 km prima di saltare sui bus e raggiungere il vero punto di partenza a Prato allo Stelvio (915 m). Ma ciclisti hanno boicottato Livigno e l'immagine del sindaco Remo Galli, con tanto di fascia tricolore, che attendeva invano gli atleti va in Mondovisione. Pochi minuti prima del via, non si è capito bene come, si è deciso di partire da Lasa e, ai microfoni di un giornalista della RAI, Tadej Pogacar ha bacchettato l'organizzazione perché "avrebbe potuto disegnare meglio il percorso". Vien da chiedersi: Cosa vuole il Campione sloveno? Che si tolgano le tappe di alta montagna? La Commissione rappresenta davvero tutte le parti? E poi: se per cattivo tempo avessimo tagliato e rammendato le tappe mitiche della Corsa Rosa nei decenni passati, che cosa ne sarebbe rimasto?

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L'altimetria originaria.

Quando la neve rende epica una tappa

Tempo fa abbiamo pubblicato un articolo sul Giro d'Italia e le nevicate che ci raccontano. In quella occasione abbiamo ricordato la tappa 13 del 2023, che è stata accorciata tagliando il Gran San Bernardo con nuova partenza in località Le Chable, all'imbocco della Croix de Couer. Anche in quella occasione l’Italia si è divisa in due fazioni: l’una che perorava la causa degli organizzatori, considerando giusto anteporre la sicurezza dei corridori alle “ragioni di spettacolo”, l’altra che invece evidenziava come i nuovi astri del ciclismo abbiano una soglia di resilienza diversa dai corridori del passato. Non crediamo che il ciclismo debba richiedere una predisposizione al martirio e il bello di certi astri moderni è che interpretano il nostro sport con una solarità che i campioni di ieri non trasmettevano. Non crediamo neppure sia una questione di "evi", pensiamo a certi ciclocrossisti e ultracycler di oggi che, offrendo un grandioso spettacolo, affrontano dislivelli e condizioni di fondo e di clima proibitive. Lo spartiacque forse è stata la bufera del Passo Gavia, nel Giro dell'88, quella rimasta celebre perché Johan Van der Velde, vestito con la sola maglia ciclamino, rischiò l'assideramento e si salvò rifugiandosi in un camper dove fu scaldato con coperte, grappa e due maglioni con cui finì la tappa. La terminò quando i primi avevano tagliato il traguardo da un pezzo, Franco Chioccioli (che assomigliava molto a Fausto Coppi e per questo era soprannominato Coppino) perse la Maglia Rosa e Andrew Hampsten la conquistò coprendosi bene.

Il team del ciclista americano, la 7-Eleven, nata e cresciuta in Colorado, dove fa molto freddo, era arrivata preparata: sapendo della nevicata, aveva comprato indumenti invernali. Anni dopo Hampsten dichiarò: «La mia fu l’unica squadra con vestiti abbastanza caldi. Avevamo in cima alla salita una persona che ci diede una borsa piena di abiti caldi e asciutti. Li avevamo comprati in un negozio di sci». In un’altra intervista disse: «Decidemmo di fare la cosa più semplice: ci coprimmo come se avessimo dovuto attraversare a nuoto il canale della Manica e decidemmo di optare per qualcosa di tradizionale, lana e ancora lana. Gli europei avevano una tradizione ciclistica di machismo: se fa freddo spalmati del linimento sulle gambe, mettiti una giacca antipioggia e pedala». A un certo punto della discesa Erik Breukink superò Hampsten e vinse la tappa con sette secondi di vantaggio su di lui. Ma Hampsten conquistò la Maglia rosa, che conservò fino alla fine.

Nel 2012 uscì una canzone degli Offlaga Disco Pax, “Tulipani”: parlava di Hampsten e Van der Velde e di quel giorno, passato alla storia come uno dei più epici del Giro d’Italia.

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Johan Van der Velde durante la Bufera del Gavia (1988).

Le maglie della giornata

  • Maglia Rosa, leader della Classifica Generale - Tadej Pogacar (UAE Team Emirates)
  • Maglia Ciclamino, leader della Classifica a Punti - Jonathan Milan (Lidl-Trek)
  • Maglia Azzurra, leader del Gran Premio della Montagna - Tadej Pogacar (UAE Team Emirates)
  • Maglia Bianca, leader della Classifica Giovani, nati dopo il 01/01/1999 - Antonio Tiberi (Bahrain Victorious)
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